Il Parco Archeologico dell’Appia Antica è un Istituto dotato di autonomia speciale, creato nel 2016 nell’ambito della riforma Franceschini. Comprende il territorio dalla Porta Capena fino a Frattocchie, includendo la Valle della Caffarella e Tormarancia, coincidendo di fatto con il Parco Regionale dell’Appia Antica, che ha competenze di carattere naturalistico.
La via Appia è una delle strade più antiche del mondo, collegava Roma con Brindisi ed era utilizzata sia per i commerci che per il passaggio delle truppe romane. Il tratto compreso nel Parco Archeologico è ben conservato e, soprattutto, protetto, mentre le restanti parti sono spesso dimenticate o addirittura sono state asfaltate o ci si è costruito sopra. Di questo scottante tema, ne ha parlato a lungo Paolo Rumiz, che nel 2015 ha intrapreso un viaggio a piedi lungo la via Appia, lamentandone la grande incuria. Abbiamo recensito il libro in un articolo per la rubrica ArtBooks.
Tuttavia, il problema della valorizzazione dell’Appia venne portato alla luce già negli anni Cinquanta, da Antonio Cederna, che nei suoi articoli denunciava l’ipocrisia del Decreto Ministeriale del 14 dicembre 1953, che dichiarò di pubblico interesse il patrimonio paesistico-archeologico della zona compresa tra Porta San Sebastiano e il territorio di Boville. Il problema era che, nonostante il decreto, venivano concessi permessi a costruire abitazioni lungo il territorio. Addirittura, venne realizzata l’autostrada del Grande Raccordo Anulare per la quale vennero sacrificati circa 100 metri di antico basolato e alcune strutture di una villa romana con cisterna.
Un punto di svolta avvenne nel 1988, quando la Regione Lazio istituì il Parco Regionale dell’Appia Antica, ma il provvedimento non fece cessare le costruzioni abusive, che sono tutt’ora un problema.
Ma, vediamo nel dettaglio quali sono i luoghi che offre il Parco Archeologico.
Iniziando la nostra visita dalla chiesa del Domine Quo Vadis (dove è custodita una lastra di marmo con l’impronta di due piedi, secondo la tradizione quelli di Gesù), il primo monumento che incontriamo è il Mausoleo di Cecilia Metella e il Castrum Caetani, con di fronte la Chiesa di San Nicola. Il Mausoleo risale al I secolo a.C. e custodiva le spoglie di una ricca matrona romana appartenente a una delle famiglie nobili più importanti del tempo. All’inizio del XIV secolo la famiglia Caetani acquistò i terreni adiacenti e fece costruire un castello (castrum) utilizzando il mausoleo come torre. Allo stesso periodo risale la chiesa di San Nicola, della quale ora rimangono solo le mura.


Il secondo sito che incontriamo è il Complesso di Capo di Bove, dove si può ammirare un impianto termale della metà del II secolo d.C. con pavimentazioni a mosaico. Nell’edificio principale si trova l’Archivio e la Biblioteca di Antonio Cederna, ospita mostre e conferenze.
Dopo circa 3 km arriviamo a Villa dei Quintili, passando per l’entrata di Santa Maria Nova. Il parco di circa 28 ettari comprende il più grande complesso residenziale del suburbio di Roma. Risale al II secolo d.C. ed era di proprietà dei fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, membri di una famiglia senatoria e consoli nel 151 d.C. Entrambi vennero fatti uccidere dall’imperatore Commodo nel 182 d.C., il quale si impadronì della Villa. Oltre all’abitazioni vera e propria si trovano ambienti di rappresentanza, le terme, il ninfeo, i mosaici. All’interno del parco si trova anche il Casale di Santa Maria Nova, un edificio che originariamente era una cisterna romana, ma nel Medioevo venne modificato in un casale ad uso dei monaci Olivetani, che si erano insediati nell’area dalla fine del XIV secolo.
Fanno parte del Parco Archeologico anche le Tombe della Via Latina, dove si conserva un tratto originale della strada e le tombe risalenti al I-II secolo d.C. Si possono ammirare le ricche decorazioni pittoriche sia all’interno che all’esterno, gli stucchi e i pavimenti a mosaico. I sepolcri più suggestivi sono il Sepolcro Barberini, la tomba del Valeri e la Tomba dei Pancrazi.
Infine, vicino il Parco degli Acquedotti si trova l’Antiquarium di Lucrezia Romana, un museo che espone reperti archeologici ritrovati nel settore del suburbio sudorientale di Roma. Si trovano soprattutto corredi funerari, ma anche mosaici, monete e affreschi e qualche scultura.
La via Appia è ad accesso libero, è l’ideale per una passeggiata all’aria aperta immersa nella storia e nella cultura, lontana dal traffico cittadino. Tuttavia, per visitare questi siti occorre acquistare l’Appia Card, un biglietto della durata di un anno solare che consente ingressi illimitati, al costo di 10 euro più 2 di prevendita (sono previste riduzioni e gratuità).
Per ogni informazione e per consultare la mappa di tutte le attrazioni sull’Appia Antica, rimandiamo al sito ufficiale: https://www.parcoarcheologicoappiaantica.it/











