Louis Wain nacque a Londra il 5 agosto del 1860. Il padre era un commerciante inglese, la madre aveva origini francesi. In tutto, Louis aveva 5 sorelle, che non si sposarono mai e vissero con la madre per tutta la vita. L’infanzia di Louis non fu facile: nacque con il labbro leporino e non frequentò la scuola fino all’età di 10 anni, per poi avere un rapporto conflittuale con l’istruzione. Seguì le lezioni alla West London School of Art, dove insegnò anche per un breve periodo, ma all’età di 20 anni decise di intraprendere la carriera di artista indipendente.
La sua carriera ebbe inizio come paesaggista, illustratore e vignettista per i giornali inglesi. I suoi cavalli di battaglia erano le scene campestri, realizzava illustrazioni di campagne, fattorie e animali di ogni genere.
Ma i suoi lavori più famosi sono le centinaia di tele ritraenti gatti. Per Louis la passione per questi felini iniziò quando la moglie Emily Richardson, che aveva sposato all’età di 23 anni, si ammalò di cancro. Per darle sollievo e farla divertire egli iniziò a dipingere gatti in pose stravaganti, con cappellini e occhiali. In casa c’era infatti un gatto bianco, di nome Peter, che la moglie amava moltissimo. Quando Emily morì, 3 anni dopo il loro matrimonio, Louis continuò a dipingere i gatti per il resto della sua vita. Si tratta non solo di ritratti di felini, ma anche di illustrazioni con gatti antropomorfi, che raccontano storie e si atteggiano come esseri umani. Nel 1886 nel numero natalizio di Illustrated London News venne pubblicato A Kittens’ Christmas Party, composto da undici tavole con molti gatti che eseguivano azioni umane quali giocare, parlare e camminare.
Con lo pseudonimo di George Henri Thompson, Wain illustrò numerosi libri per bambini. I suoi lavori finirono anche su cartoline, riviste e periodici.
In età adulta iniziò a manifestare squilibri mentali, tendenti al paranoico. Inoltre, aveva gravi problemi economici, dovuti al suo scarso senso degli affari e alla sua indole ingenua. Nel 1907 si recò a New York a lavorare per il gruppo editoriale Hearst, ma quando tornò a Londra aveva meno soldi di quanti ne aveva alla partenza, a causa di un investimento andato male su un nuovo tipo di lampada a olio. Insomma, era una persona un po’ semplice e ingenua, con un gran talento per la pittura e una buona dose di sfortuna.
Wain venne infine diagnosticato come schizofrenico e iniziò a isolarsi in casa, continuando a dipingere i suoi gatti in modi sempre più bizzarri e psichedelici. La sua famiglia non riusciva più a sostenere il suo comportamento e lo convinse a farsi ricoverare in un ospedale. Concluse i suoi giorni in una camera del Napsbury Hospital, dove gli era permesso di tenere alcuni gatti. Era il 4 luglio 1939.

Osservando i gatti di Wain, è possibile capire l’evoluzione della sua malattia: in un primo momento i felini sono ritratti con precisione, ma man mano diventano sempre più lontani dal vero e hanno colori sgargianti. Sì percepisce bene come il principio di realtà si destrutturalizza.
Tuttavia, le sue opere non sono datate, quindi è impossibile stabile una loro cronologia. Alcuni studiosi hanno infatti criticato questa visione di deterioramento psichico.

I lavori di Wain sono tutt’oggi molto apprezzati, anche se non è un artista molto conosciuto. Uno dei suoi più grandi collezionisti è il musicista Nick Cave, che ha organizzato la prima mostra a lui dedicata in Australia. Inoltre nel 2021 è prevista l’uscita del biopic a lui dedicato, The Electrical Life of Louis Wain, diretto da Will Sharpe e con protagonista Benedict Cumberbacht.

Come sempre, ringraziamo il libro di Alfredo Accatino per lo spunto:
Vi ricordiamo anche di dare un’occhiata al nostro articolo dedicato ai gatti nell’arte!



