Con l’articolo di oggi prosegue la nostra rubrica Dialogare con le tecniche! Lo scorso mese abbiamo parlato della tecnica della Maniera Nera, mentre oggi ci dedichiamo ad un’altra tecnica di stampa che sicuramente molti di voi conosceranno: l’acquaforte.
L’acquaforte è la prima tecnica indiretta in cavo utilizzata nella storia delle tecniche a stampa, e fu la più sfruttata come mezzo espressivo grafico. Che significa tecnica indiretta? Nel caso dell’acquaforte l’incisione vera e propria sulla lastra, il segno, viene impressa grazie alla morsura della matrice metallica (generalmente di ferro o zinco), in un acido, e non manualmente con uno strumento, come nelle tecniche dirette. La lastra, infatti, viene ricoperta da uno strato sottile di cera per acquaforte, resistente all’acido: la cera viene asportata quando si lavora la lastra con la punta metallica; nel momento della morsura l’acido con cui viene in contatto la matrice corrode il metallo solamente nei ‘punti scoperti’ e la matrice viene incisa.

L’origine dell’acquaforte come pura tecnica risale al Medioevo, periodo in cui si usava l’acido nitrico, in latino aqua-fortis, per incidere fregi e decorazioni su armi e armature. Successivamente il nome e la tecnica vennero adottati dagli artisti-incisori: questo passaggio risale al periodo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. I primi acquafortisti noti sono connessi al territorio tedesco, come ad esempio Albrecht Dürer, incisore nativo di Norimberga, che realizzò con questa tecnica tutta una serie di stampe, la più famosa delle quali raffigura il Cannone di Norimberga. E’ molto probabile che dopo la serie del cannone egli non abbia più realizzato acquaforti, perché insoddisfatto della qualità delle stampe ottenute con questo metodo; la produzione del Dürer è infatti soprattutto xilografica e a bulino: vi consigliamo vivamente di approfondire la sua figura così eclettica e di svolta per lo sviluppo delle arti grafiche del XVI secolo.

La tecnica dell’acquaforte venne praticata anche nei Paesi Bassi da Luca di Leida, e pare sia stato proprio il Dürer a insegnarli quest’arte, durante un loro incontro avvenuto ad Anversa nel 1520. Ad ogni modo Leida realizza tantissime acquaforti come quelle dell’imperatore Massimiliano d’Austria; la tecnica, man mano, iniziò ad essere praticata da artisti di area non tedesca, e fiorì intorno ai primi decenni del Cinquecento anche nel nostro paese, con degli esempio davvero eccezionali come Marcantonio Raimondi e Francesco Mazzola, detto il Parmigianino.

La scena del Giudizio di Paride del Raimondi è in rapporto con l’opera di Raffaello realizzata per Leone X sotto l’affresco del Parnaso, nella Stanza della Segnatura in Vaticano. Raimondi, nella stampa, riesce a rendere eccezionali effetti pittorici con una vellutata tonalità di base, che si alterna ad un’ampia gamma di grigi più o meno scuri; il tutto con delle linee sinuose offerte unicamente dalla tecnica dell’acquaforte e del bulino.


- Francesco Mazzola detto il Parmigianino, Deposizione, acquaforte, 326×238 mm, Metropolitan Museum of Modern Art, New York, seconda metà del XVI sec.; 2. Francesco Mazzola detto il Parmigianino, San Pietro e San Giovanni che curano il malato, acquaforte, 271 x 411 mm, Metropolitan Museum of Modern Art, New York, XVI sec.
Il Parmigianino, uno dei principali manieristi italiani, fu tra i primi pittori a sperimentare la tecnica dell’incisione all’acquaforte, mentre si trovava a Roma nel primo quarto del Cinquecento. Per il soggetto di San Pietro e San Giovanni, l’artista ha unito due tecniche, una pratica abbastanza rara in questo periodo; egli ha impiegato una lastra incisa e stampata in nero con la tecnica dell’acquaforte e un blocco xilografico inchiostrato in una tonalità rosa chiaro; questo esemplare è l’unico eseguito dall’artista parmense che combina le due tecniche. Nel soggetto della Deposizione, invece, ci accorgiamo della vera peculiarità delle stampe del Mazzola, improntate su una libertà gestuale ed espressiva portata all’estremo, che le avvicinano più a dei disegni che a delle acquaforti simili a quelle dei suoi contemporanei.
Nella metà del 1600 la tecnica si sviluppò anche dal punto di vista dei matriali: venne resa ‘più morbida’ la vernice con cui si copriva la lastra, con l’aggiunta della cera, che si usa tutt’ora. Questa vernice più molle consentiva di tracciare linee decisamente più libere e rendeva l’acquaforte una tecnica grafica autonoma e raffinata, ideale per esprimere al meglio gesti ed emozioni. Sotto le abili mani di Rembrandt, questa si trasformò ben presto nella tecnica artistica più espressiva nel campo della grafica.

Qui vi proponiamo, forse, la sua stampa in acquaforte più famosa, da tutti conosciuta come il Dottor Faust, che rappresenta un erudito nel suo studio. Se mai esistesse un modo per entrare nella dimensione incantata delle incisioni di Rembrandt, sicuramente questa stampa sarebbe la più visitata, perché racchiude quasi tutte le peculiarità della grafica dell’artista. Il prodigio di dosare sulla lastra i passaggi luminosi e di esprimere coi soli mezzi del bianco e del nero il manifestarsi abbagliante della luce, è proprio e unico dell’artista olandese. La composizione è basata su due diverse tradizioni pittoriche: l’iconografia dello ‘studioso in un interno’ e quella del ‘santo folgorato da una visione’. Qualunque sia il suo reale significato, ad attrarci è il modo in cui l’artista, dosando chiari e scuri, con il suo segno semplice ma efficace, riesce a trasportarci completamente nella scena, e nel suo mondo ‘emotivo’.
Il nostro articolo finisce qui, ma anche nel caso di Rembrandt, vi invitiamo caldamente ad approfondire le sue stampe straordinarie, spulciando tra i cataloghi on line dei maggiori musei, come il MET, il British Museum, o il Museo degli Uffizi. Scoprirete davvero degli esemplari unici e magari vi verrà voglia di andarli a vedere da vicino!