Charlotte Salomon

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, ricorrenza necessaria per non dimenticare mai quello che è successo durante la Seconda Guerra Mondiale. Non dimenticare mai tutte quelle persone deportate nei campi di concentramento e sterminio, trattate come se non fossero umane e uccise senza una ragione valida. Tra di loro c’era una giovane pittrice, Charlotte Salomon.

La vita di Charlotte non fu facile: nata a Berlino il 16 aprile 1917 in una famiglia agiata, passò l’infanzia in tranquillità fino all’età di 9 anni, quando la madre si suicidò gettandosi dalla finestra. Il suo gesto drammatico non fu un caso isolato nella famiglia, anni prima la zia, anch’essa di nome Charlotte, si era tolta la vita a soli 18 anni. La morte della madre sconvolse molto la piccola, che tuttavia ebbe la fortuna di avere un buon padre e una tata che seppe tirarle su il morale. Inoltre, nel 1930, Albert Salomon si risposò con Paula Levi, una cantante d’opera tra le più brave di Berlino, anch’ella ebrea. A Paula piaceva molto Charlotte e l’affetto era ricambiato, seppe essere una buona matrigna per lei: la portava a teatro, ai concerti, agli eventi mondani.

Ma presto arrivò il fatico anno 1933: Hitler salì al potere, iniziarono le leggi razziali, i libri contro il regime venivano bruciati, a Paula venne proibito di esibirsi e Albert non poté più insegnare nell’università pubblica. Si stavano gettando le basi per lo sterminio degli ebrei. Vista la preoccupante situazione, Charlotte venne mandata a passare l’estate dai nonni materni in Italia.

30 gennaio 1933

Il viaggio in Italia fu fondamentale per la diciassettenne Charlotte, le confermò quello che già sentiva da tempo: voleva essere un’artista. Lo sapeva, sarebbe stato difficile, ma doveva combattere con tutte le sue forze e provarci. Nel 1935 vennero emanate le leggi di Norimberga, che sancivano di fatto la superiorità della “razza ariana”, togliendo molti diritti agli ebrei, considerati inferiori e “impuri”, non dovevano mischiarsi con i “purosangue” tedeschi. La vita si fece ancora più difficile, ma Charlotte riuscì a farsi ammettere all’Accademia di Belle Arti di Berlino, in quanto figlia di un ex combattente della Prima Guerra Mondiale.

Nell’inverno 1937 Paula iniziò a collaborare con Alfred Wolfsohn, un insegnante di canto in cerca di lavoro, reduce della Prima Guerra Mondiale. Lui e Charlotte presto si innamorarono e iniziarono un’appassionata storia d’amore, destinata a finire in tragedia. Dopo pochi mesi la ragazza interruppe gli studi all’Accademia, ormai l’antisemitismo era insostenibile e, nonostante fosse la studentessa più brava del corso, non le potevano essere conferiti premi. Tuttavia, non smise mai di dipingere, immortalando sulla carta ogni evento, ogni personaggio e ogni sentimento della sua vita.

Nel 1938 la situazione in Germania era ormai precipitata: il padre Albert Salomon venne deportato nel campo di concentramento di Sachsenhausen e Charlotte iniziò i preparativi per fuggire dai nonni Ludwig e Marianne Grunwald a Villefranche-sur-Mer, in Francia. Dovette dire addio al suo grande amore Alfred.

Il rifugio francese prendeva il nome di Ermitage, una residenza della ricca americana Ottilie Moore, che aveva conosciuto i coniugi Grunwald in Spagna. Charlotte vi arrivò nella primavera del 1939 e la signora le mise a disposizione tutto l’occorrente per dipingere. Quello stesso anno scoppiò la guerra e nel giugno 1940 i tedeschi invasero la Francia: Charlotte e il nonno, che si erano trasferiti in un appartamento a Nizza a causa della cattive condizioni di salute dell’uomo, vennero deportati a Gurs. Dopo poche settimane fecero ritorno all’Ermitage, in quanto inadatti al lavoro. Ma le brutte notizie non erano finite: la nonna, Marianne, si era tolta la vita, come le sue due figlie prima di lei. Charlotte, sconvolta, decise di dedicare tutta se stessa alla sua opera: Vita? O Teatro?

Così ella passava le sue giornate, dipingendo e cantando, ignara di quello che succedeva nel resto d’Europa perché in quella parte della Francia, allora libera, non arrivavano facilmente le notizie. Alla fine del 1941 si trasferì all’Ermitage un rifugiato austriaco ebreo, Alexander Nagler. I due si innamorarono e, quando nel giugno 1943 si sposarono, Charlotte era già in dolce attesa. Purtroppo, quel figlio non arrivò mai: il 21 settembre i nazisti entrarono all’Ermitage e portarono Charlotte e Alexander ad Auschwitz. Probabilmente lei venne uccisa poco dopo il suo arrivo.

Ma l’eredità di Charlotte continua a vivere: Vita? O Teatro? si compone di 1325 fogli realizzati a guazzo, che narrano tutta la sua vita, seppur con nomi fittizi. Lei è Charlotte Kann e, insieme alle sue avventure quotidiane, si mischiano gli orrori del nazismo. Tutta l’opera si trova al Museo storico ebraico di Amsterdam, arrivata fino a noi grazie al dottor Moridis, che a sua volta la restituì ai genitori dell’artista.

Il sito del Museo Ebraico di Amsterdam mette a disposizione le centinaia di disegni di Charlotte.

Charlotte Salomon è tra le protagoniste del libro Le Disobbedienti di Elisabetta Rasy. Clicca qui per leggere la nostra recensione e qui per acquistarlo.

Per una monografia completa sull’artista, con tutta la sua grande opera, consigliamo questo grande libro edito da Castelvecchi: Vita? O teatro?

Se volete una lettura più leggera, segnaliamo la graphic novel Charlotte Salomon. I colori dell’anima.

Una opinione su "Charlotte Salomon"

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora