Gli scorsi mesi si è tenuta a Pordenone, presso la Galleria Bertoia, una mostra dedicata a Nicola Grassi, pittore friulano vissuto a cavallo tra Seicento e Settecento. La mostra è stata organizzata dal Lions Club: questa organizzazione spesso promuove eventi culturali con lo scopo di raccogliere fondi da devolvere in beneficenza a vari enti, soprattutto per campagne vaccinali in Africa. Non a caso la mostra si apriva con quadri legati al tema del “buon samaritano”. Grassi realizzò due quadri su questa figura, uno ad inizio carriera, uno quando era ormai un artista affermato; si notano quindi differenze sostanziali tra le due opere, non solo perché legate al progredire delle capacità del Grassi ma anche dovute al mutare dei gusti artistici, ai quali Grassi era sempre attento. Se il primo, infatti, si presenta come cupo e caratterizzato di uno stile tenebroso, il secondo è realizzato con un generale senso di leggerezza e colori candidi e morbidi, tipici dello stile settecentesco. Nonostante questo, si nota anche che il Grassi mantenne un proprio stile personale, legato soprattutto alla realizzazione dei volti, caratterizzati di occhi allungati e nasi delicati.

Le opere del Grassi sono state intelligentemente poste in relazione ai lavori dei pittori contemporanei e attivi nell’ambito veneziano. Una caratteristica importante da tenere a mente quando si pensa ad artisti del primo Settecento a Venezia è che l’Accademia non era ancora nata e i pittori erano divisi in botteghe e scuole, per questo motivo gli stili e i modi di dipingere erano molteplici e più personali: i pittori realizzavano opere in cui lo stile individuale era preponderante, ma comunque il gusto generale era sempre rappresentato. Sicuramente nel Settecento il gusto che dettava legge era la voglia di bellezza, leggerezza e ricchezza. Nei dipinti questo si traduceva nella rappresentazione di corpi delicati con carnagioni candide, quasi innaturali, illuminate da una luce tenue e rosata.


Nicola Grassi seppe sempre stare al passo con i tempi, creando uno stile che fosse al contempo personale e alla moda. Nicola Grassi nacque a Zuglio, nelle alpi friulane, ma passò la sua vita a Venezia, tornado nei luoghi natali per l’estate, periodo durante il quale amministrava i terreni e i pascoli che aveva acquistato in Carnia. Grazie alle sue doti eccellenti, anche se non viaggiò mai per il continente europeo, seppe farsi un nome anche oltre i confini italiani. Certamente avere la sede a Venezia, che in quegli anni era ancora un importantissimo polo commerciale e di scambio, lo aiutò ad acquisire sempre nuove committenze; le sue opere, infatti, arrivarono quasi in tutta Europa, da Stoccolma a Roma, fino anche a Gerusalemme.
A Venezia, inoltre, ebbe la possibilità di conoscere nomi importanti della pittura settecentesca italiana, come Sebastiano Ricci o il celeberrimo Giovan Battista Tiepolo: i due si incontrarono durante la realizzazione dei dipinti per l’Ospedaletto. Ancora una volta il Grassi dimostrò la sua ingegnosità nell’acquisire il meglio che il panorama pittorico gli proponeva, e infatti imparò molto dal genio di Tiepolo: i suoi quadri assunsero una nuova lucentezza, come possiamo vedere nei suoi dipinti delle quattro stagioni caratterizzati da figure eleganti e raffinate.

Il Grassi quindi si caratterizza come un pittore molto versatile e abilissimo, nonché sempre attento alle necessità dei committenti e ai cambiamenti. Quando nel XVIII secolo inizia ad emergere la nuova classe sociale borghese, possidenti terrieri e ricchi commercianti, Grassi, come molti altri pittori, si adeguarono alle nuove esigenze, ovvero quadri più piccoli per stanze di dimensioni minori; i grandi castelli e ville iniziano ad essere superate in numero da abitazioni più contenute che necessitavano di essere decorate con uguale bellezza e maestria.
Anche in tarda età, Nicola Grassi continuò ad essere un pittore molto produttivo e richiesto, la sua mano continuò ad essere precisa e delicata.

Come si può vedere in questa particolare rappresentazione della Fons Vitae, un tema molto presente in ambito germanico – ancora una volta il Grassi si presenta come un artista internazionale di alto livello- che trasmette, attraverso i colori e le forme delicate, il gusto dell’epoca, e contemporaneamente, grazie all’espressività dei personaggi; il tema contrale del perdono dei peccati attraverso il sacrificio di Cristo è perfettamente veicolato all’osservatore.
La mostra, curata dal Professore Enrico Lucchese – il quale ha di recente anche pubblicato una monografia su Nicola Grassi – ha presentato l’artista in maniera diversa dal solito: non isolato come un esemplare al vetrino, ma immerso nell’ambiente artistico in cui era effettivamente vissuto. Le opere del Grassi sono state presentate circondate da dipinti di suoi colleghi, dai minori ai più famosi. In questo modo, si è riusciti a cogliere quella che era la vera natura della carriera di Nicola Grassi. Grazie alla sua capacità di aderire ai gusti dell’epoca, alla sua mano precisa e delicata, al suo stile comunque personale, fu in grado di essere conosciuto ed apprezzato in tutta Europa.



