Lili Elbe: The Danish Girl

Nel 2015 nelle sale cinematografiche uscì un film che fece molto discutere, sia per il delicato tema affrontato, sia per le numerose candidature ricevute. Parliamo di The Danish Girl, diretto da Tom Hooper, che vede come protagonisti Eddie Redmayne ed Alicia Virkander.

La storia è basata sull’omonimo romanzo di David Ebershoff, pubblicato nel 2000 e a sua volta ispirato alla vera storia di Lili Elbe.

Lili nacque a Vejle (Danimarca) nel 1882 o meglio, quella fu la data di nascita di Einar Wegener, pittore e giovane insegnante alla scuola d’arte di Copenhagen. Proprio in quel luogo conobbe Gerda Gottlieb, una sua allieva di soli 4 anni più giovane, della quale si innamorò e che sposò nel 1904.

Gerda e Einar Wegener nel 1924

I soggetti prediletti da Einar erano i paesaggi danesi, che dipingeva su piccole tele con grande accuratezza. Il mercato dell’arte in Danimarca apprezzava questa tipologia di quadri ed Einar divenne un nome conosciuto.

La moglie Gerda iniziò la sua carriera dipingendo ritratti, ma il successo le arrivò grazie alla comparsa di Lili. Progressivamente Einar iniziò a vestirsi da donna, a truccarsi e a muoversi in modo femmineo, fino a posare come modella per i dipinti di Gerda. Furono proprio i ritratti di Lili a portarla ad esporre a Parigi nel 1912, città che la portò non solo nei Salòn, ma anche a collaborare con alcune riviste di moda. Nel frattempo, il marito vestiva sempre più spesso i panni di Lili e la accompagnava alle feste e agli eventi mondani, presentandosi come la cugina di Einar.

Quello che era nato come un gioco si rivelò un desiderio nascosto da sempre nel profondo di Einar: si sentiva una donna e voleva esserlo a tutto tondo, non solo nell’aspetto interiore. Iniziò così a consultare vari medici, che dapprima gli diagnosticarono la schizofrenia. Ma il disagio di Einar/Lili era ben altro. Finalmente, nel 1930 conobbero un medico, un sessuologo, che si offrì di operare Einar per renderlo definitivamente una donna. In totale ci furono cinque operazioni, gli vennero rimossi il pene e i testicoli e impiantati utero e ovaie, ma le procedure erano ancora in fase sperimentale (di fatto Einar fu la prima persona transgender in Europa) e ci furono gravi complicazioni. Probabilmente a causa del rigetto dell’utero, Lili morì nel 1931.

Quello stesso anno Gerda si risposò con un ufficiale italiano, Fernando Porta, trasferendosi con lui in Marocco. Il matrimonio non andò bene, così come la sua carriera che ebbe una inesorabile decadenza. Nel 1938 ella tornò in Danimarca, dove morì due anni più tardi.

Di questa storia colpisce il coraggio di due donne. Il coraggio di Lili, per aver scelto di vivere secondo la sua vera natura, e il coraggio di Gerda per aver supportato il marito nel suo difficile percorso. Pensare che il tutto sia accaduto negli anni Venti del Novecento fa riflettere su quanto l’identità di genere sia un argomento importante, di cui è necessario parlare. La medicina da allora ha fatto passi da gigante, così come l’opinione pubblica, ma ancora molto c’è da fare.

Non possiamo scegliere di nascere maschi o femmine, ma possiamo seguire la nostra indole.

A Lili e a Gerda, grazie.

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