Fino al 20 febbraio a Palazzo Ducale di Genova è visitabile la mostra di Escher. Inaugurata il 9 settembre, l’esposizione si propone come un viaggio nella vita di M. C. Escher, partendo dalle prime produzioni fino alle stampe optical degli anni Settanta. La collaborazione con la Fondazione Escher ha permesso di esporre molte delle stampe soprattutto del primo periodo dell’artista, riproponendo l’allestimento interattivo delle mostre precedentemente fatte nel corso degli anni (come l’esposizione al Chiostro del Bramante nel 2014\2015).
Maurits Cornelis Escher è uno degli artisti grafici più conosciuti al giorno d’oggi; nato e cresciuto in Olanda, nel si trasferisce in Italia nel 1923 fino al 1935, lasciando il belpaese a causa della presa di potere del partito fascista. Il suo nome è conosciuto e ricordato per la grande sperimentazione prospettica e l’illusione spaziale, creando giochi di piani e alternanza di figure. Se tutti hanno presente l’Autoritratto con sfera, meno noti sono le sue xilografie e litografie dei panorami italiani, dei notturni romani e delle stampe degli anni Venti, ispirati al movimento dell’Art Nouveau e influenzata dall’estetica delle avanguardie.
La parte più interessante della mostra, a mio avviso, sono le prime sezioni dell’esposizione, dove l’attenzione è dedicata alla prima produzione. In queste stampe viene meno la parte illusionistica e geometrica, per lasciare spazio ai soggetti naturalistici. Questo linguaggio si rivela da subito estremamente grafico: un grande uso del nero che crea un forte contrasto con le linee di luce, che non si camuffano nella stampa ma ne sono un tratto distintivo. Si nota anche una predilezione per l’uso di matrice lignea, che rende i contorni più netti. Questo è il denominatore comune delle prime xilografie esposte nella prima saletta: Extasi, Cactus, il Grande Airone e La processione nella Crypta.




Il tono scuro rimane anche nella serie dei Sei giorni della Creazione, sei stampe realizzate fra il 1925 e 1926, che si concentrano su ciò che è creato e non sul creatore. In questa serie si riconosce sia l’ispirazione giapponese, soprattutto nel secondo giorno (creazione dei mari), la componente naturalistica e l’estetica dell’Art Nouveau; il tutto caratterizzata da un’ambientazione cupa.
Nella stessa sala, di seguito alla serie sulla creazione sono esposte qualche illustrazione tratta dal libro De vreeselijke avonturen van Scholastica (Le terribili avventure di Scholastica). Il volume, anch’esso esposto in mostra, tratta la vicenda bizzarra di questo paesino, che si dimostrava più clemente nella caccia alle streghe: utilizzando come prova del nove la pesa dell’accusata, secondo la teoria per la quale le streghe (esseri ultraterreni) pesino meno rispetto agli umani “normali”. Il libro ebbe molto successo, ma nonostante ciò fu l’ultima illustrazione di Esche che dichiarò:
Il mio lavoro non è illustrativo. Illustrare significa adottare le idee di qualcun altro, mentre col passare del tempo mi ritrovo a desiderare sempre di più di visualizzare i miei pensieri personali
M. C. Escher




Nel 1932 Escher pubblica un libro molto interessante dal titolo Emblematica, una serie di xilografie raffiguranti proverbi in latino con commento in olandese. La produzione è eterogenea sia nello stile della scrittura sia nella rappresentazione dei soggetti. L’opera si pone sul filone della tradizione fiamminga dei proverbi e della tradizione popolare, le stampe si propongono come uno spunto di riflessione tramite un linguaggio efficace che combina la scrittura a complemento dell’immagine.








L’esposizione prosegue con i ritratti notturni di Roma, che aprono la parentesi dei paesaggi italiani a cui vengono dedicate due sale. La produzione di scorci e panorami appartiene al decennio di soggiorno italiano, nel quale l’artista ha girato l’Italia alla ricerca di nuovi paesaggi da ritrarre. In queste opere, realizzate nei primi anni Trenta, notiamo come l’artista alterni la xilografia alla litografia a seconda dell’effetto che vuole restituire: xilografia per un effetto più deciso più grafico, come nel caso dei due scorci siciliani, litografia se vuole restituire le ombreggiature del paesaggio.


Nel 1936 Escher realizza un viaggio con la moglie in Spagna, per la precisione a Granada, dove visitarono l’Alahmbra, monumento del rinascimento ispano-moresco. La decorazione geometrica ed elegante colpì moltissimo l’artista che cominciò ad avvicinarsi alle geometrie e le riproduzioni del piano. Da qui la mostra perde il filo cronologico cominciando un percorso interattivo e tematico, esponendo le opere che hanno reso Escher l’artista grafico di fama mondiale. L’interesse per la matematica, la geometria e lo studio dello spazio diventano protagonisti della produzione dell’artista olandese, incastrando personaggi simili o speculari nel piano della sua opera e utilizzando forme impossibili come il trigramma. La mostra si chiude con delle piccole sale dedicate al “Escher mania“, ovvero l’eco che ebbe, e che tutt’ora ha, la produzione di Escher passando dalla musica fino ai film più recenti.
Solitamente prima di entrare a una mostra su un grande artista quello che ci si chiede è cosa ci lascerà l’esposizione; se uno spunto di approfondimento, una maggior conoscenza. La mostra del Ducale mi ha lasciato affascinata dall’Escher paesaggista e naturalista. La mostra è visitabile fino al 20 febbraio dal lunedì (solo 14.00-19.00) alla domenica (10.00-19.00) con un ingresso intero di 14 euro e ridotto 5, per maggiori info cliccare qui.






