All’interno dell’affascinante isola della Giudecca, unico Sestiere di Venezia che non fa parte del cosidetto ‘pesce’ insieme agli altri cinque, si trova un gioiello archiettonico a molti sconosciuto. Stiamo parlando del chiostro dei Santi Cosma e Damiano, antica struttura che, insieme all’omonimo convento e alla chiesa adiacente, è stato edificato nel XV secolo per volere della nobile Marina Celsi, monaca benedettina e già badessa del monastero di sant’Eufemia nell’isola di Mazzorbo, a nord della laguna.
Si accede al complesso fermandosi all’imbarcadero ‘Palanca’ ed addentrandosi per delle strette e pittoresche calli, dove il tempo sembra si sia fermato e si respira un’aria nostalgica e al contempo rasserenante, come quasi in tutti i punti della Venezia più antentica tra l’altro. Oggi la chiesa è sconsacrata, ed è stata riconvertita ad un incubatore di imprese a disposizione di giovani aziende start-up, e dotata di infrastrutture tecnologiche che convivono insieme agli spazi più antichi.
L’ex Convento dei Santi Cosma e Damiano invece, è un complesso che il Comune di Venezia ha avuto in concessione dal Demanio Civile a metà degli anni novanta.
Con un radicale intervento di restauro e ristrutturazione durato quasi cinque anni sono stati ricavati 12 laboratori artigianali che si affacciano direttamente sul cortile del bellissimo chiostro, per permettere a tutti quegli artigiani, veneziani e non, che ne avessero fatto richiesta, uno spazio adeguato in cui stabilire i propri atelier. Alcuni dei laboratori sono collegati a veri e propri appartamenti ricavati all’interno del convento, per favorire la residenzialità degli artigiani stessi, e di specchio anche quella più generale di tutta l’isola della Giudecca. L’idea era infatti quella di creare un nuovo polo culturale a Venezia, che racchiudesse l’essenza delle vere produzioni artigianali e artistiche lagunari ed italiane, sollevando così la curiosità dei turisti ma anche degli stessi residenti, e inserendo ancor di più l’isola nei flussi e percorsi culturali, turistici e sociali della laguna.
Nel complesso che oggi ospita solo alcuni dei laboratori previsti, si è anche costitutita un’associazione no profit, “Artisti Artigiani del chiostro”, che comprende, oltre agli atelier, anche un polo di 4 grandi sale dove si trova il C.T.R. Centro Teatrale di Ricerca di Sonia Biacchi, la Fondazione Archivio Luigi Nono, diretto da Nuria Shoemberg, altri 8 atelier dei borsisti della Fondazione Bevilacqua La Masa, oltre che la Sala del Camino, sede espositiva della Biennale di Venezia; la parte esterna del grande chiostro quattrocentesco e l’adiacente giardino di circa 4000 mq sono stati recuperati e sono ad uso collettivo.

Ci siamo quindi addentrati in questo fantastico luogo, sempre visitabile durante la settimana, alla scoperta degli Artigiani del Chiostro, e abbiamo conosciuto Fernando Masone, maestro cartaio che dalla provincia di Benevento più di 30 anni fa si è stabilito a Venezia e da qui non si è mai spostato. Capisce benissimo il dialetto veneziano come un vero residente, ama quella che ormai è diventata la sua città, e vorrebbe che la residenzialità della laguna fosse garantita e incentivata da parte del Comune. Dice che lui ha avuto fortuna, quando negli anni ’90 è riuscito ad aprire qui il suo atelier Carta Venezia, che si trova proprio al centro del corridoio sinistro del chiostro. Adesso i bandi comunali per fare richiesta dei laboratori rimasti sono fermi da anni, c’è una nebulosa attorno alla tematica, e un’iniziativa che poteva davvero fornire una nuova spinta ad artigiani e artisti che volevano stabilirsi a Venezia sta sfumando nel nulla.
Fernando poi ci racconta un po’ della sua formazione: nasce come ceramista ma si specializza anche in grafica d’arte presso la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, di cui è stato insegnante e tuttora è collaboratore . A metà degli anni Ottanta però, l’esperienza nel campo della ceramica e della grafica lo porta ad una personale ricerca per la stampa d’arte modellata ad alto rilievo, utilizzando matrici in terracotta, vetroresina ed altro. Non soddisfatto a pieno delle peculirità della carta di origine industriale, nel 1990, dopo aver frequentato un corso di fabbricazione della carta, avvia una profonda ricerca, riuscendo a risolvere le maggiori difficoltà tipiche delle carte industriali, e iniziando a crearne ad hoc di artigianali, a seconda della tipologia di opera.
Da lì allestisce un laboratorio a Venezia per la fabbricazione della carta, organizza corsi e seminari in Italia e all’estero, si specializza in stampa modellata e collabora con i maggiori maestri dell’arte contemporanea; nel 1999 aprirà Carta Venezia, atelier, negozio, galleria, e laboratorio.




Fig. 1 Il maestro Fernando Masone che fa la carta; fig. 2 Interno dell’atelier; fig. 3 Fernando Masone, Non, collage e olio su tela, cm. 70×100, 2001; fig. 4 Fernando Masone, Volume Mobile I, diam. mm 700×500, 2011.
Qui gli ospiti sono sempre i benvenuti, Fernando ci offre anche un bicchiere di buon vino a produzione biologica e dei cantucci. Ma la sua ospitalità, ovviamente, non è l’unico motivo per recarsi da lui: talvolta infatti si possono trovare opere esposte di vari artisti, realizzate esclusivamente su carta fatta a mano. Se si va in dei giorni fortunati, come il nostro, si riesce anche a vederlo all’opera nel fare la carta in laboratorio, nelle sue tinozze che lo accompagnano da anni in quest’attività.
Ci parla anche dei suoi ‘vicini di casa’: artisti ed artigiani che come lui abitano il chiostro, e che insieme alle altre realtà citate prima costituiscono l’associazione. Qui potete trovare alcune brevi informazioni su di loro: Qui potete trovare alcune brevi informazioni su tutti loro: c’è ad esempio il laboratorio Bluemoon Venice, che produce maschere artigianali veneziane, o Monica Martin che all’interno di Itaca Art Studio che sperimenta tecniche calcografiche; c’è anche Luigi Rifani, operatore visuale che crea opere uniche prelevando scarti di vetro di Murano altrimenti destinati alla discarica.
Per concludere, il nostro consiglio spassionato è quello di recarvi a Venezia, andare in Giudecca e visitare questo magico luogo, facendovi raccontare da ognuno la propria storia. La grande forza e l’unicità del chiostro dei Ss. Cosma e Damiano, sta infatti negli artisti e artigiani che lo vivono, gente che ancora oggi si batte per una città più autentica, dove l’arte è fatta da persone vere, genuine ed appassionate; un luogo che non potreste trovare in nessun’altro posto nel mondo.

Gentilissima Valentina Volpe, Complimenti e grazie per l’apprezzamento e la bellissima descrizione del nostro spazio, che si spera, stimolerà curiosi ed appassionati a visitare il chiostro. Se mi posso permettere, una piccola delusione mi porta a rammaricarmi per la non citazione di Aura Design di Aurora Papastere che divide con me lo spazio dell’atelier. E’ una glass designer molto eclettica con un curriculum di tutto rispetto,e notevoli capacità, essendo stata assistente alla cattedra dell’università delle arti di Bucarest. Se però non c’è possibilità di includerla, questo non toglie nulla all’ottimo lavoro che ha fatto sulla nostra realtà.
Con gratitudine ed affetto.
Luigi Rifani.
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Gentile Luigi,
la ringrazio moltissimo per il commento positivo all’articolo, e certamente sarà mia premura modificarlo inserendo anche ‘Aura Design’ della sua collega Aurora Papastere.
Io stessa, pur gravitando nell’ambito dell’artigianato e dell’arte a Venezia (sono una collaboratrice della Bottega del Tintoretto in Fondamenta dei Mori, che la invito, se ha piacere, un giorno a visitare) ho scoperto da pochi mesi la vostra affascinante realtà, che mi ha invogliato da subito a farne un racconto e diffondere qui sul nostro sito.
La saluto cordialmente,
Valentina
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