La mia cosa preferita sono i mostri è una graphic novel molto particolare, ad iniziare dalla sua travagliata storia di pubblicazione. L’autrice, Emil Ferris, lavorava come designer e illustratrice di giocattoli, quando nel 2001 contrasse la febbre del Nilo, che le paralizzò le gambe e la mano destra, rendendole impossibile lavorare. Ma lei non si scoraggiò: imparò a disegnare con l’altra mano e utilizzò il tempo di fermo per studiare scrittura creativa. Durante questa esperienza concepì La mia cosa preferita sono i mostri, il suo fumetto d’esordio pubblicato nel 2016, quando aveva 55 anni. Nel frattempo riacquistò la mobilità di tutto il corpo, ma le sfortune non finirono: la nave che portava le sue prime copie stampate in Corea del Sud rimase bloccata nello Stretto di Panama a causa del fallimento dell’azienda di spedizioni coinvolta.
Insomma, una storia rocambolesca ma che ha avuto un lieto fine: la graphic novel è stata una delle più apprezzate dell’anno, fece vincere alla Ferris un Eisner Award (il più prestigioso premio nel mondo del fumetto) ed è stata tradotta in tutto il mondo. In Italia è arrivata nel 2017, grazie a Bao Publishing che ha fatto un ottimo lavoro di adattamento.
Ambientata nella Chicago degli anni Sessanta, La mia cosa preferita sono i mostri narra la storia di una bambina di 10 anni, Karen Reyes, che ama i fumetti e le storie dell’orrore, tanto da rappresentare se stessa come un lupo mannaro. Vive in un appartamento insieme alla madre e al fratello maggiore Deeze, ma nel condominio abitano altri personaggi, ognuno con una sua particolarità. Una di loro è Anka, una signora di origini ebraiche tedesche che un giorno, improvvisamente, viene a mancare. Le indagini concludono si sia trattato di suicidio, ma Karen non ci crede e allora veste i panni della detective, decisa a scoprire cosa sia successo. Il libro è perciò la narrazione in prima persona della bambina, come se fosse il suo diario personale, in cui riporta le sue vicende quotidiane, tra scuola, amici e famigliari.
Ma nella storia si sviluppa un’altra storia, quella di Anka, che ha registrato la sua difficile vita durante un’intervista. Karen ascolta le cassette e apprende quanto sia stato doloroso il passato della signora, nella Berlino degli anni Trenta e Quaranta. La madre lavorava in un bordello e la stessa Anka da giovanissima entrò a far parte di una “farmacia”, nome in codice per indicare un bordello di bambine. Le bambine erano le “medicine” per vecchi senza scrupoli, ma uno di questi servì ad Anka per sfuggire più di una volta a morte certa. Le vicende di Anka vanno di pari passo con la storia della Germania nazista, e non mancano di mostrare l’esperienza nel campo di concentramento.
Ma, non vogliamo rivelare troppo di questo splendido libro, ricco di momenti commoventi e di misteri. Il finale, per ora, rimane aperto, ma presto verrà pubblicato il seguito, uscito quest’anno negli Stati Uniti.
Emil Ferris, utilizza uno stile unico: le pagine sono dei veri e propri fogli di quaderno, con tanto di righe e buchi a lato, e i disegni sono creati con penne, matite e pennarelli. Il colore predominante è il nero, ma spesso per dare più dramma ai volti utilizza il blu, e in alcune scene anche il rosso e il verde per i paesaggi.
Ferris dimostra tutta la sua abilità con le penne ricreando i capolavori conservati all’Art Institute di Chicago. La protagonista infatti visita in due occasioni quelle sale e rimane colpita dalle opere dei grandi maestri. Grazie al fratello, appassionato d’arte ed egli stesso illustratore, fin da piccolissima entrò in contatto con i quadri del museo, tanto da considerarli come suoi amici.
Vogliamo presentarvi i confronti tra le illustrazioni del libro e i dipinti reali:
Ma, talvolta, sono presenti delle vere e proprie ispirazioni da opere d’arte, come in questi casi:
L’amore della Ferris per l’arte è evidente, così come per la sua città. Chicago infatti è lo sfondo delle vicende, la famiglia di Karen abita nella parte povera della città, dove si concentrano le persone più disagiate e malavitose, ma la piccola è coraggiosa e non si lascia intimidire da nessuno di loro.
Molto belle sono anche le pagine a inizio di ogni capitolo, ispirate alle copertine di fumetti horror e di fantascienza degli anni Sessanta:
In conclusione, questa graphic novel è consigliata a tutti gli appassionati del genere, ma anche a chi si vuole approcciare a questo mondo per la prima volta. Rimarrete affascinati dalla semplicità accurata dei disegni, dai personaggi e dalla storia narrata in maniera impeccabile.
La mia cosa preferita sono i mostri
Emil Ferris
Bao Publishing
€ 29,00
























