Il gioiello della Brianza poco noto
Oggi vi vorremmo presentare il progetto di “Ville Aperte in Brianza“, che quest’anno giunge alla sua 19 esima edizione. Questa iniziativa é gestita e coordinata ogni anno dalla Provincia di Monza e Brianza, con lo scopo di permettere ai visitatori di scoprire piccoli e grandi gioielli del patrimonio culturale della Brianza, attraverso aperture straordinarie e visite guidate. La manifestazione si svolge solo nei fine settimana, le prime aperture sono iniziate il 18 settembre, mentre sabato 2 e domenica 3 ottobre (per la maggioranza dei beni) sono stati gli ultimi giorni disponibili per visitare dei beni tendenzialmente chiusi al pubblico. Lo scorso fine settimana ho deciso di partecipare all’iniziativa visitando alla mattina Villa Borromeo Arcore e nel pomeriggio Palazzo Arese Borromeo, di entrambe consiglio vivamente la visita, ma senza ombra di dubbio, il secondo palazzo mi ha maggiormente colpito.
Palazzo Arese Borromeo, a Cesano Maderno, è un luogo meraviglioso che stupisce sia per l’estrema bellezza degli affreschi che per l’immensità del giardino. Il palazzo venne costruito nel 1626 da Bartolomeo terzo, il quale, per dare rilevanza al suo edificio nobiliare, decise di insediarsi al di fuori delle mura dell’antico borgo medievale di Cesano Maderno. Per aggiungere centralità al palazzo Bartolomeo terzo creò l’Asse Barocco, il lungo viale alberato ancora esistente, che si estende per circa 3 km dai boschi verso ovest, nell’attuale Parco delle Groane, fino a Piazza Esedra, il cortile a forma di semicerchio che abbraccia la facciata del palazzo. Lo stesso viale poi prosegue all’interno del palazzo; infatti è possibile ammiralo fino alla Sala Aurora, per poi proseguire se vogliamo lungo l’esteso giardino del palazzo.
L’imponente asse alberato raggiunge la facciata semplice e sobria del palazzo, con cui è in contrasto; la scelta era voluta in quanto si voleva condensare tutta la meraviglia del visitatore solo dopo averne varcato la soglia. Nel cortile d’onore l’attenzione viene subito focalizzata dalla splendida loggia, anche questo elemento insieme alla facciata è ben lontana dal suggerire possibili aspetti barocchi, presentandosi a tre doppie campate con colonne doriche, che introducono al rapporto fra interno ed esterno che caratterizza l’intero palazzo. La sua eleganza e il rapporto armonico delle sue misure è dovuto alla scelta architettonica di impiegare sia per il cortile che per la loggia la “sezione aurea” nei rapporti proporzionali. La loggia di Palazzo Arese Borromeo rappresenta un unicum in tutta la Lombardia, non essendo presenti altri elementi simili in tutta la regione.
Lo sfarzo barocco, evitato negli elementi esterni, lo si ritrova negli interni riccamente decorati: ogni sala ha un riferimento agli studi classici di Bartolomeo terzo e l’ampio uso di immagini mitologiche si pone anche con una valenza moralista oltre che estetica; infatti tutti gli affreschi del palazzo tendono a educare il visitatore a tenere il giusto comportamento, oltre che a celebrare l’intelletto del nobile. Le sale decorate sono tantissime se ne calcolano 25 per ciascuno dei due livelli del palazzo. A mio avviso le sale più interessanti del piano terra sono la “Sala dei giganti”, la “Sala Aurora” e l’”Appartamento alla Mosaicha”.
Nella “Sala dei giganti” il medaglione seicentesco al centro del soffitto rappresenta il momento in cui le divinità olimpiche reagiscono all’assalto dei Giganti, che accumulando macigni uno sull’altro, cercano di salire per tentare la conquista dell’Olimpo. Nel racconto delle Metamorfosi di Ovidio è lo stesso Giove che con i suoi lampi fa crollare la montagna di sassi, travolgendo e annientando i Giganti, come nello straordinario esempio di Palazzo Te a Mantova. Qui a Cesano è presente una variante, Bartolomeo sceglie per vincere i Giganti Minerva, che è si una divinità guerriera, infatti è raffigurata con l’elmo, la lancia e lo scudo, ma è anche la dea della Sapienza e allora è lampante comprendere che le guerre si vincono sì con le armi, ma soprattutto con l’intelligenza e l’astuzia. Con questo affresco Bartolomeo vuole affermare quanto la sapienza sia fondamentale per il raggiungimento di risultati positivi. Altri particolari lo sottolineano: oltre a Minerva e ai giganti sconfitti, nell’affresco sono presenti Giove, protetto dalla lancia di Minerva e con la corona in testa (chiaro richiamo a Filippo quarto di Spagna), Diana che tiene in mano l’arco, Mercurio col caduceo ed Ercole, che invece di dar man forte a Minerva se ne sta seduto con la clava tra le gambe; nell’altro lato compare anche Marte con l’elmo in testa, e anche lui non interviene, tutto questo per ribadire che è più che sufficiente la sola Minerva per conquistare la vittoria. Altro elemento interessate da osservare è che tutte le divinità hanno espressioni preoccupate, in particolare Giove, solamente Minerva è serena, conscia appunto delle sue capacità e della sicura vittoria. Nella preoccupazione di Giove e nell’inerzia degli altri dei guerrieri, possiamo dare una seconda lettura in chiave politica, un messaggio che Bartolomeo voleva indirizzare ai potenti, ovvero che è buona cosa non sentirsi mai eccessivamente sicuri di se stessi, ma di stare sempre in guardia, in miniera particolare se si rivestono ruoli di potere.
La “Sala Aurora” costituisce l’ambiente di maggior rappresentanza del piano terra, tant’è che comunica direttamente con il cortile ed il Giardino, permettendone un accesso diretto. Immediata è la sensazione di grande luminosità di questo splendido ambiente grazie alle quattro grandi finestre e alle due porte finestra e ciò indica quanto sia significativo il rapporto fra interno ed esterno. A caratterizzare l’ambiente è il grande affresco centrale dove ritroviamo vari personaggi: primo fra tutti Minerva, che tiene per l’ascella un personaggio biondo, identificabile con il ritratto di Giulio II, figlio terzogenito e unico maschio di Bartolomeo III. All’epoca dell’affresco, attorno 1664, Giulio II aveva appena terminato gli studi giuridici; per questo Minerva, la dea della Sapienza, lo solleva fisicamente, metafora della cultura che eleva l’uomo facendolo crescere. Allo stesso tempo Minerva solleva il figlio di Bartolomeo per avvicinarlo al carro del Sole, formula simbolica per augurargli una carriera luminosa ed elevata, peccato che la sorte di Giulio II sarà ben diversa in quanto morirà poco dopo la realizzazione dell’affresco. C’è un ulteriore particolare decisamente significativo: il giovane Giulio tiene nella mano destra una fiaccola la cui la fiamma è simbolo della Cultura, che Giulio dovrà coltivare, allo stesso tempo è anche attributo di Aurora che la tiene solitamente in mano per “accendere” il giorno. La dea infatti la ritroviamo nel lato sinistro dell’affresco nell’intento di dare inizio alla giornata.
Ultima sala è “Appartamento alla Mosaicha“, oggi impropriamente definito “Ninfeo“, le sue caratteristiche sono tipiche di questi ambienti che solitamente si trovano al termine dei giardini, ma qui a Cesano è all’interno del Palazzo stesso, perdendo le finalità tipiche di questi ambienti. Pavimento, pareti e volte sono interamente rivestite da un mosaico di piccoli sassolini di fiume bianchi e neri che realizzano ampi disegni decorativi, tipicamente barocchi. Di nuovo si ritrova il gioco illusionistico fra interno ed esterno. Sempre sui soffitti ritroviamo degli affreschi che richiamano alla saggezza, in particolare l’opera “Il saggio e la Solitudine”, che sta ad indicare come l’uomo saggio rimanendo in solitudine, senza distrazioni, può riflettere con attenzione e tranquillità dando così il meglio di sé e senza sprecare tempo. In questa immagine abbiamo riassunti alcuni dei punti chiave del pensiero di Bartolomeo: l’indispensabile crescita culturale dell’individuo si attua attraverso la continua applicazione e conoscenza, utilizzando al meglio le proprie capacità e sfruttando al meglio il tempo che ineluttabilmente trascorre.
Il Palazzo è maggiormente famoso per il piano nobile superiore, la mia visita guidata però si è focalizzata sul piano inferiore in quanto é altrettanto ricco e sfarzoso. Sicuramente il Palazzo richiede più di una visita, in quanto in 2 ore è difficile coglierne tutta la bellezza.























