L’ACQUARIO – tra aria e acqua

Siamo quasi a fine gennaio: ogni giorno la luce cresce sempre più, il buio regredisce e si pregusta l’arrivo di quelle nuove energie che esploderanno nella primavera. A fare da padrone in questo periodo, dal 21 gennaio al 19 di febbraio c’è l’Acquario, undicesimo segno zodiacale.
L’Acquario è un segno d’aria, il terzo degli elementi naturali, preceduto da fuoco e terra, seguito poi dall’acqua ed è una delle più antiche costellazioni dello zodiaco già presente presso i Babilonesi, che associavano questa costellazione a una divinità maschile che incarnava il potere purificatore e rigeneratore dell’Acqua.

È una costellazione di grandi dimensioni, formata da un vasto insieme di stelle poco luminose, specialmente nella parte orientale, in cui si riconosce una cascata di stelle minori, come l’acqua versata da un’anfora.
Ha due pianeti governatori: Saturno ed Urano. Il Saturno dell’Acquario non è un Dio avaro e distruttivo ma è quello che governa con saggezza e Urano funge da elemento innovatore, capace di capovolgere gli schemi e portare ad altri livelli di comprensione.

Il nome deriva dal latino “aquarius”,  che significa “colui che porta l’acqua”. L’Acquario è una persona che porta con se l’idea di uomo portatore di acqua simbolo della vita. La sua rappresentazione grafica è il geroglifico egizio dell’acqua, anche se spesso l’immagine associata al segno comprende anche l’anfora da cui l’acqua è versata, e il portatore d’acqua.

Nel mondo dell’arte questo simbolo è possibile ritrovarlo a Mantova, in una delle pareti del Palazzo D’Arco del 1784 nel quale è presente un’ ala cinquecentesca con il ciclo pittorico della “Sala dello Zodiaco”. Non si conosce né l’artista né il committente con precisione, ma la Sala è comunemente attribuita all’artista Giovanni Maria Falconetto (1468 – 1535) e presenta le quattro pareti adorne dei segni zodiacali, uno su ognuno dei lati brevi, cinque su entrambi quelli lunghi, così da avere l’Ariete opposto alla Bilancia, il Toro allo Scorpione, i Gemelli al Sagittario, il Cancro al Capricorno, il Leone all’Acquario, la Vergine ai Pesci.

Nella mitologia greca l’Acquario rimanda a un mito classico, dipinto e raffigurato nel mondo dell’arte, quello di Ganimede, famoso per essere il “coppiere degli dei”. Leggenda narra che egli era considerato da uomini e Dei il più bel ragazzo esistente. Zeus se ne innamorò e lo rapì sotto forma di un’aquila, portandolo nell’Olimpo e dandogli il compito di servire l’ambrosia agli Dei. In questo mito l’acqua versata dall’Acquario/Ganimede rappresenta il nettare divino degli dei, la conoscenza e la saggezza che avvicinano alle varie divinità.

Di questo mito nel mondo dell’arte abbiamo molti esempi, come quello dipinto da Antonio Allegri, meglio noto come Correggio, nel 1531 oggi a Vienna al Kunsthistorisches Museum.
Nel Ratto di Ganimede il pittore rappresenta le figure di Ganimede e dell’aquila nel loro moto verso l’alto. Sullo sfondo si può notare un paesaggio idilliaco, molto simile a quello Giorgione, uno dei grandi maestri dello stesso Correggio. Ganimede è raffigurato aggraziato da sembrare un angelo, in contrapposizione alla figura cupa e inquietante dell’aquila. Tutta la scena è incentrata sul rapimento coinvolgendo l’osservatore partecipando emotivamente al momento.

Un altro esempio del mito di Ganimede è il dipinto del 1636 di Rubens, che ricevette ordine per un ciclo di tele per le Metamorfosi di Ovidio. Anche in questo Ratto di Ganimede è presente l’opposizione dello scuro piumaggio dell’aquila in contrapposizione al corpo del giovane, inoltre vi è una moltitudine di figure, una complessità della struttura e un uso magistrale del colore, caratteristica stilistica dell’artista. Sempre come Ratto di Ganimede possiamo osservare quello creato da Rembrandt nel 1635 conservato nella Gemäldegalerie Alte Meister facente parte della Staatliche Kunstsammlungen Dresden e quello del meno noto Anton Domenico Gabbani del 1700, oggi agli Uffizi.

Tra i grandi artisti nati sotto il segno dell’acquario, invece, ricordiamo Leon Battista Alberti (14 febbraio 1404), Édouard Manet (23 gennaio 1832), Jackson Pollock (28 Gennaio 1912), Norman Rockwell (3 Febbraio 1894)

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