Oggi vi vorremmo proporre la mostra monografica del Mart di Rovereto dedicata a Depero. L’esposizione esplora la modernità delle sue sperimentazioni e l’influenza delle sue ricerche nei vari ambiti dell’arte; infatti a differenza delle tradizionali mostre che si concentrano unicamente sull’attività pubblicitaria dell’artista (con i famosi bozzetti pubblicitari per il Campari), il Mart ha sviluppato un percorso che vuole indagare l’interesse di Depero verso la moda, il design, il fumetto, il cinema e soprattuto il teatro. La mostra è monumentale (per una visita approfondita richiede 2 ore) in quanto contiene circa 500 lavori tra opere, disegni, mobili, oggetti, manifesti, fotografie, libri, riviste, e per l’occasione sono stati realizzati anche video e film con lo scopo di mostrare concretamente al visitatore gli spettacoli teatrali dell’artista. La mostra è visitabile entro il 13 febbraio e a mio avviso rappresenta un’occasione unica per conoscere un altro lato dell’artista che purtroppo ancora oggi è stato poco esplorato.
Tra Depero e Rovereto esiste una forte relazione: ben prima della mostra, infatti, l’artista alla data della sua morte nel 1960 decise di lasciare in eredità alla città l’unico museo futurista italiano (che ancora oggi è possibile visitare) e il suo archivio personale, comprensivo di circa 3000 oggetti, tra cui buona parte della sua produzione artistica, carte, materiali e una ricca biblioteca. La sua eredità è stata fondamentale per la riscoperta del futurismo, avvenuta negli ultimi decenni, e in particolare per la rivalutazione del personaggio di Depero: un’artista poliedrico impegnato su vari fronti e ambiti di sperimentazione, dalla pittura ai “complessi plastici motorumoristi”, dalla grafica al teatro, dalla poesia alla comunicazione, dalla lirica ai progetti editoriali. Un creativo alla ricerca dell’arte totale, fermamente convinto che tra un linguaggio e l’altro non esistessero gerarchie. Il Mart con il tempo ha reso omaggio all’artista innanzitutto acquistando molte delle sue opere dimenticate in giro per il mondo e soprattuto restaurando soprattutto le sue opere poco celebri, che per l’occasione sono esposte alla mostra nel loro massimo splendore, come ad esempio i monumentali arazzi, le ricostruzioni dei costumi teatrali, le scenografie dei “Balli Plastici” e “Le chant du rossignol” e gli oggetti di design avveniristici.
La mostra, il cui allestimento è stato curato dallo studio Baldessari e Baldessari, si compone di ben 5 sezioni: “Ricostruzioni“, con i numerosi rifacimenti delle insolite creazioni di Depero per il teatro; “Effetto Depero“, in cui emergono i grandi nomi del design italiano che si sono apertamente ispirati all’artista trentino; “America“, dove la storia e l’opera di Depero vengono raccontate attraverso le più recenti produzioni audiovisive; “Museo“, realizzata con i documenti e le pubblicazioni provenienti dall’Archivio del ‘900; “Conservazione/Educazione“, che valorizza i progetti portati avanti negli anni dal Mart nell’ambito del restauro e della mediazione culturale.
La sezione che mi ha maggiormente affascinato è “Ricostruzioni”, in quanto nella mostra emerge ampiamente l’estrema passione di Depero verso il teatro e di come in realtà il suo amore e talento non siano mai stati in grado di emergere. Un esempio fra tutti, del fallimento da scenografo e da regista dell’artista, é dato proprio dalla sua prima esperienza in ambito teatrale nell’aprile del 1918 con “Balli Plastici”, dove Depero tentò di rivoluzionare il teatro sostituendo gli attori con marionette animate. L’opera ebbe un numero talmente esiguo di spettatori che dopo neanche due repliche venne soppressa, per questo motivo già negli anni Venti la maggior parte delle sue marionette andarono disperse. Soltanto nel 1980 le marionette vennero ricostruite per una nuova messa in scena dello spettacolo in occasione dell’Autunno musicale di Como e di una lunga tournée che si concluse al Teatro Zandonai di Rovereto.
L’opera che in assoluto mi ha più incanta è stata “Flora magica” scenografia “de Le chant du Rossignol” del 1917. Nel 1916 Sergej Djagilev, l’impresario dei Balletti Russi, chiese a Depero di creare scene e costumi per un balletto musicato da lgor Stravinskij e ispirato alla fiaba di Andersen “L’usignolo“. L’artista interpretò questo tema esotico e fantastico con una scenografia composta da grandi forme tridimensionali e con dei costumi altrettanto avveniristici che trasformavano i ballerini in sculture viventi. L’aspetto rigido e ingombrante di tali costumi fu il motivo principale del rifiuto di Djagilev di utilizzare il lavoro di Depero e della sua decisione di rivolgersi a un altro artista, Henri Matisse, per mettere in scena lo spettacolo a Parigi. La grande Flora magica venne quindi dispersa da Depero, che l’aveva immaginata come, a suo dire, una “gigantesca flora metallica, foglie cristalline di 7 metri, corone di campanule geometriche, merlettate, dentate, tronchi, aste giallissime e rigide; intricato giardino di selvaggia zona tropicale, costruzione floreale spinosa e solida, rosa, azzurra, giallo, arancione, una festa orgiastica di colori e di forme“. A partire dagli anni Ottanta, il suo progetto rivive nelle ricostruzioni di Enzo Cogno per il Teatro La Fenice di Venezia. Per l’occasione oltre alla composizione scenica si possono osservare anche i costumi e i designi preparatori dello spettacolo.
La mostra è fortemente raccomandata alle famiglie in quanto si entra fin da subito in un mondo sotto-sopra e incantato, i bambini che ho potuto osservare erano visibilmente incantati e incuriositi poiché i filmati e le attività hanno saputo catturare l’attenzione di tutti i visitatori. Le descrizioni sono molto concise ma sufficientemente descrittive, non è presente un’audio guida. La visita richiede tempo e il museo chiude mezz’ora prima dell’orario indicato e se si arriva a quel tempo (unica nota dolente della visita) il pubblico viene accompagnato alla porta, senza la possibilità di concludere la visita, quindi consiglio fortemente di ponderare bene il tempo. Alla fine della visita è presente un filmato che tratta sia del ruolo di Depero nell’arte ma soprattutto del contesto culturale in cui si inserisce l’artista. Il MART è un museo che ospita sia una collezione d’arte moderna e contemporanea, oltre alla mostra su Depero è presente un’esposizione dedicata al falso nell’arte: “Alceo Dossena e la scultura italiana del Rinascimento”. La visita è davvero suggerita anche perché molte opere sono divertenti, come ad esempio la ricostruzione di Coney Island fatta dall’artista dove vengono ricostruiti i pensieri dei passanti.





































