Il mondo dell’arte contemporanea non finisce mai di stupire. Quest’estate, prima a Trieste e ora, dal 13 settembre fino al 26, a Cagliari ci sono state delle invasioni di installazioni di plastica riciclata colorata raffiguranti animali.
Non vi preoccupate, sono semplicemente tutte opere di Cracking Art.
Questo movimento, i quali fondatori sono Alex Angi, Kicco, Renzo Nucara, Carlo Rizzetti, William Sweetlove e Marco Veronese, è nato all’inizio degli anni ‘90 ed è una corrente di completa rottura, dal verbo inglese “To Crack”- spezzarsi, ma perfettamente collocata nel periodo storico che stiamo vivendo con le sue criticità e insicurezze. Tutti i suoi membri rifiutano il concetto dell’arte consumistica, diventando simbolo di una nuova era in cui il pensiero di autore decade, facendo emergere quello di gruppo come unione univoca di intenti pronto a cambiare la storia, avente un vero e proprio manifesto che esprime a pieno gli obiettivi del collettivo.
“Manifesto del terzo millennio” – Biella, Italia, 1º gennaio 2001:
- L’Arte è importante come la nostra stessa vita
- Vogliamo cambiare i codici dell’Arte futura
- Non esiste Arte e vita senza una natura integra
- Siamo uomini del presente e vogliamo che il nostro lavoro interpreti le problematiche contemporanee
- L’Arte e la cultura sono l’unica possibilità di salvezza del mondo e dell’umanità
- Siamo nemici dell’ipocrisia, della congiura, del sospetto
- La nostra materia elettiva è la ‘Plastica’ contenitore di tutto il vissuto del pianeta, naturale/artificiale, antica/futuribile, noi cerchiamo in lei le arcaiche origini antropologiche, vegetali, animali, per costruire una nuova iconografia
- Abbiamo scelto la definizione ‘Cracking’ per il nostro lavoro perché indica la scissione molecolare tra naturale e artificiale
- Lotteremo per la difesa della natura e dell’uomo con tutte le nostre forze
- Vogliamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato
Dal manifesto emergono moltissime caratteristiche che coinvolgono questioni artistiche, etiche e sociali.
Partendo dal nome di questa particolare arte, oltre a prendere spunto dal verbo inglese sovra indicato, riprende anche il concetto del Cracking Catalitico, ossia la reazione chimica che trasforma il petrolio grezzo in plastica. Tutte le opere, infatti sono di quest’ultimo materiale molto discusso e grande nemico dell’ultimo millennio. La scelta consapevole e volontaria dell’uso della plastica riciclata riporta a una decisione di completa critica della società odierna, ormai dipendente dall’uso e abuso di questo materiale, ma al contempo richiama una sollecitazione al richiamo ambientale della collettività. Queste forme, non solo dovrebbero creare stupore, primo vero obiettivo della Cracking Art, ma anche una profonda riflessione su temi ecologici che per troppo tempo l’uomo ha cercato di non guardare.
La prima cosa che si nota è che i soggetti delle opere sono sempre animali. La scelta non è scontata, in quanto sono gli esseri viventi in cui l’uomo si immedesima di più e sono il primo punto di riferimento per il confronto con la natura. In base al messaggio che il collettivo vuole mandare, si designa un determinato animale che risponde a delle particolari caratteristiche in base al ruolo e al compito che gli si deve affidare.
Ci si può imbattere in un coccodrillo, animale pericoloso e fatale, ma maestoso e imponente. Nel 2007 nell’Orio Center nella provincia di Bergamo, accarezzare uno dei 700 coccodrilli di plastica presenti e camminarci ha regalato una sua visione nuova, più amichevole e complice. Possiamo incontrare degli orsi, come a Treviso nel 2006, animale che esprime contemporaneamente familiarità e opposizione, tenerezza ma paura. Ci si può imbattere in tartarughe, animale che invase Venezia durante la Biennale del 2001. Chiocciole, animale molto lento che porta sempre con sè la propria casa; poi il coniglio, metafora della fertilità, che viene proposto curioso con orecchie dritte e occhi spalancati. E infine il suricato, che trasmette l’idea di collaborazione, il lupo, simbolo di protezione e responsabilità, la rondine, la rana, l’ elefante, il gatto, delfino e il pinguino, che fa la sua prima apparizione nella Craking Art nel 2005 nel Museo del Territorio Biellese e nella Fabbrica Pria di Biella in cui venne realizzata la mostra “Sul filo della lana” a cura di Philippe Daverio. Questo animale è particolarmente importante perché uno dei simboli del dibattito sul riscaldamento globale e sullo scioglimento dei ghiacci, figurazione della sostenibilità e della tutela ambientale.
La scelta di collocare queste enormi opere nei vari spazi di una città, viene definita dai membri del movimento come una vera e propria invasione, in quanto vuole richiamare metaforicamente l’irruzione dell’enorme quantità di plastica presente nelle nostre vite e nei vari spazi quotidiani e non, partendo dalle banali buste della spesa, alle bottiglie che vengono utilizzate al giorno, alle microplastiche presenti in quantità disumane negli oceani.
L’uso degli spazi urbani completamente pubblici è un modo di condividere la sfera artistica con tutti, caratteristica incisiva dell’arte contemporanea partecipata, per arrivare direttamente alle persone passando per i luoghi più significativi della loro quotidianità. La scelta di invadere un luogo in base alla sua tipicità è determinante: gli artisti studiano in maniera puntuale gli spazi più adatti per ospitare le opere, che sono comunque di una grandezza importante. Anche il colore scelto, sempre molto acceso, non è casuale, viene deciso in base al risultato che si vuole ottenere, o di concordanza o di discordia, tenendo sempre conto del contesto di innesto.
L’obiettivo di valorizzare dei luoghi, dando un contributo tangibile alla lotta al cambiamento climatico, tramite l’uso di una plastica riciclata, porta gli innesti a diventare opere d’arte sensibili verso la natura e l’ambiente dialogando con il pubblico con un linguaggio estetico di rottura, ma completamente innovativo.
Grazie alla Cracking Art possiamo dire che l’eterno conflitto tra natura e cultura è ricomposto: gli animali diventano una vera e propria sveglia delle coscienze da destare, una scintilla dalla quale si possono accendere pensieri nuovi e rivoluzionari.
L’arte stessa, con il suo impatto visivo forte, diventa attivatrice di un’ interiorità ambientale.
La plastica è ovunque. L’arte è ovunque.











