Avete mai desiderato imparare a scrivere con le bellissime e arzigogolate grafie di un tempo? Se la risposta è sì, vi farà piacere sapere che già agli inizi del Cinquecento era stato stampato un manuale esattamente per questo. Si tratta del primo manuale di scrittura dato alle stampa: La Operina di Ludovico degli Arrighi, detto Vicentino.
Probabilmente questo nome non vi dirà nulla, e purtroppo anche per gli studiosi questa figura ha ancora molti, troppi, punti di domanda: non si sa esattamente quando sia nato, dove si sia formato, né tantomeno quando sia morto (si suppone nel 1527 durante il Sacco di Roma). Ciononostante, il Vicentino fu una figura fondamentale per la storia della scrittura in generale, e per la storia dei manuali di scrittura in particolare. Tutte le notizie che possediamo riguardanti la vita del Vicentino ci sono state fornite da lui stesso, indirettamente, nei colofoni (sigle di chiusura dei libri) delle sue opere, o opere a lui legate; ed è in casi come questo che il paleografo o lo storico di turno si deve trasformare in un detective, unendo i puntini e gli indizi per vedere, finalmente, il quadro generale.

È il caso, per esempio, del colofone dell’Itinerario de Ludovico de Varthema Bolognese nello Egypto, nella Surria, nella Arabia, dove troviamo molte informazioni importanti sulla vita di Ludovico degli Arrighi. Esso recita: “Stampato in Roma: per maestro Stephano Guillireti de Loreno & maestro Hercole de Nani Bolognese, ad istantia de maestro Lodovico de Henricis de Corneto vicentino, 1510 a di vi de decembio.”
Analizzando il testo parola per parola scopriamo che il Vicentino era a Roma; qui stampò e finanzio (come ci suggeriscono le parole “ad istantia”) un libro presso gli editori Etienne Guilleret e Ercole Nani; proseguendo troviamo scritto “de maestro Lodovico de Henricis”, oltre quindi al nome del finanziatore, il nostro Ludovico degli Arrighi, il testo ci rivela che, quando fu stampato lui era un “maestro” (per essere considerati tali all’epoca, si doveva aver seguito un lungo percorso di apprendistato che, in media, durava 20anni), questo ci dice non solo lo status sociale del Vicentino, ma, indirettamente, anche la sua età e quindi la sua data di nascita; andando oltre troviamo scritto il luogo di nascita, situato vicino Vicenza, che è Corneto vicentino; infine l’anno “1510”: questo indizio, assieme con i precedenti ci svela sia che a quella data il Vicentino si trovava già a Roma e che, essendo maestro in quell’anno, doveva essere nato prima del 1490.
Il Vicentino era, soprattutto, un abilissimo copista, ovvero creava manoscritti su richiesta di facoltosi committenti. Ed è proprio dalla sua bravura come scriba che deriva La Operina, il manuale di scrittura in cui il Vicentino spiega a tutti – non solo a copisti del suo calibro o a studenti già abili, ma a chiunque avesse voglia e passione per la bella grafia – come imparare a scrivere in Cancelleresca. Questa scrittura nacque appunto nelle Cancellerie, come variante dell’Umanistica (una scrittura nata in ambito italiano come alternativa alla Gotica, ritenuta dagli Umanisti italiani troppo complessa e poco chiara) verso la fine del XV secolo. È caratterizzata da un tratto uniforme, senza distinzione tra tratti più grossi e più sottili (al contrario della Gotica), dall’aspetto rotondo, realizzata con molte legature (due lettere unite da un tratto, come nell’odierno corsivo) e prolungamenti e svolazzi. Per meglio comprendere le caratteristiche di questa scrittura rispetto alla Gotica, oggi più famosa e conosciuta, ecco due piccoli esempi:


Per capire meglio il carattere del manuale di Ludovico degli Arrighi è necessario però leggere la breve introduzione che ci fornisce lo scrittore:

Una cosa del genere non era mai stata vista in precedenza: per la prima volta chiunque aveva la possibilità di imparare una scrittura utilizzata dalle élite culturali grazie al breve opuscolo di uno dei maggiori esponenti dell’arte dello scrivere di quegli anni.
Nelle carte successive l’Arrighi inizia a spiegare i passaggi per imparare a scrivere come lui, e lo fa in un modo assolutamente semplice e chiaro:
Per cominciare quindi non bisogna fare altro che fare pratica con due semplicissimi tratti, uno grosso e orizzontale, uno più sottile e diagonale (vedi cA2v e cA3r); con questi due trattini si costruiscono tutte le lettere, che, come precisa l’Arrighi, devono avere il corpo inscrivibile in un piccolo rettangolo (vedi cA3v). Altre caratteristiche fondamentali secondo il Vicentino per scrivere in perfetto stile Cancelleresco sono la “testolina un poco grossetta” sulla punta di aste ascendenti e discendenti, e la spaziatura sia tra lettera e lettera sia tra parole: la prima deve essere della misura della gamba di una n, la seconda deve essere grande tanto quanto il bianco tra le gambe della n. E ancora, spiega come fare la s rotonda, come la usiamo noi oggi, le lettere x, y, e z; divide le lettere tra quelle che si possono scrivere in un tratto, ovvero senza mai alzare la penna dal foglio, e quali no. Prosegue poi parlando di un uso che, nella scrittura di oggi non è più osservato, ovvero le legature (come già ricordato, si intende il modo con cui una lettera si unisce alla seguente prolungando il tratto finale). Passando infine all’inclinazione che una frase deve avere, cosa che invece non si deve applicare alle lettere maiuscole, che devono sempre apparire belle diritte.
Insomma, in pochissime pagine, Ludovico Vicentino mette alla portata di tutti la Cancelleresca tramite nozioni e regolette che appaiono fin troppo semplici, ma che con la pratica quotidiana sicuramente si rivelerebbero efficaci. Molti editori e scribi, fuori e dentro l’Italia, seguirono l’esempio dell’Arrighi, proponendo il loro manuale di scrittura, chi per più tipologie scrittorie chi solo per una, come la Fraktur (evoluzione della scrittura Gotica in Germania) o la Secretary Hand (scrittura corsiva inglese, evolutasi per necessità di una scrittura più semplice e comprensibile), ma di sicuro l’opera di Ludovico Vicentino rimase tra le più famose e riconosciute.


