Venezia nasconde luoghi inimmaginabili.
Oramai, con i molti articoli che le dedichiamo ogni mese, vi stiamo accompagnando nella ‘Venezia più nascosta’ quella che, forse, non trovate nella maggior parte di guide turistiche della città.
Oggi vi portiamo in un altro luogo fuori dal comune, che si trova sull’Isola di San Giorgio Maggiore, una piccola parte di terra sospesa sull’acqua che si trova subito dopo la punta est della Giudecca, e affaccia sul bacino di Piazza San Marco. Indubbiamente nota per l’omonima chiesa di manifattura palladiana, e il suo imponente campanile dal quale si ammira una delle viste più belle su tutta la città, San Giorgio ospita anche la Fondazione Giorgio Cini. Questa è nata nel 1951 per volere di Vittorio Cini, allo scopo di ricordare il figlio Giorgio morto tragicamente il 31 agosto 1949 in un incidente di volo a Cannes: costituisce il primo esempio in Italia di realizzazione di un organismo privato che pone, tra le sue finalità principali la ricerca umanistica. Uno degli obiettivi principali della Fondazione è sempre stato il recupero e il restauro del luogo dove essa sorge, renderlo fruibile a giovani studiosi come luogo di ricerca, ma anche ad appassionati ed interessati. Ad oggi, infatti, le visite in Fondazione sono molto diversificate: si può ammirare lo Scalone del Longhena, il Chiostro del Palladio, il Chiostro dei Buora, oppure le Vatican Chapels, un complesso di dieci cappelle costruite come Padiglione Vaticano diffuso in occasione della Biennale di Architettura 2018; noi abbiamo scelto, invece, di visitare la Nuova Manica Lunga, che ospita la Biblioteca della Fondazione, e il Labirinto Borges, riaperto al pubblico, e quindi percorribile, solamente dall’11 giugno 2021.

Il Labirinto Borges è stato costruito nel 2011 dalla Fondazione per rendere omaggio allo scrittore argentino Jorge Luis Borges in occasione della ricorrenza di 25 anni dalla sua morte: è composto da 3200 piante di bosso disposte secondo il disegno dell’architetto Randoll Coate e realizzato proprio sull’isola di San Giorgio Maggiore per volere della vedova dello scrittore Maria Kodama, che desiderava ricordare l’amore che Borges provava per questa città dai percorsi così intricati e per l’Isola in particolare.
“Questo labirinto che si è fatto qui a Venezia, perché Venezia era una delle città più amate o tra le più amate da Borges, è una città labirinto, è una città unica di una delicatezza e una complessità sottili e meravigliosa, con una storia altrettanto meravigliosa”.
Maria Kodama
Il labirinto è ispirato al racconto di Borges Il giardino dei sentieri che si biforcano, racconto del 1941 che si svolge durante la Prima Guerra Mondiale, e che si sviluppa come un enigma il cui mistero, proprio sotto forma di simboli e di un labirinto, viene svelato solo alla fine. Il labirinto nasconde nella sua progettazione interna proprio questi simboli tipici della scrittura di Borges: non solo possiamo ammirare come il nome dello scrittore sia evidente, formato dalle stesse siepi di bossi, ma il labirinto si arricchisce anche di altri simboli come la clessidra, l’immagine di una tigre, un grande punto interrogarivo.


La visita, della durata di circa 40-45 minuti, è accompagnata da auricolari e un Ipad,nel quale si possono leggere dei testi approfonditi e guardare anche dei video, e che permette di interagire al meglio con il luogo. Una ‘chicca’ della visita al Labirinto è certamente l’accompagnamento musicale: a guidarci, infatti, in questo magico luogo c’è un brano scritto appositamente per l’esperienza dal compositore Antonio Fresa, e suonato con l’orchestra del Teatro la Fenice. Il brano si intitola Walking the Labyrinth ed è una suite in quattro movimenti che racconta la metafora dell’esistenza che scorre al contrario, dalla morte alla nascita. Non ci resta che auguravi buona visita in questo luogo veneziano dal fascino incredibile! Per tutte le informazioni consultate il sito dedicato alle visite della Fondazione Giorgio Cini di Venezia.