Nell’articolo precedente sono stati presentati due tra i più importanti animali dell’immaginario medievale: il leone e l’aquila, rispettivamente appartenenti alla famiglia dei quadrupedi e degli uccelli. In questo articolo verranno presentate le altre tre categorie animali con le quali si classificavano le creature nel Medioevo: i pesci, i serpenti e i vermi.
Nonostante tra i pesci il “re” fosse il delfino, spesso rappresentato con una corona, l’abitante delle acque più discusso e importante fu la balena; ovviamente è importante notare, come già detto nell’articolo precedente, che l’appartenenza a una categoria non era dettata da corrette nozioni di biologia; infatti sia la balena che il delfino sono mammiferi e non pesci.

La balena sicuramente affascinò e intimorì gli uomini del Medioevo per le sue dimensioni, spesso associate a quelle di isole e attolli. Anche su questo animale si può trovare un brano nel Fisiologo; qui, come fu per il leone, si distinguono più nature della balena:
[…] La prima natura è queste: quando ha fame, apre la bocca, e dalla sua bocca esce ogni profumo di aromi, e lo sentono i pesci piccoli e accorrono a sciami nella sua bocca, ed esso li inghiotte; non mi risulta invece che i pesci grandi e adulti si avvicinino al mostro. Così anche il demonio e gli eretici, con la seduzione e l’inganno, che sembra essere un soave profumo, adescano i piccoli e coloro che non hanno il senno adulti […]. L’altra natura del mostro: esso è di proporzioni enormi, simile a un’isola; ignorandolo, i navigatori legano ad esso le loro navi, come in un’isola, e vi piantano le ancore e gli arpioni; quindi vi fanno fuoco sopra per cucinarsi qualcosa: ma non appena esso sente caldo, s’immerge negli abissi marini e vi trascina le navi. Se dunque anche tu, o uomo, ti senti sospeso alla speranza del demonio, questi ti trascina con sé nella geenna del fuoco.
Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, pp. 56-57
Anche se il timore per questo gigante dei mari era grande, la caccia alla balena era un’attività molto praticata nel Medioevo e spesso la si trova descritta e narrata nelle enciclopedie. Della balena poi non si buttava via nulla, tutto, dalle ossa alla lingua, era utilizzato; pare, per esempio, che quest’ultima fosse un piatto prelibato molto apprezzato dai signori.
Prima di passare al serpente, è interessante notare come in questa categoria, oltre ai veri e propri serpenti, venissero inseriti anche anfibi e rettili, come rospi e lucertole, ma anche alcuni gasteropodi, come le lumache.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, nel Medioevo il serpente non era visto solo come un rappresentante del peccato; nel Fisiologo, come nel Bestiario Ashmole, infatti, sono riportante alcune “nature” di questo rettile che ne mostrano i pregi, come:
[…] La sua prima natura è questa: quando invecchia, gli si velano gli occhi, e se vuol ridiventare giovane, rimane a digiuno per quaranta giorni e quaranta notti, finché la sua pelle non diventa floscia; e cerca una stretta fessura nella roccia, vi penetra e vi comprime il corpo, si sbarazza della spoglia e ridiventa giovane. Allo stesso modo anche tu, o uomo, se vuoi sbarazzarti della vecchia spoglia del mondo, attraverso la via stretta e angusta, mortifica il tuo corpo per mezzo di digiuni: perché “stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita eterna”. […]
Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, p. 49

La lista dei vizi e delle crudeltà dei serpenti è, però, più lunga delle sue qualità; tutti i tipi di serpenti trattati nei bestiari, tra cui vipera, aspide, biscia e altri, presentano comportamenti assimilabili ai peccatori e al male. La vipera, per esempio, viene associata nel Fisiologo ai Farisei, in quanto assassini dei propri “padri”, ovvero i profeti. Allo stesso modo la vipera femmina uccide il maschio staccandogli la testa e i piccoli, prima di essere partoriti, uccidono la madre mangiandole il ventre; non a caso, Sant’Ambrogio, definisce la vipera il serpente più crudele ed intelligente. Altro serpente particolare è l’anfisbena: questo rettile presenta due teste, una al posto naturale l’altra al capo opposto del corpo, ama i climi freddi poiché ha sempre caldo e i suoi occhi sono luminosi di fiamme. Per via della conformazione del suo corpo, si muove solo in cerchio, tenendo le due teste vicine.

Tra i serpenti sono poi descritti anche molte creature fantastiche, come draghi, salamandre e basilischi, che andremmo a scoprire negli articoli successivi.
Infine i vermi, anche questa categoria racchiude una moltitudine eterogenea di creature tra cui insetti, molluschi, rettili, anfibi e a volte anche piccoli mammiferi, come il topo campagnolo. In generale, gli appartenenti a questa categoria non sono ben visti nel Medioevo, soprattutto perché stanno a contatto con la sporcizia o perché distruggono le messi. Un’eccezione era la formica: le sue qualità di grande lavoratrice le permisero di entrare a pieno titolo tra le creature a cui guardare per essere un buon cristiano. Dice il Fisiologo:
[…] Terza natura della formica. Spesso la formica va nel campo all’epoca della mietitura e si arrampica sulla spiga e porta giù il chicco, e prima di arrampicarsi annusa lo stelo della spiga, e al fiuto riconosce se è grano oppure orzo: e se è orzo, non sale, se invece è grano, sale e fa cadere il chicco. L’orzo infatti è nutrimento delle bestie, come dice Giobbe: “Invece di frumento cresca per me l’orzo” (Giob., 31.40). Fuggi dunque anche tu il nutrimento delle bestie, e prendi il frumento riposto nel granaio celeste. Poiché l’orzo si paragona all’insegnamento degli eretici, il grano invece alla retta fede in Cristo.
Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, pp. 51-52
Era riportato nei bestiari che queste piccole creature fossero pulite al punto da seppellire i propri morti lontano dalla propria casa, portandolo in un luogo specifico con un corteo. A volte però, il loro zelo nell’accumulare cibo per l’inverno era visto come avarizia poiché prende più di quanto veramente le serva per sopravvivere.
A queste categorie, spesso nei Bestiari di aggiungevano i legni e le pietre preziose: questi come gli animali possedevano talvolta delle proprietà e delle caratteristiche rese in modo tale da trasmettere degli insegnamenti.
Come si è potuto vedere grazie a questi brevi esempi, gli animali presenti nei Bestiari erano più degli alter ego fantastici che delle precise rappresentazioni; chi più chi meno aveva subito dei profondi cambiamenti, fisici o comportamentali, per adattarsi alle esigenze dello scrittore. Per la stessa necessità erano rappresentati animali del tutto inventati e fantastici, alcuni come il formica-leone, seppur esistenti veramente, erano ritratti in modo mostruoso: questo infatti, in alcune fonti, è rappresentato come letteralmente metà leone e metà formica, impossibilitato a vivere dal fatto che non poteva cibarsi né di carne né di vegetali. Altri invece sono assolutamente fittizi, come la manticora o la sirena. Di questi e di altri animali immaginifici si parlerà negli articoli a seguire.