Il prossimo mese a Genova si chiudono mostre molto interessanti, ovvero la mostra su Milo Manara al porto antico, e Soleritown al Castello d’Albertis, entrambe fino al 17 ottobre, Arnaldo Pomodoro: to scratch, draw, write alla galleria ABCArte, che chiude il 14 ottobre, e L’Italia della Magnum al Palazzo Ducale di Genova, prorogata fino al 10 ottobre.
La mostra è uno sguardo alla storia italiana, dagli anni Quaranta a oggi attraverso le fotografie dei grandi fotografi dell’agenzia, da Henri Cartier-Bresson a Paolo Pellegrin. L’esposizione è realizzata in ordine cronologico, immergendo il visitatore nella storia del “bel paese” passando dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale al boom economico, fino agli scandali politici degli anni ’90 e alle proteste degli anni 2000. Ogni sala è dedicata a un decennio alla quale si è introdotti da una piccola prefazione storico-culturale del periodo; per ogni decade sono esposti gli scatti italiani di tre o quattro fotografi, ognuno introdotto da una piccola biografia.
L’agenzia fotografica Magnum, nata nel 1947, venne fondata dai fotografi Robert Capa, David Seymour e Henri Cartier-Bresson con lo scopo di proteggere la proprietà intellettuale. Lo stile eterogeneo dei tre fondatori pone come ulteriore scopo dell’agenzia incoraggiare l’originalità e personalizzarla, senza porre vincoli estetici di nessun tipo. Questa caratteristica eterogenea e profondamente personale si ritrova nella prima sala, dove sono esposte gli scatti dei tre soci fondatori; infatti se Cartier-Bresson coglieva il momento, l’espressione, lo spirito del luogo, David Seymour indaga le facce sbalordite, annoiate e meravigliate dei visitatori della Cappella Sistina; mentre Capa lascia un ritratto di quello che la guerra ha lasciato.
Nella sala successiva approdiamo negli anni Cinquanta, il decennio che ha messo le basi per il boom economico degli anni Sessanta; un decennio più spensierato immortalato dagli scatti di Herbert List, Elliot Erwin e René Burri. In quest’ultimo ritroviamo la curiosità verso le espressioni dei visitatori alla grande mostra di Picasso del 1953 a Milano, mentre in Hebert List ci mostra il fascino dei set cinematografici.






Gli scatti degli anni Sessanta ritraggono sia il grande evento sportivo delle Olimpiadi di Roma, nel 1960, sia lo spirito del boom economico con l’esplosione delle vacanze delle riviere italiane. Gli scatti di Erich Lessing trasformano i turisti delle spiagge di Cesenatico in modelli di un set fotografico, ricavando un ritratto dell’epoca.


La sala seguente è dedicata agli anni Settanta, un anno rivoluzionario su molti punti di vista: dalle conquiste femminili, come il referendum sull’aborto e sul divorzio, alla riconsiderazione sui trattamenti psichiatrici e alla conseguente chiusura dei manicomi. Al tempo stesso l’Italia conserva il suo spirito tradizionale e religioso, che Ferdinando Scianna trova nelle feste di paese della sua Sicilia; in mostra gli scatti di Bagheria.
Se gli scatti di Scianna ci riportano a una realtà mistica e popolare, quelli di Raymond Depardon ci mostrano la vita parallela degli emarginati: i malati psichiatrici. Le foto scattate nelle strutture ospedaliere, mostrano i pazienti in pose naturali durante le loro passeggiate all’aperto o negli spazi comuni, lasciandoci una sensazione di abbandono e isolamento.


Dalla vita isolata degli ospedali psichiatrici non si percepisce il fermento che l’Italia sta attraversando, gli schieramenti del referendum sulla famiglia e sull’aborto sono molto chiari e netti e ogni strada della città è tappezzata di manifesti e volantini, come mostrano gli scatti di Leonard Freed.

Si continua la visita con la sala dedicata agli anni Ottanta, che hanno visto l’entrata in scena si Silvio Berlusconi, fotografato da Ferdinando Scianna. Per la prima volta, durante il percorso espositivo, vediamo utilizzare il colore, sia da Scianna che da Martin Parr, che utilizza il colore per enfatizzare i suoi ritratti dei turisti in Italia, riportando il “kitch” del turismo inglese.

Ma gli anni Ottanta sono anche, l’affermarsi delle droghe e l’espansione delle mafie, come ci ricordano gli scatti di Patrick Zachmann che segue le operazioni antimafia nelle strade napoletane, riportando un ritratto di sofferenza e paura.


Il regime di terrore dettato dalle organizzazioni mafiose, sembra essere passato quando entriamo nella sala dedicata agli anni Novanta e Duemila, dove sono esposte le fotografie della Clericus Cup, l’evento calcistico più atteso della Città del Vaticano. Ma la parete più interessante, secondo il mio avviso, è quella dedicata ad Alex Majoli che lavora sulla vita notturna dei club romagnoli.

Avvicinandosi ai giorni nostri ci troviamo negli anni 2000, anni in cui muore Giovanni Paolo II dopo 27 anni di pontificato, anni in cui si comincia a parlare di migranti e anni in cui l’Italia ha festeggiato i 150 anni, immortalati negli scatti di Mark Power e Paolo Pellegrin.
Paolo Pellegrin




La visita si conclude con i disordini dei primi anni Duemila, con i cruenti scatti di Thomas Dworzak durante la visita a Roma di Bush, nel 2008, e il G8 di Genova del 2001.
La visita della mostra è caldamente consigliata, non solo per la bellezza degli scatti ma proprio per riscoprire la storia italiana con occhi e punti di vista differenti. Le introduzioni fatte sia per il periodo storico che per i fotografi, fanno si che il visitatore non si senta mai abbandonato a una carrellata d’immagini ma accompagnato lungo una storia.
Mostra aperta dal Martedì alla Domenica, dalle 11 alle 19.30.
Biglietto intero 10, ridotto 8 euro. Per info su variazioni d’orario clicca qui!











