Animali fantastici e dove trovarli…nel Medioevo. Parte II

Nell’articolo precedente sono stati presentati due tra i più importanti animali dell’immaginario medievale: il leone e l’aquila, rispettivamente appartenenti alla famiglia dei quadrupedi e degli uccelli. In questo articolo verranno presentate le altre tre categorie animali con le quali si classificavano le creature nel Medioevo: i pesci, i serpenti e i vermi.

Nonostante tra i pesci il “re” fosse il delfino, spesso rappresentato con una corona, l’abitante delle acque più discusso e importante fu la balena; ovviamente è importante notare, come già detto nell’articolo precedente, che l’appartenenza a una categoria non era dettata da corrette nozioni di biologia; infatti sia la balena che il delfino sono mammiferi e non pesci.

Due pescatori su una creatura marina (J. Paul Getty Museum, ms. Ludwig XV 3, fol. 89v)

La balena sicuramente affascinò e intimorì gli uomini del Medioevo per le sue dimensioni, spesso associate a quelle di isole e attolli. Anche su questo animale si può trovare un brano nel Fisiologo; qui, come fu per il leone, si distinguono più nature della balena:

[…] La prima natura è queste: quando ha fame, apre la bocca, e dalla sua bocca esce ogni profumo di aromi, e lo sentono i pesci piccoli e accorrono a sciami nella sua bocca, ed esso li inghiotte; non mi risulta invece che i pesci grandi e adulti si avvicinino al mostro. Così anche il demonio e gli eretici, con la seduzione e l’inganno, che sembra essere un soave profumo, adescano i piccoli e coloro che non hanno il senno adulti […]. L’altra natura del mostro: esso è di proporzioni enormi, simile a un’isola; ignorandolo, i navigatori legano ad esso le loro navi, come in un’isola, e vi piantano le ancore e gli arpioni; quindi vi fanno fuoco sopra per cucinarsi qualcosa: ma non appena esso sente caldo, s’immerge negli abissi marini e vi trascina le navi. Se dunque anche tu, o uomo, ti senti sospeso alla speranza del demonio, questi ti trascina con sé nella geenna del fuoco.

Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, pp. 56-57

Anche se il timore per questo gigante dei mari era grande, la caccia alla balena era un’attività molto praticata nel Medioevo e spesso la si trova descritta e narrata nelle enciclopedie. Della balena poi non si buttava via nulla, tutto, dalle ossa alla lingua, era utilizzato; pare, per esempio, che quest’ultima fosse un piatto prelibato molto apprezzato dai signori.

Prima di passare al serpente, è interessante notare come in questa categoria, oltre ai veri e propri serpenti, venissero inseriti anche anfibi e rettili, come rospi e lucertole, ma anche alcuni gasteropodi, come le lumache.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, nel Medioevo il serpente non era visto solo come un rappresentante del peccato; nel Fisiologo, come nel Bestiario Ashmole, infatti, sono riportante alcune “nature” di questo rettile che ne mostrano i pregi, come:

[…] La sua prima natura è questa: quando invecchia, gli si velano gli occhi, e se vuol ridiventare giovane, rimane a digiuno per quaranta giorni e quaranta notti, finché la sua pelle non diventa floscia; e cerca una stretta fessura nella roccia, vi penetra e vi comprime il corpo, si sbarazza della spoglia e ridiventa giovane. Allo stesso modo anche tu, o uomo, se vuoi sbarazzarti della vecchia spoglia del mondo, attraverso la via stretta e angusta, mortifica il tuo corpo per mezzo di digiuni: perché “stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita eterna”. […]

Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, p. 49

La prima natura del serpente (Bodleian Library, ms Ashmole 1511, fol. 84r)

La lista dei vizi e delle crudeltà dei serpenti è, però, più lunga delle sue qualità; tutti i tipi di serpenti trattati nei bestiari, tra cui vipera, aspide, biscia e altri, presentano comportamenti assimilabili ai peccatori e al male. La vipera, per esempio, viene associata nel Fisiologo ai Farisei, in quanto assassini dei propri “padri”, ovvero i profeti. Allo stesso modo la vipera femmina uccide il maschio staccandogli la testa e i piccoli, prima di essere partoriti, uccidono la madre mangiandole il ventre; non a caso, Sant’Ambrogio, definisce la vipera il serpente più crudele ed intelligente. Altro serpente particolare è l’anfisbena: questo rettile presenta due teste, una al posto naturale l’altra al capo opposto del corpo, ama i climi freddi poiché ha sempre caldo e i suoi occhi sono luminosi di fiamme. Per via della conformazione del suo corpo, si muove solo in cerchio, tenendo le due teste vicine.

Anfisbena (Bodleian Library, ms Ashmole 1511, fol. 81v)

Tra i serpenti sono poi descritti anche molte creature fantastiche, come draghi, salamandre e basilischi, che andremmo a scoprire negli articoli successivi.

Infine i vermi, anche questa categoria racchiude una moltitudine eterogenea di creature tra cui insetti, molluschi, rettili, anfibi e a volte anche piccoli mammiferi, come il topo campagnolo. In generale, gli appartenenti a questa categoria non sono ben visti nel Medioevo, soprattutto perché stanno a contatto con la sporcizia o perché distruggono le messi. Un’eccezione era la formica: le sue qualità di grande lavoratrice le permisero di entrare a pieno titolo tra le creature a cui guardare per essere un buon cristiano. Dice il Fisiologo:

[…] Terza natura della formica. Spesso la formica va nel campo all’epoca della mietitura e si arrampica sulla spiga e porta giù il chicco, e prima di arrampicarsi annusa lo stelo della spiga, e al fiuto riconosce se è grano oppure orzo: e se è orzo, non sale, se invece è grano, sale e fa cadere il chicco. L’orzo infatti è nutrimento delle bestie, come dice Giobbe: “Invece di frumento cresca per me l’orzo” (Giob., 31.40). Fuggi dunque anche tu il nutrimento delle bestie, e prendi il frumento riposto nel granaio celeste. Poiché l’orzo si paragona all’insegnamento degli eretici, il grano invece alla retta fede in Cristo.

Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, pp. 51-52

Era riportato nei bestiari che queste piccole creature fossero pulite al punto da seppellire i propri morti lontano dalla propria casa, portandolo in un luogo specifico con un corteo. A volte però, il loro zelo nell’accumulare cibo per l’inverno era visto come avarizia poiché prende più di quanto veramente le serva per sopravvivere.

A queste categorie, spesso nei Bestiari di aggiungevano i legni e le pietre preziose: questi come gli animali possedevano talvolta delle proprietà e delle caratteristiche rese in modo tale da trasmettere degli insegnamenti.

Come si è potuto vedere grazie a questi brevi esempi, gli animali presenti nei Bestiari erano più degli alter ego fantastici che delle precise rappresentazioni; chi più chi meno aveva subito dei profondi cambiamenti, fisici o comportamentali, per adattarsi alle esigenze dello scrittore. Per la stessa necessità erano rappresentati animali del tutto inventati e fantastici, alcuni come il formica-leone, seppur esistenti veramente, erano ritratti in modo mostruoso: questo infatti, in alcune fonti, è rappresentato come letteralmente metà leone e metà formica, impossibilitato a vivere dal fatto che non poteva cibarsi né di carne né di vegetali. Altri invece sono assolutamente fittizi, come la manticora o la sirena. Di questi e di altri animali immaginifici si parlerà negli articoli a seguire.

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