Ogni romano sa che nella Città Eterna una delle mete più belle per una passeggiata all’aria aperta è il parco di Villa Borghese. Immersa nella natura e nell’arte, all’interno della Villa non c’è solo la celeberrima Galleria Borghese, ma anche altri musei più piccoli come quello dedicato a Pietro Canonica.
Canonica è stato uno scultore italiano a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Nato a Moncalieri (provincia di Torino) nel 1869, si trasferì a Roma nel 1922, quando era già un artista affermato e ricercato da tutte le corti più importanti d’Europa. Il Comune gli diede in affido un edificio all’interno della Villa Borghese, la “Fortezzuola“, che nel XVII secolo era utilizzato per allevare gli animali utilizzati nelle battute di caccia della famiglia Borghese.
Nella Fortezzuola Canonica allestì il suo studio e ancora oggi è visibile al primo piano il suo appartamento privato. Nella sua collezione personale figurano diversi quadri dell’Ottocento piemontese, oltre ad arazzi, arredi pregiati e… l’armatura di un samurai! Simbolo della sua personalità curiosa ed eclettica. Egli, difatti, non era solo uno scultore, ma anche un musicista. Studiò composizione fin dal 1912 e scrisse cinque opere liriche, occupandosi di definire tutti i dettagli dalla musica al libretto, fino ai bozzetti per i costumi.
La sua carriera fu talmente brillante da valergli la nomina come Senatore a vita, nel 1950. Morì l’8 giugno del 1959 nella sua dimora romana, dove continuò ad abitare la moglie. Dopo la scomparsa di quest’ultima, nel 1987, secondo le sue volontà, la casa-studio fu donata al Comune di Roma.
Il Museo al piano terra si articola in 7 sale, nelle quali sono esposte le opere del Canonica secondo un percorso tematico.
Nella I sala si trovano dei bellissimi ritratti realizzati nel primo ventennio del Novecento, quando l’artista si dedicava in massima parte a questo genere, che lo ha reso famoso in tutta Europa. Tra le sculture spicca il Ritratto di Franca Florio, una nobildonna siciliana nota non solo per la sua bellezza, ma anche per la cultura e l’amore per le arti.

L’opera più suggestiva, a mio parere, è Dopo il voto, nella quale viene rappresentata una ragazza con il viso appoggiato sulla mano e un’espressione molto malinconica. Si tratta di un gesso, copia dell’originale.

La seconda sala espone ritratti della famiglia imperiale russa, commissionati prima della Rivoluzione. Importante è la presenza dei modelli per il monumento al Granduca Nicola Nicolajevich e il monumento allo Zar Alessandro II, in quanto entrambri vennero distrutti durante gli anni della Rivoluzione e dunque questi modelli ne sono l’unica testimonianza.

Ma, oltre alle opere celebrative, nella sala sono esposti anche due monumenti funerari, tra cui il monumento funerario a Laura Vigo: una bambina tiene in mano un hula hoop, ma rivolge il viso e lo sguardo verso il basso in segno di tristezza, contrastando con il gioco che è intenta a fare.

Nella terza sala continuano i monumenti funerari e le opere celebrative, tra le quali spiccano la Presa di Smirne, dedicata ad Ataturk, e la Battaglia di Sakarya, dedicata alla Repubblica Turca.


Si trovano inoltre alcune opere allegoriche, come la suggestiva Lo Scavatore, rappresentante un uomo chinato acefalo e senza un braccio, come se fosse una statua antica ritornata alla luce dopo secoli. Scava, nella roccia, un volto umano, appena abbozzato, come a voler indicare che l’uomo cerca di creare con fatica la propria identità.

La Quarta sala presenta solamente tre busti di nobili: Michele di Romania, Elena di Romania e Emanuele Filiberto Duca d’Aosta.
Nella Quinta sala sono esposti modelli e bozzetti in gesso, tra i quali si segnala il bassorilievo in gesso per il Monumento ad Alessandro Manzoni ed Antonio Rosmini.
Il tema della Sesta sala è la religione: sono presentati i rilievi per la Via Crucis, il Cristo alla colonna, il Crocefisso e il Cristo flagellato. Molto bella è la scultura in marmo della Madonna con il Bambino, risalente al 1918.


L’ultima sala è un corridoio nel quale sono esposti numerosi busti, ritratti di importanti persone dell’epoca del primo Novecento: aristocratici, politici, papi… Nessuno sembra sfuggire all’attenzione del Canonica. Ma, insieme a questa sfilata di eminenze, emerge il marmo allegorico de L’abisso, con due amanti che si abbracciano, come a proteggersi da qualsiasi pericolo.

Queste sono solo alcune delle bellissime opere che si possono ammirare al Museo Canonica, uno dei musei meno frequentati della Capitale e di cui, a conclusione di questo articolo, consigliamo la visita.
Per tutte le info pratiche è possibile fare riferimento al sito ufficiale e ricordiamo che la visita è gratuita con la Mic Card.




