La mostra “Divine avanguardie” è una delle 3 mostre (una “Prima, donna” dedicata a Margargaret Bourket-White di cui abbiamo già fatto la recensione e l’altra “Le signore dell’arte” dedicata alle artiste dell’inizio del ‘500 fino alla fine del ‘700) attualmente presenti all’interno degli spazi di Palazzo Reale di Milano. Queste 3 esposizioni, realizzate e promosse dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, rientrano all’interno del progetto della città di Milano dedicato alla sensibilizzazione della comunità attorno al tema dell’inclusione e parità di genere. Le tre mostre in particolare hanno l’obiettivo di far emergere le figure femminili di rilievo che si sono assecondate lungo tutta la storia dell’arte, nonostante il clima artistico fosse un’ambiente estremamente maschilista. É chiaro che partendo da queste premesse, la scelta espositiva della curatrice Evgenia Petrova e di Joseph Kiblitsky sia al quanto discutibile, in quanto, al contrario di quanto è stato pubblicizzato e anche dichiarato, la mostra non è interamente dedicata alle artiste russe della fine ‘800 fino alla metà del ‘900 bensì solo la seconda sezione espositiva si sviluppa attorno alle figure di Natalia Goncharova, Ljubov Popova, Aleksandra Ekster e Vera Mukhina. La mostra è stata più volte definita come una delle mostre più belle dell’anno, a mio avviso l’esposizione è interessante non tanto per la sezione dedicata alle artiste donne, che secondo me è davvero marginale e poco analizzata, bensì la visita è consigliata per la sezione dedicata allo sviluppo dell’immagine femminile in Russia dall’ottocento fino ai nostri giorni.
Nella prima parte della mostra, suddivisa in ben 8 sezioni, viene analizzata la figura femminile russa e come nel tempo sia cambiato il suo ruolo all’interno della società. Se le prime immagini femminili sono relegate soltanto all’iconografia di sante e madonne, in seguito si sviluppa il tema delle imperatrici e del ruolo politico (alcune volte prominente) delle figure femminili all’interno della corte zarista. Se da un lato si enfatizza la scaltrezza e la tenacia delle imperatrici nello sfarzo dei loro palazzi, dall’altro, nello stesso periodo, molti artisti pongono la loro attenzione attorno al tema del realismo, in particolare si dedicano alla denuncia sociale delle condizioni di miseria in cui la gran parte della popolazione russa versava. In questo filone artistico emerge la situazione di povertà e soprusi in cui gran parte delle contadine e delle operaie sottostavano, costrette la maggior parte delle volte a lavorare di più rispetto agli uomini per ottenere minor ricompensi. Proseguendo poi la mostra, si accede al filone dedicato alle donne moderne all‘interno della società russa alla fine dell’ottocento, in questa sezione si può osservare come le donne borghesi si vogliano emancipare, sono rappresentate come fiere e colte, spesso sono accompagnate da strumenti musicali o da libri, in alcuni casi hanno uno sguardo diretto verso l’osservatore oppure sono intente a pensare e riflettere su quanto hanno appena letto, oppure sugli avvenimenti della loro vita.
Le due sezioni che mi hanno estremante colpita sono “la famiglia”, dedicata ai rituali e convenzioni russe prima del matrimonio, e la seconda “le madri” che sviluppa invece la dimensione d’amore delle madri verso i loro bambini. La sezione “la famiglia” mostra come ancora all’inizio del ‘900 in Russia molte donne erano subordinate a rigide norme patriarcali, basate sul rispetto dei più anziani e in particolare degli uomini fino alla più rigorosa e arcaica usanza che voleva le donne “pure” fino al matrimonio. Queste tematiche sono state spesso analizzate nella loro drammaticità dai più celebri scrittori della letteratura russa come Aleksandr Ostrovskij, Lev Tolstoj e Fëdor Destoevskij. In questa sezione le opere presenti hanno lo scopo di denunciare questo sistema patriarcale particolarmente sessista e ingiusto. Nell’opera “il suocero” di Vladimir Makovskij viene rappresentata una giovane sposa molestata dal padre di suo marito, nello sguardo della giovane oltre alla paura possiamo ammirare lo sconforto dovuto all’impossibilità di ribellarsi. Nell’opera “Prima dell’incoronazione del matrimonio” di Firs Zuravlëv mostra tutta la disperazione della giovane sposa destinata a un vecchio marito per questioni di interesse. L’opera più toccante a mio avviso è la “Presentazione della promessa sposa” di Grigorij Mjasoedov che fissa un momento umiliante nella preparazione dell’evento: la fidanzata nuda viene osservata scrupolosamente dai futuri partenti, il tutto avviene all’interno della casa del fidanzato. La figura della giovane sposa si staglia al centro della scena, il suo candore è sinonimo di purezza e nobiltà d’animo, il quale stride fortemente rispetto ai colori spenti delle vecchie pettegole, che la scrutano severamente. È interessante osservare che in questo quadro le ragazze giovani o hanno colori candidi o colori estremamente caldi, sintomo della loro giovinezza e gentilezza, mentre al contrario le anziane hanno colori tetri e scuri, proprio a indicare la loro corruzione e accettazione di un sistema valoriale sbagliato.
La sezione dedicata alle “madri” mi ha colpito per la presenza del quadro “Lillà” di Boris Kustodiev, secondo me uno dei quadri più belli della mostra; il dipinto venne realizzato nel 1906 e rappresenta la famiglia dell’artista. L’opera è piena di gioia e d’entusiasmo; l’aspetto più piacevole del quadro è la concezione della “doppia fioritura” perché come i lillà che in piena primavera sono in fiore, allo stesso modo è appena nata, quindi “sbocciata”, la sua bellissima bambina. In questa atmosfera estremamente intima ma elegante, traspare il forte senso di felicità dell’artista. L’opera è stata eseguita con pennellate pastose e veloci, questa tecnica ha permesso di enfatizzare maggiormente i raggi di sole che specularmente colpiscono sia i lillà sia sua moglie con la bambina.
L’ultima sezione della mostra, come anticipato prima, è l’unica vera area dedicata alle pittrici russe. La sezione è intitolata: “le artiste realismo e amazzoni dell’avanguardia“. A mio avviso questa sezione è stata poco curata (la spiegazione qua è estremamente approssimativa) e soprattutto le opere selezionate non rendono adeguatamente omaggio a queste grandi pittrici. In particolare sono rimasta estremamente delusa dalla sezione dedicata a Natalia Goncharova, troppo superficiale e non emblematica, errore grave considerando l’incredibile successo che ha avuto la mostra interamente dedicata a lei a Palazzo Strozzi nel 2019. In conclusione mi sento di consigliare comunque la visita alla mostra, ma tenendo in considerazione che non si tratta di una mostra dedicata alle ariste russe, in quanto non si riesce ad apprendere nulla di nuovo rispetto a quanto sia già stato detto (sempre in maniera marginale, se non per alcuni casi). La mostra rappresenta, nonostante questo grande difetto, un’ottima occasione per conoscere la tradizione e la cultura russa, in particolare osservando artisti minori che non sono mai stati esposti fuori il territorio nazionale.


























