La street art nascosta di Berlino

Berlino è una delle città più alternative e cosmopolite al mondo, è un luogo di estreme contraddizioni, dove incredibilmente riescono a convivere assieme l’assoluto rigore tedesco, riscontrabile nella perfezione maniacale delle strade, e il caos frenetico dei locali notturni, dove in questo caso primeggia la discoteca Berghain. Solo a Berlino può esistere questo connubio assolutamente folle, ma misteriosamente invitante. Proprio partendo da queste premesse era inevitabile che si sviluppasse una fiorente cultura della street art. Una realtà urbana che rischia purtroppo di scomparire a causa del forte fenomeno della gentrificazione, che caratterizza da diversi anni alcuni quartieri di Berlino.

Tendenzialmente quando si pensa alla street art di Berlino è inevitabile considerare unicamente la famosissima East Side Gallery, ma in realtà si tratta di un’estrema marginalizzazione in quanto la città vanta un’eccezionale varietà artistica-culturale e sarebbe assolutamente riduttivo considerare solo ed esclusivamente questo sito. Per scoprire l’immenso panorama della street art berlinese è necessario partire appunto da uno dei lunghi più emblematici dell’incongruenza della città: World Time Clock ad Alexanderplatz. La piazza è uno dei simboli più famosi della capitale e nonostante questo è anche in assoluto il luogo più odiato dai berlinesi poiché, al contrario del resto della città, è estremamente sporco, depersonalizzato per via della presenza massiccia dei grandi centri commerciali rintracciabili in altre mille capitali occidentali, e anche per la cattiva frequentazione della piazza. Da questo non luogo inizia il percorso della street art berlinese, infatti da Alexanderplatz è necessario muoversi lungo Dircksenstraße per raggiungere Haus Schwarzenberg. Lungo il tragitto, infatti, ci si può imbattere in un gran quantitativo di graffiti, alcuni realizzati da amatori ma altri da artisti ormai ben noti al grande pubblico. La bellezza di questo percorso risiede anche nel fatto di saper riconoscere e individuare le piccole opere immerse nel caos della metropoli.

Il primo artista in cui ci si imbatte è SBR, il quale in realtà è presente in maniera nascosta in tutta l’area di Berlino. L’artista ha uno stile unico, il che lo rende facilmente riconoscibile, infatti la sua arte si caratterizza per la riproduzione assolutamente veritiera di ciò che osserva direttamente l’artista nella realtà cittadina che lo circonda. In particolare, l’artista ritrae i giovani della città (il più delle volte ragazze) intenti a divertirsi e soprattutto a farsi trasportare dalla musica tecno, per questo le sue opere sono sempre circondate da brillantini, payette e soprattutto dall’inconfondibile slogan: “It’s time to dance”. L’artista allora crea dei giganteschi poster, dalle proporzioni realistiche, che ritraggono questi soggetti in trans musicale. Le sue opere rappresentano appieno la vitalità di Berlino, il suo aspetto vivace di “città che non dorme mai”. Non è difficile incontrare i clubber che riempiono le strade durante il fine settimana ed è a loro che SOBR si ispira. L’artista riproduce fedelmente quello che vede durante i party, rendendo omaggio alla danza, al movimento, alla libertà di festeggiare. Le sue opere sono talmente realistiche, tanto che molti ritengono che per realizzarle l’artista ricorra inizialmente alla fotografia, immortalando direttamente dal vivo le sue modelle inconsapevoli. Questa tecnica è rilevante in quanto, se fosse vero, si tratterebbe di una palese violazione della privacy, tema che in Germania è estremante cruciale, basti pensare che molti cittadini tedeschi ricorrono a nomi falsi sui social network per tutelare i loro dati personali e che la Germania è l’unico paese europeo a non aver acconsentito al servizio Street View di Google Maps. Nonostante questo “lato proibito” delle sue opere, ritengo che la sua arte sia estremamente frizzate e capace di trasmettere un forte senso di vitalità e allegria all’osservatore.

Secondo artista che si può osservare lungo questo percorso è El Bocho, uno degli artisti di strada più famosi di Berlino. Originariamente si era stabilito dalla Spagna (sua terra d’origine) a Francoforte, ma inevitabilmente è stato conquistato da Berlino. Inizialmente ha lavorato come illustratore e tipografo. È ancora possibile trovare le sue opere “legali” su giornali come “Frankfurter Allgemeine“. I suoi primi lavori per le strade risalgono al 1997 circa. Il nome, El Bocho, è messicano e significa asinello. El Bocho ha iniziato la sua carriera come molti altri “artisti di strada”, come scrittore di graffiti. Oggi lavora con paste-up che si riconoscono per la loro scala e qualità. Il suo personaggio principale è Little Lucy, il quale è tratto da una serie TV cecoslovacca chiamata: “Little Lucy – Fear of the Streets”, che andava in onda in TV negli anni ’70. El Bocho ha trovato il personaggio di Little Lucy troppo noioso, quindi ha deciso di renderla un po’ più interessante, trasformandola da dolce bambina a spietata assassina in quanto l’artista le ha dato un nuovo macabro hobby: uccidere il suo gatto. Lungo Berlino si può perciò trovare il suo gatto in una lavatrice, oppure cucinato come un kebab o semplicemente scaldato al microonde. Le idee della piccola Lucy su come uccidere il suo gatto sono illimitate e trova sempre nuovi modi per sbarazzarsi del suo gatto. Inizialmente Berlino era realmente disseminata delle sue opere, ora invece sono leggermente più difficili da trovare, per il semplice fatto che si è avviata una vera e propria “caccia e distruzione” delle opere di El Bocho. A iniziare l’iconoclastia di Little Lucy sono stati gli stessi street artist berlinesi che si sono ribellati alla scelta di El Bocho di vendere molte delle sue opere online, dissacrando perciò, a loro dire, il senso genuino dell’arte da strada. Per questo motivo oggi la maggior parte delle sue opere ancora visibili si trovano a una discreta altezza.

Ultimo artista di oggi è TEJN, nato nel 1976 e d’origine danese,  ha iniziato la sua carriera artistica direttamente in strada nel 2007. A differenza della maggior parte degli artisti, lui si occupa di scultura, un’assoluta rarità. Per la sua arte utilizza rottami metallici trovati nelle aree urbane e realizza grandi sculture che poi restituisce per strada nella zona in cui ha trovato i materiali. Le sue opere sono simboliche e sono un commento di attualità o filosofia. Lungo il percorso si possono osservare ben due opere dell’artista, nella prima è stato scolpito un uomo incatenato intento a fuggire o volenteroso di farlo, ma la sua speranza è vana. In altre opere molto simili alla precedente gli uomini di latta hanno accanto a loro una sega disegnata sul selciato e inutilmente cercano di raggiungerla. La seconda opera, a mio avviso, è più interessante in quanto raffigura un indigeno americano, il quale indossa una maglietta con su scritto “I love NYC”. Quest’opera è assolutamente sarcastica in quanto allude al fatto che la colonizzazione americana è stata talmente violenta ed efficace, tanto che oggi gli indigeni americani, che erano stati i primi a dimorare le terre statunitensi, si sentono talmente alienati dai loro luoghi d’origine da diventare dei perfetti estranei e quindi si sono trasformati in dei perfetti turisti, la maglia infatti è solitamente indossata dai visitatori esterni.

La visita termina con l’arrivo a Haus Schwarzenberg a Hackescher Markt, proprio nel cuore del centro urbano. Haus Schwarzenberg è un cortile interno tra i più particolari e più belli di Berlino, dove si può toccare con mano la moltitudine di realtà che convivono nella capitale tedesca. Ci sono negozietti nascosti, caffè, musei, un vero e proprio ambiente che sorprende e dove è anche bello perdersi. Il cortile si trova in zona Hackescher Höfe e i muri sono un collage coloratissimo di graffiti che variano piuttosto spesso. Purtroppo i murales che si osservano nel cortile non sono autografati, ma comunque consiglio vivamente di visitare il sito.

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