Situata tra le foreste delle Alpi carniche, Venzone è uno scorcio sul passato, un borgo fermo al Trecento, un museo a cielo aperto. Dichiarata monumento nazionale e vincitrice del premio “Borgo dei Borghi” nel 2017, Venzone rimane poco nota fuori regione, ma rappresenta uno dei migliori esempi di restauro architettonico ed artistico.
Il nome, di origine prelatina, si trova citato per la prima volta in un documento altomedievale come Clausas de Abriciones, in seguito modificato in Albricione poi Aventione, Avenzon, quindi Avenzone e infine Venzone; questo nome deriva sicuramente dal torrente Vezonassa.

Il territorio di Venzone era sicuramente già un centro abitato prima e durante il periodo romano, questi crearono qua un punto di sosta lungo la via Julia Augusta che, partendo da Aquileia, passava da qui per proseguire verso il territorio dell’odierna Austria. Il primo vero nucleo urbano delle Venzone medievale risale quasi sicuramente al periodo carolingio (776-952). In seguito, con un diploma del 1001 i privilegi sulle “chiuse”, ovvero il controllo sul passaggio lungo la via Julia, vennero dati al Patriarcato di Aquileia. Solo però nel Duecento, quando il Patriarca concesse in feudo il borgo alla famiglia Mels, Venzone si sviluppò veramente, soprattutto dopo l’istituzione del mercato settimanale. Negli stessi anni, Glizoio di Mels fece cominciare i lavori per la costruzione delle mura fortificate, abbattute a seguito della conquista da parte del Patriarca Ottobono, e infine ricostruite dal Duca di Carinzia dopo aver ripreso possesso della terra; ancora oggi è possibile ammirare queste mura nella loro interezza. Insomma, questo territorio fu costantemente rivendicato dai vari poteri locali, ma questo non impedì a Venzone di tratte comunque profitto dai commerci. Sappiamo, infatti, che nel Trecento Venzone si arricchì di edifici religiosi e laici di ottima fattura; risalgono a questo periodo l’ampliamento del Duomo – che fece salire la rivalità tra Venzone e Gemona – la costruzione di svariate chiese, del campanile, molte abitazioni e del Palazzo Comunale.

Nel 1420, quando il Principato Patriarcale del Friuli cessò d’esistere, Venzone entrò a far parte della Repubblica veneziana; anche se Venezia non privò mia Venzone dei suoi privilegi, esse spostò man mano le rotte commerciali su altre vie, decretando così la lenta ma inesorabile decadenza del borgo. Nonostante ciò, Venzone visse momenti di gloria nel 1509, quando, durante la guerra con la lega di Cambrai, un suo concittadino, Antonio Bidernuccio, con altri quaranta uomini, sconfisse e ridusse alla fuga un contingente imperiale. Questa vittoria le valse la visita di teste coronate, tra cui l’imperatore Carlo V e Enrico III re di Francia. A questo periodo risalgono altri lavori di costruzione e abbellimento del borgo, tutti ovviamente in stile veneziano.

Tra il Seicento e il Settecento, Venzone languiva, data la mancanza di vere e sicure entrate finanziarie, e infatti furono molto pochi i cantieri, architettonici e artistici, di questo periodo.
In tempi più recenti, Venzone subì gravi danni a causa di un bombardamento anglo-americano, a seguito dell’invasione tedesca nel dicembre del 1944.
Ma la vera tragedia avvenne nel 1976, quando il borgo venne completamente raso al suolo. Tutto il Friuli venne scosso da un terribile sciame sismico che distrusse gran parte degli edifici in tutta la regione. Grazie agli aiuti ricevuti e all’instancabile lavoro dei suoi abitanti, Venzone risorse, apparentemente identica a com’era nei secondi prima del tragico evento: nel 1984 venne riedificato il Palazzo comunale, il centro storico nel 1988 e infine il Duomo del 1995. Quasi tutti gli edifici del borgo vennero restaurati seguendo il processo dell’anastilosi (ricostruzione di antichi edifici, specialmente dell’antichità classica, ottenuta mediante la ricomposizione, con i pezzi originali, delle antiche strutture): le pietre degli edifici vennero raccolte, numerate e riposizionate nel modo più fedele possibile, in modo da restituire l’aspetto originale dei palazzi.




Grazie a questo processo di conservazione, Venzone si presenta oggigiorno come un piccolo gioiello medievale; il piccolo borgo propone come mete principali il Duomo del XIV secolo, interessante esempio di connubio tra il gusto tosco-marchigiano e lo stile gotico d’oltralpe. Poco distante, la cappella di S. Michele, edificio del Duecento, è oggi sede delle Mummie di Venzone. Si tratta di spoglie mummificate, la prima rinvenuta addirittura già nel 1647 durante i lavori di ampliamento del Duomo. Si ritiene che la causa scatenante del processo di mummificazione non fosse una pratica di sepoltura, bensì la presenza di una particolare muffa. Nel corso degli anni, questo caso particolarissimo ha spesso attirato l’attenzione di curiosi e scienziati. Oggi giorno, a seguito del terremoto, solo 15 mummie sono rimaste intatte, e si possono appunto visionare presso la cappella.
Attorno al borgo, seguendo i sentieri, si possono esplorare il Parco naturale delle Prealpi Giulie e passeggiare attraverso l’antico sentiero celtico che collega le diverse chiesette medievali che circondano Venzone.
Partendo dalla porta sud, passando per via degli Alpini, si giunge alla Chiesa dei Ss. Anna e Giacomo, probabilmente eretta tra i secoli X-XI, documenti della prima metà del Trecento attestano che alla chiesa era annesso un eremitorio, ovvero un luogo isolato dove vivevano coloro che praticavano una vita eremitica.


All’interno della chiesa sono ancora visibili parte degli affreschi del Trecento, oltre che i bassorilievi dei ss. Pietro e Paolo. È conservato inoltre l’altare ligneo seicentesco. Proseguendo nel percorrere il sentiero si possono visitare la chiesa di S. Caterina e, attraversando il torrente Venzonassa, la chiesa di S. Antonio Abate.
Infine, a ottobre, si svolge la Festa della Zucca, istituita da quasi una trentina di anni, si basa su una vecchia storia popolare, secondo cui il popolo di Venzone fu beffato dal costruttore del campanile. La storia narra, infatti, che date le ristrettezze finanziarie in cui si trovava il borgo, al mastro non fu pagato l’intero compenso, così egli, nottetempo, salì con l’impalcatura, ancora presente, fino in cima al campanile, si riprese la sfera d’oro del pinnacolo e la sostituì con una zucca fresca. Solo dopo diverso tempo i venzonesi si accorsero della burla, la faccenda si sparse ai quattro venti e tutti, scherzosamente, soprannominarono i venzonesi “Cogoçârs” (che in italiano significa “quelli della zucca”).





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