Il lusso nelle terre di Maometto

In archeologia il termine cultura materiale indica i manufatti del quotidiano che aiutano a capire e studiare le abitudini e la cultura delle popolazioni che ci hanno preceduto. Questi oggetti spesso non si distinguono per la loro valenza artistica o esecuzione tecnica, ma sono importanti in quanto testimonianze di civiltà. Oggi vi vogliamo portare nell’Oriente medievale alla scoperta di alcuni oggetti del quotidiano che si distinguono per la loro esecuzione tecnica, appartenenti alla cultura islamica.

La rivelazione dell’Arcangelo Gabriele a Maometto in una miniatura di  Siyer-i Nebi del 1595, Topkapi Palace Museum

L’Islam è l’ultima religione monoteista rivelata; infatti è nel 609 d.C. che Maometto ricevette il messaggio divino dall’Arcangelo Gabriele. Da questo momento in poi Maometto trasmise oralmente i precetti del Corano e al 632, anno della sua morte, spazzando via le varie religioni politeiste dell’Arabia. In poco tempo la nuova religione organizzò la sua struttura politica e si espanse a macchia d’olio fino a dominare un’area vastissima: dalla estremo Oriente alla Spagna. Questa rapida espansione fu resa possibile sia dalla tolleranza verso i differenti culti sia per l’indebolimento dell’Impero bizantino e sasanide.

In tutte le regioni l’arte fece da “collante” in questo ampio territorio e dalla Spagna all’Uzbekistan ritroviamo dei motivi decorativi ricorrenti, su cui l’arte islamica ha fondato le sue radici:

  1. Arabesco
  2. Calligrafia
  3. Motivi geometrici

L’arabesco è la stilizzazione volontaria del tralcio di vite\foglia d’acanto, iconografia classica e tardoantica. Il termine deriva dalla definizione rinascimentale italiana a rabesco, che sta a indicare questa decorazione a racemi, volutamente irrealizzata per restare collocata in uno spazio ideale.

Dalla morte di Maometto, l’esigenza di trascrivere i precetti del Corano divenne un’esigenza tale che la produzione del testo sacro si trasformò in una vera e propria arte. La scrittura si diffuse e divenendo una componente dell’arte islamica, infatti la troviamo sia nelle maestose architetture e su qualsiasi oggetto, dalla vasellame da mensa al tiraz, veste caratterizzata da una banda epigrafica sul braccio. Spesso l’iscrizione conteneva una frase benaugurale ed era strettamente legata all’oggetto\monumento sul quale veniva realizzata.

I motivi geometrici sono forse l’elemento distintivo dell’arte islamica. Il suo sviluppo e onnipresenza sono dovuti al divieto di rappresentare il divino; l’artista si trova dunque a evocare Dio cercando di rappresentare l’infinito e la perfezione, attributi principali di Dio. L’artista musulmano è consapevole che non potrà mai arrivare all’infinito e costruisce delle geometrie modulari che sono rese finite solo dalla limitazione dello spazio, evocando sia il principio dell’infinito sia il divino.

A questi tre motivi principali si uniscono la raffigurazione zoomorfa e animale, che appartengono alla sfera privata e non compaiono negli edifici pubblici e religiosi. Tutti questi motivi iconografici coesistono nelle varie opere e nei vari manufatti, a volte organizzati in bande differenti o isolati, prendendo tutto il corpo del manufatto, mantenendo la caratteristica astratta e quasi “magica”. Nei seguenti oggetti vedremo come l’avanguardia tecnica e tecnologica degli artigiani islamici declini e combini i vari motivi decorativi, in oggetti del quotidiano appartenuti a un ceto medio alto.

Nella brocca degli arieti, risalente alla prima metà dell’XI secolo e conservata al Tesoro di San Marco di Venezia, sono raffigurate in modo magistrale due arieti all’albero della vita su cristallo di rocca. Sempre al Tesoro di San Marco e in cristallo di rocca è l’anfora, decorata con una stilizzazione vegetale sul fondo e da una banda epigrafica (“Permane potenza e piena grazia e benessere al nostro Signore“) nella parte superiore. Questo materiale appartiene alla famiglia dei quarzi e si distingue per la sua trasparenza, spesso associata alla purezza, e durezza, il che lo rende un materiale di difficile lavorazione. Gli artigiani islamici avevano ereditato e perfezionato la tecnica della lavorazione delle pietre dure dalle culture precedenti e riuscirono a distinguersi per la fabbricazione e decorazione dei cristalli di rocca, ma anche nella produzione della ceramica e del vetro, che influenzò la produzione veneta.

In entrambi i manufatti fu aggiunta una montatura di fattura veneta del XIII secolo, che comportò un cambiamento della destinazione d’uso dei due manufatti. Invece, nel caso della ciotola vitrea turchese, la montatura aveva solo la funzione di abbellire la già preziosa ciotola polilobata. La densità della pasta vitrea ha sempre fatto passare la ciotola come turchese e non per vetro, quale è. La coppa è decorata con una lepre al galoppo all’interno di una cornice aperta sul fondo; osservando attentamente la fattura della decorazione ci rendiamo conto di quanto la lavorazione del vetro islamico debba molto a quella delle pietre dure: infatti, l’animale è lavorato con molatura, fresatura e alto rilievo. Tradizionalmente si ritiene che la ciotola sia confluita nel tesoro di San Marco come dono diplomatico di Uzun Hassan, capo di una tribù turcomanna, alla signoria di Venezia nel 1471. Tuttavia la montatura di fattura bizantina rendono più plausibile l’approdo nel tesoro con gli altri manufatti portati alla fine della IV crociata.

Coppa polilobata con lepri, pasta vitrea, IX-XI  secolo, Tesoro di San Marco

La lavorazione del vetro era nota da tempi antichissimi, si pensi che la tecnica della soffiatura è stata inventata nel I a.C., ma la produzione islamica si distingue per una varietà di tecniche decorative come la smaltatura e la cementazione, un lustro metallico applicato sul vetro.

La produzione ceramica islamica era all’avanguardia soprattutto per l’utilizzo di una vetrina opacizzante (smalto), scoperta nel tentativo di imitazione della porcellana cinese, che circolava attraverso la via della seta. I vari esperimenti fatti dai vasai orientali portò la produzione ceramica a un livello che l’Occidente non aveva ancora visto, rendendo i manufatti non solo impermeabilizzati ma decorati con una varietà di tecniche, più o meno complesse, da renderli oggetti riservato a un certo tipo di clientela. Le tecniche decorative, dal punto tecnologico, sono svariate di cui ricordiamo il lustro metallico: una tecnica pittorica nella quale il colore veniva mescolato a dei pigmenti metallici che, dopo la cottura, donavano iridescenza al manufatto.

Molte altre sono le tecniche e materiali lussuosi appartenenti alla cultura mediorientale che sarebbe impossibile condensarli tutti in un breve articolo. In questi pochi esempi, abbiamo visto come l’esecuzione tecnica ed estetica elevino questi manufatti del quotidiano a opere d’arti in miniatura, che stimolarono la produzione occidentale, in decadenza dal crollo dell’Impero romano.

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