Andy Warhol icona POP

La mostra genovese su Andy Warhol si svolge al Porto Antico, precisamente ai magazzini del cotone, fino al 27 marzo 2022.

L’esposizione si concentra su diverse tematiche che vanno ad approfondire l’arte di Warhol nell’ottica Pop e imprenditoriale. Trattandosi di un personaggio più che conosciuto, l’esposizione evita di ripercorrere passo passo la vita dell’artista, che comunque è spiegata nei pannelli espositivi, concentrandosi sulla filosofia della pop art. L’ingresso alla mostra si compone di questa enorme sala, nel quale il visitatore viene subito immerso nei capolavori di Warhol, partendo da alcuni manifesti pubblicitari, il ritratto di Marilyn, ma anche vestiti serigrafati con l’iconica Campbell’s soup. Già in questa prima sala ci si immerge in quella che è la filosofia pop: rendere unici oggetti del quotidiano e rendere riproducibile e commerciabile l’arte; è infatti grazie alla scoperta della tecnica serigrafica che l’opera non è più un unicum ma un pezzo di serie.

La Business art è il gradino subito dopo l’Arte. Ho cominciato come artista commerciale e voglio finire come artista del business

Andy Warhol

Il rendere riproducibile all’infinito porta Warhol a uno step successivo, nel quale l’arte diventa il prodotto di una “industria” diretta dall’artista stesso, che non è più un personaggio incompreso ma un vero imprenditore. L’idea stessa di industria è alla base della Factory, o Silver Factory, di Warhol che apre nel 1962 a New York. La Factory di Warhol viene riprodotta nella seconda sala dell’esposizione; le pareti sono ricoperte di carta argentata e al centro vi è lo stesso divano rosso presente nella Factory newyorkese. Alle pareti foto dei personaggi che gravitavano intorno all’artista e una sequenza fotografica di Warhol vestito da donna.

Dopo un tuffo nella Silver Factory, si approda al campo musicale, che è anche l’ultimo spazio espositivo della mostra. Prima di percorrere il lungo corridoio si entra in una cabina con video proiettati di diversa natura, fra cui uno dei video registrato nella Factory dall’animo punk. Nel corridoio invece troviamo i dischi iconici disegnati da Warhol, come Snicky fingers dei Rolling Stones, di cui sono presenti anche le polaroid di “studio” in modo da mettere in relazione la fase di studio con il prodotto finale. Oltre ai Rolling Stones sono presenti i dischi dei Beatles, di Miguel Bosè, di Liza Minelli e altri artisti con cui Warhol ha collaborato, unica mancanza è il famoso album dei Velvet Underground, di cui fu manager e produttore. Noi delle sue copertine e della sua presenza nel mondo musicale ne avevamo già parlato tempo fa in questo articolo.

Si chiude la mostra con le copertine della rivista di Warhol “Interview“, con i ritratti dei grandi della moda come Valentino e Gianni Versace e alcuni disegni fatti in occasione di un convegno sul design. La rivista venne fondata nel 1969 e rappresenta una tappa importante per capire il concetto di business art: infatti la rivista si presenta con una facies nuova, pop, ma i contenuti sono i classici dei magazine mondani con gossip e novità sul mondo delle star. La sua rivista, dal carattere riconoscibile ed eccentrico lo portò alla collaborazione con altri magazine quali il Times e Vogue.

La mostra si presenta come un’ottima occasione per vedere con un occhio più attento e approfondito temi già conosciuti come la Pop Art e Andy Warhol. La parte dedicata alla sua visione di arte e artista è sicuramente un approfondimento dovuto per capire appieno il lavoro di Warhol, basato sulla commercializzazione sbarazzandosi della dietrologia e della filosofia che è solita dell’arte contemporanea; lo Warhol stesso dichiarò infatti di trovare la sua essenza nella superficie delle cose.

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