La rivoluzione artistica della Crypto Art

Il contesto storico e culturale in cui viviamo viaggia pari passo con le nuove realtà tecnologiche avanzate, che dagli anni 2000 hanno cambiato radicalmente il modo di vivere la vita di tutti i giorni. Se ci pensiamo, solo nel 2008 hanno fatto la loro prima apparizione i Bitcoin, la moneta elettronica da utilizzare in alternativa a quelle tradizionali, aprendo nuovi confini e nuove applicazioni in molteplici ambiti, tra cui quello dell’arte.

Dal 2013, infatti, si è vista un’ esponenziale crescita della Crypto Art o Arte Digitale. Ma attenzione! Non è da intendersi come un movimento artistico, ma una vera e propria rivoluzione, che radica le sue basi sul concetto di opere completamente digitali.

La Crypto Art fa riferimento alle transazioni in cryptovalute, dando la possibilità all’ acquirente di comprare, anche per cifre molto alte, un’immagine digitale che, però, non può toccare con mano, ma può guardare sullo smartphone, sul computer o in un qualsiasi apparecchio elettronico. È un modo di pensare e fruire l’opera in una maniera diversa, completamente on line. Questo nuova prassi di interpretare il mercato dell’arte tradizionale, può sembrare paradossale, perché la domanda che ci si pone legittimamente è: come si può comprare un’immagine o un video che digitalmente può essere moltiplicata svariate volte?
Bisogna sapere che ogni contenuto multimediale fa parte dei sistemi blockchain, che creano una sorta di ‘passaporto’ delle opere che vengono caricate nel sistema, in modo da determinare le informazioni riguardanti la sua creazione e l’autore. Questo sistema si basa sugli N.F.T. (Non Fungible Token), ossia un insieme di informazioni digitali che certificano l’attendibilità e attestano l’unicità dell’opera. Quando compri un N.F.T., quindi, acquisti la dimostrazione di proprietà dell’oggetto multimediale, che non può né essere riprodotta né duplicata. È come quando andiamo in un museo e facciamo una foto a un quadro, una scultura o un installazione che ci piace. Potremmo anche esserne il possessore di una copia, ma non saremo mai il proprietario dell’opera stessa.

Nel mondo dell’arte digitale gli artisti sono in continuo aumento, il duo artistico italiano Hackatao, sono dei pionieri della Crypto Art. Sergio Scalet e Nadia Sqarci, partendo da delle opere fisiche pittoriche e scultoree, si sono cimentati in questa nuova rivoluzione, in primis mentale, inizialmente tramite la costruzione di brevi animazioni di realtà aumentata nell’applicazione Artivive. Il duo, in continua evoluzione artistica, ha spalancato le porte del mercato dell’arte nel futuro, gettando le basi alla nuova frontiera del digitale.

Questo nuovo mercato è entrato in maniera diretta quest’anno anche nelle case d’asta. Dal 25 febbraio all’11 marzo, infatti, si è tenuta la prima asta di Christie’s di arte completamente immateriale, accettando pagamenti in cryptovaluta. L’opera protagonista è stata EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS dell’artista digitale Beeple, pseudonimo di Mike Winkelmann, della Carolina del Sud, nato nel 1981, venduta per 69 milioni di dollari, battendo ogni record riguardanti le aste on line. L’acquirente è Metakovan, la cui identità reale è ignota, un crypto investirore, fondatore di Metapurse, il più grande fondo N.F.T al mondo. L’immagine di 21.069 x 21.069 Pixel, è costituita da un collage di 5000 opere minori realizzate dell’artista ogni giorno e pubblicate sui suoi profili di Instagram e Twitter dal periodo che parte dal 1 maggio 2007 al 7 gennaio 2021. Nell’opera, che nella sua moltitudine è un pezzo unico, è visibile l’evoluzione dell’artista grazie alla differenza tra le prime e le ultime immagini.

Everydays: the first 5000 days

Una cosa affascinante del mercato della Crypto Arte, è il fatto di non avere intermediari, per cui permette ai soggetti coinvolti di scambiarsi l’opera in modo istantaneo, veloce e sicuro un numero infinito di volte sulle decine di marketplace on line, grazie alla componente N.F.T., garantendo comunque all’artista i diritti di royalty dell’opera per l’eternità. In ogni transazione e compravendita successiva, quindi, colui che per primo ha creato il contenuto multimediale ottiene una percentuale diretta nel suo portafoglio virtuale, chiamato wallet.

Anche una delle GIF più famose e amate al mondo è stata venduta all’asta nel mercato della Crypto Arte: quella del NYAN CAT, il gattino volante con la scia di pixel arcobaleno, creata da Chris Torres nel 2011. È stata battuta per 300 Ethereum, ossia a 590 mila dollari circa.

Nyan Cat

Oltre alle opere e al loro mercato, anche le mostre si stanno diffondendo nel mondo on line. A marzo 2021 si è tenuta la prima mostra digitale di Crypto Art su Snark.art, piattaforma di New York che cerca di offrire nuove opportunità agli artisti e alle gallerie utilizzando le nuove tecnologie. Nella mostra dal titolo TRAVEL DIARY, i contenuti multimediali sono osservabili e acquistabili solo ed esclusivamente nel mondo virtuale di Decentraland, collegato a piattaforme di marketplace, portando gli utenti ad avere un’ interazione in modo diretto ma tridimensionale. Vi sono opere realizzate da otto giovani artisti italiani come Nicola Baratto, Yiannis Mouravas, Giulia Furlan, Alessandro Manfrin, Matteo Pizzolante, Luca Staccioli, Francesco Tagliavia e Luisa Turuani, in cui il tema predominante è il viaggio e le sue varie sfaccettature come momento di ricerca di situazioni nuove e stimolanti, tutto allestito da Sonia Belfiore, curatrice e project developer. In un momento storico in cui viaggiare sembra impossibile a causa della pandemia che da più di un anno ci ha colpito, la possibilità di esplorare spazi inediti in maniera così alternativa e parallela dà una ventata di libertà e grandi possibilità ai giovani artisti che nel mercato tradizionale dell’arte, anche in un periodo pre-covid, avrebbero fatto fatica ad emergere.

Interessante sarà capire come importanti gallerie, musei e fiere cercheranno di adattarsi a queste nuove piattaforme, in cui il sistema decentralizzato e non gerarchico è alla base.

Purtroppo uno dei problemi più grossi che l’arte digitale porta con sé, però, è il suo consumo. Più crescono i caricamenti e le operazioni sui contenuti multimediali, più cresce la richiesta di potenza di calcolo di equazioni molto complesse, che a sua volta produce elettricità che è ricavata principalmente da combustibili fossili, i quali emettono una enorme quantità di CO2. I costi ambientali sono pesantissimi: Memo Akten, un artista digitale e ingenere inglese di origini turche, ha analizzato l’anno scorso circa 80.000 N.F.T. sul marketpalce SuperRare ed è arrivato a dei dati disarmanti. Dietro a ogni singola transazione connessa a un opera ci sono in termini di energia elettrica circa 35 kWh, che corrisponde al consumo di una persona in Europa in pochi giorni. La presa di coscienza nei confronti di questo nuovo di pensare all’arte deve essere consapevole e conscia, perché sappiamo che non è tutto oro quel che luccica.

L’ascesa dell’arte digitale è una frontiera, specchio di una nuova epoca, che permette all’arte di potersi esprimere grazie ai nuovi cambiamenti tecnologici e essere protagonista di un presente in continuo divenire, portando gli artisti contemporanei stessi ad accettare prima o poi questo enorme cambiamento.
Potreste essere scettici, sorpresi, affascinati, contrari od entusiasti, ma ricordate che ogni rivoluzione che si rispetti parte sempre da un atto di ribellione.

Se volete curiosare e approfondire l’argomento vi consiglio queste piattaforme:

https://decentraland.org/

https://snark.art/

https://opensea.io/

https://superrare.com/

https://niftygateway.com/

https://rarible.com/

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