Animali fantastici e dove trovarli…nel Medioevo. Introduzione

Se c’è un aspetto del Medioevo che ha sempre affascinato tutti questa è la loro visione del mondo animale, spesso ritenuta oggigiorno errata e fantastica. Fin da piccoli impariamo a conoscere creature medievali come i draghi e gli unicorni, ma la verità è che quasi nessun animale nell’immaginario medievale era rappresentato realisticamente e in modo biologicamente corretto: tutti, chi più chi meno, avevano subito dei cambiamenti dettati da una necessità moraleggiante e religiosa, e questo li aveva resi creature extra-ordinarie.

La caccia alla tigre (The Aberdeen University Library, ms 24, f. 8)

Già in passato abbiamo trattato qui di Bestiari e di animali nel Medioevo, riprenderò quindi solo brevemente il discorso per ribadire alcuni punti importanti riguardo questo immenso tema. È fondamentale ricordare che i Bestiari, ovvero i trattati in cui venivano descritte le proprietà e le caratteristiche di vari animali, non erano assolutamente degli studi di zoologia o biologia, né tantomeno volevano esserlo, il loro scopo era unicamente quello di veicolare una morale di tipo religioso: gli animali venivano “utilizzati” per descrivere Dio, Cristo, la Vergine e soprattutto il Diavolo e i peccatori. Ne consegue, quindi, che i Bestiari fossero arricchiti di innumerevoli citazioni dalla Bibbia che dimostrassero e provassero questo o quell’aspetto di un animale. Essi, dunque erano come una finestra verso le realtà celesti, come se ognuno di loro nascondesse un segreto riguardante il divino o il male, e che svelandolo e mostrandolo a tutti questi potessero diventare degli ammonimenti e degli insegnamenti per i fedeli.

Le virtù dell’elefante (Bibliothèque nationale de France, ms lat.2495 B, f. 40)

Il campione tra i quadrupedi era di certo il leone. Dice il Fisiologo:

Cominceremo parlando del leone, il re degli animali. Giacobbe infatti, benedicendo Giuda, ha detto: “Giuda è un giovane leone: dal germe, o figlio mio, sei venuto su”. Il Fisiologo ha detto del leone che ha tre nature. La prima è questa: quando vaga e passeggia per la montagna e gli giunge l’odore dei cacciatori, con la coda cancella le proprie impronte, affinché i cacciatori, seguendole, non trovino la sua tana e lo catturino. Così anche il Cristo nostro […] ha nascosto le sue impronte spirituali, cioè la sua divinità […]. Seconda natura del leone. Quando il leone dorme nella tana i suoi occhi vegliano: infatti rimangono aperti. Lo testimonia anche Salomone nel Cantico dei Cantici, dicendo: “Io dormo, ma il mio cuore veglia” [Cant., 5.2]. Così anche il corpo del Signore mio dorme sulla croce, ma nella sua natura divina veglia alla destra del Padre: perché “non sonnecchierà né dormirà colui che custodisce Israele” [Salmi, 120.4]. Terza natura del Leone. Quando la leonessa genera il suo piccolo, lo genera morto, e custodisce il figlio, finché il terzo giorno giungerà il padre, gli soffierà sul volto e lo desterà. Così anche il Dio nostro onnipotente, il Padre di tutte le cose, il terzo giorno ha risuscitato dai morti il suo Figlio […].”

Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, pp.39-40.

Come si può notare da questo breve estratto, c’è molto poco di corretto in questa descrizione del leone, di certo egli non dorme con gli occhi aperti e non genera prole morta che poi riporta in vita, eppure il Fisiologo fu il punto cardine per ogni Bestiario medievale. Infatti, al principio, c’erano due modi di parlare del leone, uno negativo, ricavato dai racconti del Vecchio Testamento, e uno positivo, più vicino al Nuovo Testamento e, come già accennato, al Fisiologo.

Il leone ha riportato in vita i cuccioli (The British Library, ms royal 12 F XIII)

Il leone negativo era pericoloso e crudele, incarnazione delle forze del male e dei nemici di Israele; secondo Agostino, principale detrattore di tutti gli animali feroci, ogni combattimento contro un leone – come quello di Sansone – era un combattimento contro Satana.

Il leone come re (Museum Meermanno Westreenianum, ms 10 B 25)

Il leone positivo era invece visto come un re, pronto a combattere per il bene di tutti, egli veniva associato al Cristo e alla tribù di Giuda (come riportato nell’estratto di prima).

Tra gli uccelli domina invece l’aquila. Dice il Fisiologo:

Dice Davide: “Si rinnoverà come quella dell’aquila la tua giovinezza” [Salmi, 102.5]. Il Fisiologo ha detto dell’aquila che quando invecchia le si appesantiscono gli occhi e le ali, e la vista le si offusca. Che cosa fa allora? Cerca una fonte d’acqua pura, e vola lassù nel cielo del sole, e brucia le sue vecchie ali e la caligine dei suoi occhi, e scende nella fonte, e vi si immerge tre volte, e così si rinnova e ridiventa giovane. Allo stesso modo anche tu, o uomo, se porti l’abito dell’uomo vecchio e gli occhi del tuo cuore sono offuscati, cerca la fonte spirituale, il Verbo di Dio che dice: “Hanno abbandonato me, fonte d’acqua viva” [Ger., 2.13], e vola lassù nelle altezze del Sole della giustizia, Gesù Cristo, e spogliati dell’uomo vecchio e delle sue azioni, e immergiti tre volte nella fonte perenne, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; e spogliati dell’uomo vecchio, cioè del vecchio abito del demonio, e rivestiti dell’uomo nuovo, creato a immagine di Dio, e così anche in te si compirà la profezia di Davide: “Si rinnoverà come quella dell’aquila la tua giovinezza” [Salmi, 102.5].

Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, pp. 44-45.

Così come per il leone, anche la descrizione dell’aquila non coincide per niente con la realtà e questa narrazione non è altro che un modo per ammonire il fedele, invitandolo a pentirsi delle sue vecchie azioni e ad abbracciare la fede cristiana e a battezzarsi.

Un’aquila si reca alla fonte (The J. Paul Getty MUseum, ms Ludwig XV 3)

Michel Pastoureau, un importante autore per quanto riguarda la storia dei simboli e degli animali nel Medioevo, riporta in Bestiari del Medioevo un’altra interessante informazione sull’aquila, che spesso divise gli autori del passato: si dice infatti che il maschio dell’aquila mettesse alla prova la propria prole obbligandoli a fissare il sole senza battere ciglio. Quelli che fallivano sarebbero stati uccisi o abbandonati. Questo comportamento crudele veniva, di volta in volta, giustificato in modo diverso, dicendo che in realtà quelli fossero piccoli di un altro uccello che aveva deposto le uova nel nido dell’aquila, oppure dicendo che la femmina era stata adultera e che questo serviva al maschio per distinguere i suoi figli da quelli di un altro. Ma la maggior parte degli autori concordava nel dire che questo comportamento non è altro che Dio che accetta come figli suoi solo gli uomini che credono in lui.

Molti sono gli animali di cui parlare, sia fantastici che non, come la balena e la formica o l’unicorno e il pardo. Se volete approfondire l’argomento in solitaria vi consigliamo vivamente la lettura di M. Pastoureau, studioso dei bestiari medievali, oppure se avete un po’ di pazienza potete aspettare il prossimo articolo dedicato all’argomento.

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