L’estate sta finendo, le giornate iniziano ad accorciarsi, il caldo afoso è passato e ormai le vacanze sono solo un bel ricordo.
Giugno è trascorso, e con lui anche il segno dei GEMELLI. Il Sole occupa, nello Zodiaco Tropicale, i gradi dei Gemelli, per approssimazione, dal 21 Maggio al 21 Giugno in cui si assiste al passaggio dalla primavera verso l’estate. Il segno grafico rappresenta due aste parallele, simbolo di specularità, come lo è l’immagine dei due Gemelli che caratterizza questo segno “doppio”.
Le parole chiave dei Gemelli sono: doppio, duplice e perdita dell’unicità, parole che hanno sempre affascinato pittori e fotografi per la loro sensazione perturbante e che ognuno analizza e rappresenta in base alla propria sensibilità.
Basti pensare a René Magritte con il suo dipinto dal titolo “Decalcomania” (1966). Ma anche “Le due Frida” (1939) di Frida Kahlo, “L’autoritratto con due volti” (1922) di Giorgio De Chirico e ancora il “Doppio ritratto di artisti” (1654) di Jean Baptiste de Champaigne e Cesare Sofianopulo con “Autoritratto bifronte” (1936). In fotografia non possiamo non citare “Identical Twins” di Diane Arbus del 1967 ed ancora i doppi di Maurice Gilbert, Claude Cahun, Man Ray e Alighiero Boetti ,quest’ultimo con “Gemelli” datato 1968.


Autoritratto Bifronte, 1936.

The life and death, 1928.



Autoritratto con due volti, 1922.

Decalcomania, 1966.

Doppio ritratto di artisti , 1654.

The Kiss, 1935.

Henri de Toulouse-Lautrecas as artist
and model, 1892.
Dal 22 giugno al 22 luglio, invece, si assiste all’avvio della stagione estiva con il segno del CANCRO, governato dalla Luna, archetipo della Grande Madre e connesso con il concetto di crescita per fasi graduali, di ciclicità.
Importante è l’accostamento della Luna e delle sue fasi a una delle figure mitologiche più interessanti: le tre parche, o le Moire greche, le divinità del Fato, figlie di Zeus e di Temis (la Giustizia). Esse sono: Cloto, che inizia a tessere il filo di ogni vita (Luna crescente), Àtropo che avvolge questo filo nella rocca, decidendone il destino e la durata (Luna piena), e Làchesi che inesorabile taglia il filo quando è il momento (Luna calante). Solo loro possono decidere o assecondare il Destino, e nessuno, neanche gli dei stessi, possono andare contro il loro volere. In particolare al Destino non si sfugge, una forza talmente potente ed ineluttabile che anche le divinità non possono fare altro che accettare.
Un quadro di Marco Bigio, o conosciuto anche come Giorgio da Siena, artista rinascimentale attivo tra il 1523 e il 1550, le ritrae come tre giovani, nude e belle ragazze. Le Parche si muovono leggiadre sulla tela, leggere ed in armonia con lo sfondo e l’ambiente circostante. Sulla destra abbiamo Cloto, a sinistra vediamo Lachesi, mentre al centro Atropo, con in mano un paio di forbici, capaci di spezzare il filo della vita. Per rafforzare il concetto, uno scheletro sullo sfondo assiste alla scena. Le pose, i colori e l’ambientazione sono utili a rimarcare le tre figure centrali, che svettano sulle altre.

Quinto Segno dello Zodiaco, è il LEONE, segno di Fuoco, elemento che ben rappresenta la stagione della piena estate, dal 23 Luglio al 22 Agosto: è il mese del Solleone, il momento più caldo dell’anno in cui si va in vacanza, è faticoso lavorare, ci si riposa e si ha la forza solo per rinfrescarsi.
Il Leone è una grande costellazione zodiacale dell’emisfero nord, individuabile con facilità nei mesi fra dicembre e giugno: la forma di un leone acquattato è facilmente riconoscibile e il cuore del Leone, la sua stella più luminosa è Regolo (“piccolo re” in latino). In arte non possiamo non nominare un icona che attraversa secoli e secoli: il leone alato di Venezia.
Esso rappresenta l’evangelista San Marco, patrono della città stessa, conosciuto anche come leone marciano, simbolo di Venezia utilizzato per dare un immediato e inconfondibile segno di identità e di potenza.
La simbologia cristiana deriva da un’antica leggenda: Marco stava navigando verso Alessandria d’Egitto. In una sera tempestosa, cercò riparo in una delle poche capanne di pescatori che sorgevano a Venezia. Dopo una frugale cena si addormentò e un angelo, rappresentato da un leone alato, gli apparve in sogno ed esclamò una frase in latino:
«Pax tibi Marce Evangelista meus, hic requiescet corpus tuum»
(Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo)
Al mattino raccontò il sogno ai pescatori. Poi salpò per continuare il viaggio verso l’Egitto. La sua missione era quella di convertire gli infedeli e fondare una delle più antiche e importanti sedi della cristianità di quei tempi.
La leggenda si tramandò per secoli e col passare del tempo i veneziani si sentirono sempre più in dovere di far tornare San Marco a Venezia. Nell’anno 828 le reliquie, trafugate ad Alessandria d’Egitto da due mercanti veneziani, vennero accolte a Venezia dal Doge che giustificò l’impresa. Per ospitare le spoglie venne consacrata e dedicata a San Marco la Prima Basilica. Da quel momento diventò Patrono. Il possesso delle reliquie di San Marco ebbe un forte impatto sulla cittadinanza che sentendosi sicura e protetta sviluppò una forte devozione. Comportò altresì importanti vantaggi di tipo diplomatico e politico che giovarono a Venezia e alla sua immagine sulla scena internazionale. Verso la fine del XIII secolo il leone iniziò ad avere una valenza politica: apparve negli atti ufficiali della Repubblica e venne usato come sigillo sui cippi confinari.
Infine il segno che chiude l’estate: LA VERGINE. La stagione è ancora calda e rassicurante da una parte, ma si cominciano ad avvertire i primi freddi.
Attenzione che la Vergine, nel suo significato etimologico originario, non è collegata alla purezza, alla castità, ma la “virgo” latina invece era la donna autonoma, libera e autosufficiente, semplicemente non sposata. “Vir“e “virgo” sono quindi le due forme maschile e femminile dell’adulto libero, forte, autonomo, indipendente economicamente, e la “verginità” è il corrispettivo femminile della “virilità”. Le dee madri quindi, considerate “vergini”, vanno intese invece in tutta la loro libertà sessuale, nella pienezza della loro forza ed uguaglianza rispetto al maschile.
Partendo dalla figura disegnata nella sua Costellazione, la vergine è da sempre rappresentata come una donna alata che tiene in grembo il raccolto, i covoni di grano e la frutta (due stelle luminose della costellazione si chiamano Spica, spiga, e Vindimiatrix, vendemmiatrice).
In particolare nel segno della Vergine ritroviamo il mito di Cerere/Demetra nella parte che riguarda il rapimento di Proserpina/Persefone. Cerere era la dea delle messi, protettrice del lavoro nei campi, madre di Proserpina, che collabora con lei al fiorire della natura. Quando Plutone, dio dell’oltretomba, rapisce Proserpina e ne fa la sua regina con l’inganno (le offre un melograno, di cui la giovane dea mangia pochi chicchi), Cerere manifesta tutta la sua ira e il suo dolore di madre privata della figlia minacciando una gravissima carestia. Preoccupato, Giove propone un compromesso: per sei mesi all’anno Proserpina stia con la madre (dal 21 Marzo al 23 settembre, appunto, il periodo della Vergine), e per sei mesi con il suo sposo negli Inferi: simbolicamente è la stasi autunnale e il rigido inverno.
Famosa è la scultura di Gian Lorenzo Bernini, Il Ratto di Proserpina realizzata tra il 1621 e il 1622 su commissione del Cardinale Scipione Caffarelli- Borghese. La scultura del Bernini è in marmo di Carrara e misura circa 255 cm di altezza compresa la base; la sola statua è alta circa 122 cm. Lo scultore barocco coglie l’azione del rapimento al culmine del suo svolgimento e offre all’osservatore il massimo del pathos; le emozioni dei personaggi sono perfettamente rappresentate e leggibili attraverso la gestualità e l’espressività dei volti. Il potente dio dell’Oltretomba sta guardando la fanciulla avidamente, Proserpina, invece, è colta nell’attimo in cui sta gridando un’invocazione disperata alla madre Cerere e alle campagne.



