Durante il medioevo vengono realizzate numerose opere d’arte, spesso le si guarda in maniera superficiale facendosi sfuggire molti dettagli, si pensi ai capitelli istoriati, alle miniature che ornano i manoscritti. Ogni figura è simbolo di qualcosa, porta un messaggio e il compito dello storico dell’arte è quello di non lasciarsi sfuggire nulla per poter comprendere al meglio l’opera che osserva. Particolare è il caso del ricamo di Bayeux, impropriamente chiamato arazzo, che prende il nome dalla città in cui è conservato. È un’opera tessile straordinaria che si sviluppa in 70 metri di lunghezza e in 50 centimetri di larghezza, nei quali viene narrata un episodio importante della storia dei Normanni: la battaglia di Hastings (14 ottobre 1066), che farà di Guglielmo il Conquistatore il Re d’Inghilterra.
Il ricamo si divide in tre fasce orizzontali e la narrazione si svolge nella fascia centrale, descrivendo in 50 scene principali la conquista dell’Inghilterra da parte dei Normanni. Le scene si susseguono senza soluzione di continuità, solo a volte sono divise da colonnine o da elementi elementi vegetali e sono descritte da brevi frasi (tituli), che ci accompagnano nella battaglia aiutandoci a identificare le varie scene.

I bordi, invece, sono divisi con linee diagonali che incorniciano elementi di varia natura come animali, fantastici e non, e personaggi ritratti in vari atteggiamenti. Molti interrogativi circondano il ricamo sia sul luogo di produzione, che sull’oggettività degli eventi narrati, ma soprattutto sul senso dei personaggi che animano i bordi. Inizialmente le estremità non hanno suscitato alcuna curiosità, perché a prima vista sembrerebbero semplici elementi decorativi che non comunicano con la scena della fascia principale. In realtà gli ultimi studi si stanno concentrando sulla relazione che vi è fra ciò che è raffigurato nel bordo con la scena della fascia centrale e sul significato dei vari personaggi.
Gli animali vengono spesso interpretati secondo la tradizione dei bestiari, di cui il medioevo è impregnato, mentre di più difficile interpretazione risultano le scene di nudo ed erotiche che a causa della scarsa bibliografia sulla figura del nudo del medioevo rimangono rinchiuse in una sfera di pregiudizi morali. Le scene in cui sono ritratte queste figure nude sono sette, di cui tre raffigurano insieme uomo e donna, mentre nelle restanti sono personaggi singoli ritratti in vari atteggiamenti.
La nudità sembra assumere un aspetto scherzoso e giullaresco, caratteristico delle corti normanne, e queste figure ci appaiono come caricature di cui però non è ancora chiaro il loro significato. Alcune delle figure erotiche possono essere interpretate come immagini simboliche del comportamento sessuale, basato sulla virilità come espressione di forza e della vittoria, oppure potrebbero essere legate alla cultura ludica della derisione; in questo caso la nudità non viene intesa come peccato o simbolo di purezza, ma sono semplicemente pretesti per irridere. Christopher Monk, studioso della storia della sessualità, sostiene che i nudi simboleggiano un’amplificazione della mascolinità e della virilità della scena principale. Fra le varie figure erotiche la mia attenzione si è catalizzata sull’omino ricurvo su se stesso che tiene in mano l’ascia, posto sotto la raffigurazione dell’incontro fra Harold e Guglielmo nel palazzo normanno. La scena si svolge all’interno del castello e raffigura il proprietario della fortezza con Harold che parlano animatamente, alle loro spalle vi sono i soldati con scudi e armi. Nel bordo superiore ai due protagonisti vi sono raffigurati due pavoni, di cui uno fa la ruota, simboleggianti il potere e la regalità dei due personaggi, ai quali viene contrapposta la figura dell’uomo con l’ascia.

“HIC : DUX : VVILIGEM(US) : CVM hAROLDO : VENIT : AD PA/LATIŪ(M) SUŪ(M)” (Il duca Gugliemo accompagnò Harold nel suo palazzo), questa è la frase che precede la scena del castello. Guglielmo riceve Harold, messaggero inglese, all’interno del palazzo e i due vengono raffigurati mentre discutono animatamente. Guglielmo è seduto, dietro di lui un soldato che indica in direzione di Harold che è raffigurato slanciato verso Guglielmo. Dietro Harold vi è un gruppo di persone armate, il capofila viene indicato sia da Guglielmo che da Harold. Essendo l’unico a portare la barba, probabilmente non è un Normanno ma un ostaggio, identificato come Hakon nipote di Harold. Se il personaggio barbuto è effettivamente un prigioniero come mai gli è permesso di portare la lancia? Sotto al presunto ostaggio è situato un uomo nudo con un’arma in mano, è stato ipotizzato che la figura sottostante si riferisse all’ostaggio, mentre la maggior parte degli studiosi lo relazionano con Harold o con la scena più in generale. La nostra figura, ricurva e completamente nuda, tiene in mano un’ascia con la quale pialla un asse di legno.

La stessa arma la ritroviamo nella scena in cui si pialla il legname per costruire le barche e in un manoscritto di età ottoniana. Capire il movimento dell’omino non è semplice: vediamo solo una mano, la seconda sembra essere nascosta dall’asse di legno poiché riusciamo a vedere la linea del braccio. Uno studioso ha proposto come interpretazione che l’uomo con l’ascia faccia riferimento al “workman” con cui Aelfgyva (raffigurata nella scena successiva) ebbe un figlio illegittimo, il problema è che la figura è situata sotto il gruppo di soldati e non sotto la donna. Molte ipotesi girano attorno a questa figura, come a molte altre, del ricamo di Bayeux e dare un’interpretazione che trovi tutti gli studiosi d’accordo risulta difficile, soprattutto quando abbiamo un’iconografia così inusuale. A mio parere l’uomo con ascia è una caricatura, che, molto probabilmente, ha un forte nesso con la scena raffigurata sopra, specialmente nei riguardi del gruppo di soldati. Rimane certo che il ricamo di Bayeux è una fonte preziosa per l’iconografia medievale e che ci fa realizzare quanto ricca sia la cultura figurativa che spesso viene limitata all’immaginario cristiano.




