Inferno alle Scuderie del Quirinale

Ormai è stato ripetuto innumerevoli volte: il 2021 è l’anno dantesco. Ricorrono, infatti, i settecento anni dalla morte del Sommo Poeta, avvenuta il 14 settembre 1321.

Le celebrazioni per questo importante anniversario sono state moltissime in tutta Italia, ma a Roma la mostra più ambiziosa è sicuramente Inferno, che ha appena aperto i battenti alle Scuderie del Quirinale.

Curata dallo scrittore e storico dell’arte francese Jean Clair, l’esposizione si concentra sulla prima cantica della Divina Commedia, quella più amata dagli artisti e che più colpisce i cuori di tutti noi.

Il primo piano è dedicato agli episodi più noti dell’Inferno, come l’entrata nella Selva Oscura, il conte Ugolino, Paolo e Francesca e le raffigurazioni di Lucifero.

Nella prima sala è presente la copia in gesso della Porta dell’Inferno di Auguste Rodin (1889-1917), ispirata al famoso verso Lasciate ogni speranza voi ch’entrate. Accanto alcuni bozzetti e figure in gesso e terracotta preparatorie per la porta.

Segue la raffinata scultura La caduta degli angeli ribelli di Francesco Bertos (1725-1735), accanto alla Caduta degli angeli ribelli di Andrea Commodi (1612-1614), un olio su tela che è in perfetta armonia con la scultura.

Presente nella sala anche il Giudizio Finale del Beato Angelico (1425).

Nella seconda sala si inizia la discesa nell’Inferno, sono presenti alcuni manoscritti miniati dal XII al XV secolo, dipinti e fotografie, tra le quali uno scatto del 1949 di un pastore all’interno dell’Orco nel Giardino Orsini a Bomarzo.

Ma non si parla solo di Dante, nella sala è ricordato anche l’episodio della Discesa agli Inferi di Enea, con opere di Jacob Isaacszon Van Swanenburg e Jan Brueghel il Vecchio e il viaggio di Orfeo negli Inferi di Henri Régnault.

Certamente l’opera che più colpisce è Satana che schiera le sue legioni di Thomas Lawrence (1796-97), monumentale olio su tela che mostra un Lucifero dai capelli biondi e gli occhi azzurri in una posizione di potere mentre incita i suoi demoni.

Nella terza sala ci viene presentato il Sommo Poeta, con due ritratti eseguiti da Andrea Besteghi e Domenico Petarlini. Sono anche esposti dei manoscritti della Divina Commedia risalenti al XIV e XV secolo e un’edizione della Commedia illustrata da John Flaxman edita nel 1793.

Nella sala Quattro iniziamo ad addentrarci nell’Inferno, con l famosissimo disegno di Sandro Botticelli, La Divina Commedia: la voragine infernale, che illustra il cono che va dall’Eden al centro della terra. Seguono altre illustrazioni cinquecentesche del cono infernale.

Nella seconda parte della sala sono esposti dipinti ritraenti Dante e Virgilio, tra cui spicca la copia della Barca di Dante di Delacroix realizzata da Eduard Manet (1854-58), il Dante e Virgilio di William Bouguereau (1850) e Dante e Virgilio all’Inferno: girone dei traditori della patria di Gustave Courtois (1880). Sono esposti al centro numerosi disegni di Giovanni Stradano del 1587 e di Federico Zuccari del 1586-88 raffiguranti diversi episodi della Commedia.

Nella sala Cinque troviamo uno dei canti più amati dell’Inferno, il canto V con la storia di Paolo e Francesca. I due amanti sono condannati a girare in eterno in un vortice di vento. A mio parere, l’opera più notevole esposta sono I lussoriosi di Victor Prouvé (1889).

Interessante anche la gigantesca tela di Gustave Doré (più noto per le sue incisioni piuttosto che per i dipinti) di Virgilio e Dante nel IX girone dell’Inferno (1861).

Con questa sala finisce il primo piano della mostra e, di fatto, le opere dedicate alla Divina Commedia.

Difatti, al secondo piano viene trattato il tema dell’Inferno in generale, non più sotto l’ottica del poema dantesco. È così che troviamo nella sala 6 le Metamorfosi del diavolo, con le marionette del teatrino napoletano, il Lucifero di Franz Von Stuck, ma anche disegni di Victor Hugo e l’incisione Il cavaliere, la Morte e il Diavolo di Durer (1513).

Segue la sala dedicata ai Peccati e le tentazioni, con l’episodio delle Tentazioni di Sant’Antonio trattato da artisti molto interessanti quali Salvator Rosa, Domenico Morelli, Paul Cézanne, Otto Dix, Bosch. Presenti anche alcune litografie di Odilon Redon dedicate alle tentazioni di San’Antonio.

L’ottava sala è quella che, a mio parere, c’entra meno con il tema infernale. Giustificate dalla dicitura “umani inferi” sono esposte opere che rappresentano la Rivoluzione Industriale e la Pazzia umana. L’Inferno sulla terra è dunque incarnato nelle megalopoli, nelle condizioni dei lavoratori e negli squilibri mentali che, nei secoli passati, erano spesso visti come possessioni demoniache. I disegni di Paul Richer illustrano alcune donne in preda ad attacchi isterici, che si contorcono e tremano, impossibilitate a controllare i loro corpi.

E, infine, gli esseri umani si sono avvicinati all’Inferno come non mai durante la guerra. Le incisioni ad acquaforte di Francisco Goya della serie I disastri della guerra e quelle di Otto Dix ci portano a fare i conti con delle scene cupe e spaventose.

Si arriva così ad una delle tragedie più grandi della storia: la Shoah. Nella Sala Nove la tela di Boris Taslitzky, Piccolo campo a Buchenwald, ci presenta un ammasso di corpi lividi e scheletrici, sotto un cielo cupo seppur luminoso.

Un ricordo va anche all’attentato alle Torri Gemelle, con Nein! Eleven di Jake e Dinos Chapman e Le torri gemelle in fiamme di Raymond Mason.

Nein! Eleven

Con la sala dieci, ispirata all’ultimo verso della Divina Commedia, si conclude la mostra: Riveder le stelle. Dopo aver riflettuto sugli orrori infernali, nella letteratura e nella storia dell’umanità, alcune fotografie dell’Universo ci ricordano di quanto siamo minuscoli, un puntino che si perde nella miriade delle altre Galassie.

In conclusione, la mostra si presenta come un’excursus nell’Inferno di Dante ma, di fatto, è solo il punto di partenza per poi spostarsi verso una concezione dell’Inferno sulla terra. Avrei preferito che si soffermasse solo sul poema dantesco, presentando più opere ispirate ad esso. Ci sono infatti grandi assenti, come le illustrazioni settecentesche di Blake e Fussli (trovate qui il mio articolo dedicato), oppure gli acquerelli realizzati da Salvador Dalì. Le possibilità di integrare la mostra sono numerose, ma il curatore ha preferito spostare l’attenzione verso un punto di vista più ampio. Personalmente, la mostra mi ha lasciato l’amaro in bocca e credo che abbia assolto alla volontà di celebrare Dante soltanto a metà. Ognuna delle sale del secondo piano meriterebbe una mostra a parte, sono difatti spunti interessanti ma brevemente sviluppati.

Trovate tutte le info per la visita sul sito delle Scuderie del Quirinale, inoltre è possibile scaricare l’applicazione con l’audioguida gratuita.

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