Il 14 ottobre due militanti ecologisti di “Just Stop Oil” hanno lanciato una zuppa di pomodoro contro l’opera di Vincent Van Gogh, I Girasoli, esposta alla National Gallery di Londra.
Il 23 ottobre due attivisti di “Last Generation” hanno lanciato del purè di patate contro Les Meules (“Covoni di Fieno”) di Monet esposto al Museo Barberini di Potsdam, in Germania.
Il 27 ottobre sempre gli attivisti di “Just Stop Oil” si sono incollati al dipinto La Ragazza Col Turbante di Johannes Vermeer al museo Mauritshuis de L’ Aja e successivamente si sono versati addosso della salsa di pomodoro.
Cosa sta succedendo? Come mai l’attivismo ecologico sta puntando all’arte per farsi sentire?
‘Just Stop Oil’ è un movimento di forte protesta che denuncia il contributo delle compagnie petrolifere e dei governi, anche di quello inglese, alla crisi climatica. Da un paio di settimane sono in corso nel Regno Unito azioni veloci ma molto significativi contro luoghi, oggetti e trasporti pubblici da parte degli attivisti radicali. Alla National Gallery due giovani militanti in azione sono entrate entrambe nel museo per lanciare due lattine di zuppa di pomodoro contro il quadro di Van Gogh. Incollate poi al muro del museo per spiegare i motivi del loro gesto di protesta, hanno detto:
«Per voi l’arte vale più della vita? Più del cibo? Più della giustizia? Siete più preoccupati per la protezione di un quadro o per la protezione di un pianeta?».
Nel museo de L’ Aja, invece, uno dei manifestanti, chiede al pubblico presente:
«Come vi sentite quando qualcosa di bello viene distrutto? É lo stesso sentimento che si prova a vedere il Pianeta distrutto davanti ai nostri occhi».
“Last Generation” è un gruppo di protesta contro il cambiamento climatico e nel video postato dell’attacco al capolavoro impressionista, opera da 110 milioni di dollari esposta nell’ala permanente del museo, si vedono i due militanti che esortano i politici a prendere una posizione più drastica con le parole:
«Monet amava la natura e ne catturava la fragile bellezza nelle sue opere. Perché molti provano più paura che una di queste opere venga danneggiata piuttosto che per la distruzione del nostro mondo stesso?».
Ondate di polemiche sono subito esplose a difesa delle opere secolari.
Cerchiamo di capire, però, l’effettivo obiettivo degli attivisti e le reali conseguenze artistiche nelle opere, per una maggior consapevolezza della situazione generale.
Innanzitutto bisogna sapere che i musei stessi sono estremamente intrecciati alle politiche economiche delle compagnie di combustibili fossili, portatori di Artwashing, ossia un processo eticamente accettabile di finanziare l’arte per appianare le proprie pratiche aziendali non propriamente ecologiche. Purtroppo bisogna pensare all’arte e alla cultura come elementi fondanti del potere aziendale, scudi delle pratiche non eticamente corrette, ma nello stesso tempo, degli obiettivi, a questo punto, legittimi per l’attivismo climatico.
Altra questione: attaccare un opera d’arte è un gesto potente, universalmente riconosciuto come vandalismo (anche per coloro che non hanno mai messo piede dentro un museo) e per gli attivisti spiegare e parlare di cambiamento climatico non serve più. Per fortuna entrambe le opere non hanno subito danni in quanto erano dietro un vetro protettivo, ma su questo punto i militanti stessi sostengono di averlo saputo e quindi aver preso di mira I Girasoli, Les Meules e La Ragazza Col Turbante di proposito per non ledere i quadri stessi, ma solo per usarli come mezzo di protesta.
Ricordiamo anche che un filone della storia dell’arte del ‘900 è la Performance Art, esibizione costruita da un artista che si presenta davanti a un pubblico e crea una espressione culturale del tutto nuova in cui il concetto di base è che l’arte è qualcosa in continuo mutamento. Tra gli esponenti più significativi ci sono ad esempio Marina Abramovic, Vito Acconci, Joseph Beuys, John Cage, Gina Pane. Molte persone hanno richiamato questi atti come vere e proprie rivendicazioni di arte performativa, in quanto coinvolge gli elementi base di questo movimento: corpo del performer, presenza in un mezzo, una relazione tra performer e pubblico e soprattutto, la creazione di una risposta forte, violenta e incisiva da parte di chi guarda.
Un danno alle opere che quindi, in una visione contemporaneista, può essere identificato come esso stesso un gesto artistico. Basti pensare allo stesso Banksy che nell’ottobre 2021 ha distrutto un suo stesso dipinto subito dopo averlo venduto per oltre mezzo milione di sterline in un asta di Sotheby’s a Londra azionando un meccanismo interno alla cornice che ha tagliato il disegno in decine di strisce. Il congegno era stato inserito dallo stesso artista come gesto dimostrativo di critica verso la commercializzazione della sua arte, rendendo l’atto distruttivo parte stessa dell’opera.

Momento della distruzione dell’opera durante l’ asta
Ovviamente gli attivisti non sono artisti, non sono i creatori dell’opera, non hanno neanche lo stessa capacità creativa dei performance artist, ma con tutte queste considerazioni cerchiamo criticamente di capire come mai hanno preso come oggetto della protesta questi capisaldi dell’arte.
L’obiettivo è contribuire a una maggiore comprensione e a una più ampia consapevolezza da parte del pubblico della varietà di modalità di impegno riguardanti le questioni ambientali.
L’atto ha fatto perdere nobiltà alla causa?
A voi l’ardua sentenza.
“Non posso cambiare il fatto che i miei quadri non vendono. Ma verrà il giorno in cui la gente riconoscerà che valgono più del valore dei colori usati nel quadro”
Vincent Van Gogh
Qui di seguito i video della protesta all’interno dei due musei:
- Londra: https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2022/10/14/londra-ecologisti-lanciano-un-liquido-contro-un-quadro-di-van-gogh_ee488c21-b6ed-4122-a4ba-ff1dd7c4006f.html
- Potsdam: https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2022/10/23/clima-protesta-di-attivisti-in-germania-pure-di-patate-contro-un-quadro-di-monet_14de84d9-134b-4d71-9c80-00d9dc52778b.html
- L’Aja: https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2022/10/27/ecologisti-attaccano-la-ragazza-con-lorecchino-di-perla_067f368f-808b-4faf-8514-76b667c3a1c9.html