Kalmakoff è stato un particolarissimo artista russo, ancora ben poco conosciuto. Ringrazio Alfredo Accattino per averne parlato nel suo interessante libro, “Outsiders”, in cui presenta storie di artisti poco noti del XX secolo.
Nonostante il suo nome sia al cento per cento russo, Kalmakoff nasce a Nervi (Genova), nel 1873, la madre era una cantante lirica italiana e il padre un generale russo. Non si sa molto della sua giovinezza, ma certamente andò a San Pietroburgo per studiare giurisprudenza. Nel 1905 si trasferì a Perterhof, iniziò a dipingere e a condurre una vita sregolata, che lo portò addirittura a uccidere un uomo.
Tra il 1908 e il 1911 è impegnato a progettare scenografie per alcuni spettacoli teatrali. A questo periodo risalgono anche i dipinti di donne nere, come The negresse e Three black women (1912), che fanno parte della ricerca di un aspetto primordiale e primitivo della figura femminile.


Entrò a far parte della setta russa degli Skopcy, il cui scopo era raggiungere la purezza eliminando la lussuria e per questo gli uomini venivano castrati e alle donne veniva praticata la masectomia. Tuttavia, le opere di Kalmakoff sembrano quanto più lontane da questa filosofia, ritrae donne senza veli, in posizioni fortemente erotiche. Ma per lui la figura femminile non è positiva, anzi è l’incarnazione del male, come esprime bene nella Sposa di Satana (1919).

La donna con lo sguardo minaccioso e severo è in piedi a bracia conserte, sopra la grande bestia e sembra come sfidarci.
La figura femminile è dunque allo stesso tempo sia una dea che una tentatrice, viene rappresentata con forme sinuose e sensuali, ma tutto nel dipinto sembra indicare di stare attenti a lei, alla sua intrinseca malvagità. Il rapporto di Kalmakoff con l’altro sesso era in effetti burrascoso: aveva una moglie e diverse amanti, ma non le rispettava affatto.
Il tema del maligno è un altro caposaldo dell’arte di Kalmakoff, che sin dalla più tenera età sosteneva di avere delle visioni del diavolo. Lo dipinge circondato da demoni, il corpo è umano ma il viso è sfigurato, con un paio di corna caprine e ali di pipistrello che lo sovrastano. è interessante notare come il sesso del diavolo sia nascosto, probabilmente è un rimando alla setta degli skopcy.

Negli anni Venti Kalmakoff lascia tutto quello che aveva in Russia, compresa moglie e figli, e si mette in viaggi per i Paesi Baltici. Nel 1926 è a Parigi, qui vive con una piccola rendita e dipinge. Affitta un deposito per stipare tutte le sue opere, che verranno alla luce diversi anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1955. È solo nel 1962, infatti, che nel mercato delle pulci di Saint-Ouen compaiono alcune tele di soggetti esoterici ed esotici, firmate con una semplice K. Il proprietario del deposito parigino le aveva trovate e, convinto non valessero nulla, le aveva svendute alla casa d’aste Drouot. Furono due i fortunati collezionisti che acquistarono quelle opere (circa 40): Bertrand Collin du Bocage e Georges Martin du Nord, il quale riuscì a risalire all’identità del misterioso pittore e scoprire qualcosa di più sulla sua vita.
Kalmakoff fu un uomo difficile, inquietante e solitario, concluse i suoi giorni in un ospizio, senza ricevere quasi mai visite. Tuttavia, la sua arte venne apprezzata in almeno due occasioni. Gli vennero commissionate delle opere per ben due cappelle: nel 1928 Héliodore Fortin gli commissionò 24 dipinti per la sua Chapel of the resurrected, comprendente tele di demoni e un pannello centrale intitolato The triumph of man. Il programma iconografico è misterioso ed è ancora oggetto di studi.
Al 1931 risale invece la commissione per la cappella dedicata a Giovanna d’Arco, della quale si conoscono la tela del Trionfo, un dipinto non concluso rappresentante Giovanna d’Arco davanti i giudici e un cartone preparatorio di Giovanna d’Arco al rogo. Queste opere sono molto interessanti perchè mostrano il processo creativo dell’artista e la sua tecnica di pittura ad olio.



Misoginia, misticismo, esoterismo e primitivismo, questi sono i temi principali del lavoro dell’artista russo, ancora molto poco conosciuto ma che ha un certo inquetante fascino.
Per maggiori informazioni sulla vita e le opere di Nicolas Kalmakoff, rimandiamo al sito “Visonary Revue“.






