Nella Venezia antica di Palazzo ce ne era uno solo: il Palazzo Ducale. Tutti gli altri edifici privati, per quanto importanti, erano ca’, ovvero case; l’aggettivo era spesso accompagnato dal nome della famiglia di appartenenza. L’articolo di oggi ha come protagonista proprio una delle tante ca’ di Venezia, la cui storia era, ed è famosissima in città: stiamo parlando di Ca’ Dario.
Dipinto da Claude Monet più volte nei suoi soggiorni veneziani, la facciata di questo imponente edificio era definita da d’Annunzio inclinata come una cortigiana decrepita sotto la pompa dei suoi monili. Il palazzo è situato al civico 353 nel sestiere di Dorsoduro, ed è conosciuto come il palazzo con la facciata pendente, richiamando la citazione dannunziana, ma anche maledetto, che ‘uccide’ chiunque vi soggiorni. L’edificio si affaccia sul Canal Grande e, infatti, si porta dietro una leggenda nefasta; sembrerebbe essere oggetto di una maledizione che porterebbe tutti i suoi proprietari o abitanti a finire sul lastrico o a morire improvvisamente. Dalla sua costruzione, infatti, avvenuta su un preesistente edificio gotico nel 1487, si sono susseguiti una serie di eventi spiacevoli che hanno effettivamente alimentato questa credenza popolare.

Il prospetto del palazzo è molto singolare, con particolari decorativi lavorati alla perfezione che lo rendono quasi più vicino ad un dipinto che ad una architettura; subito si nota la simmetria del fronte, diviso su quattro piani con le tre quadrifore spostate tutte sul lato sinistro. I due camini di ispirazione carpacciana sono aggiunte ottocentesche, così come il balcone del secondo piano nobile. L’edificio venne commissionato, da Giovanni Dario, da cui riprenderà il nome, allora segretario del Senato della Repubblica, all’architetto Pietro Lombardo come dote per il matrimonio tra la figlia Marietta e il ricco mercante di spezie Vincenzo Barbaro. Quando venne ereditato da lei, iniziarono ad accadere strani eventi: il marito di Marietta subì subito un crollo finanziario e successivamente venne accoltellato. La ragazza, scossa dall’episodio, si suicidò e, poco dopo, anche il figlio dei due, Vincenzo, venne trovato morto in Grecia, vittima di un agguato. Il palazzo, a questo punto, venne ereditato dai discendenti di Vincenzo Barbaro finché uno di loro, Alessandro, membro dell’ultimo Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia, all’inizio del XIX secolo lo vendette a un commerciante armeno di pietre preziose, Arbit Abdoll. Non passò molto tempo che questo andò in rovina e fu costretto a svendere il palazzo.

Facciamo un balzo in avanti nel tempo, e, nel 1896 la contessa Isabelle Gontran de la Baume-Pluvine divenne la nuova proprietaria: questa lo fece restaurare e vi ospitò il poeta francese Henri de Régnier che restò a Ca’ Dario fino a quando non contrasse una terribile malattia che lo costrinse a lasciare Venezia; dal dopoguerra, le morti legate a Ca’ Dario divennero sempre più ravvicinate. Nel 1970 il conte di Torino, Filippo Giordano delle Lanze, acquistò il palazzo e venne assassinato al suo interno da un marinaio croato che fu ucciso, anch’esso, subito dopo la fuga. In tempi ancora più recenti il palazzo divenne di proprietà dall’eccentrico Christopher Sebastian Lambert, “Kit il barone”, produttore discografico e manager del famoso gruppo rock The Who, che tenne l’edificio per alcuni anni. Fu proprio nella sua permanenza in questo palazzo che Kit Lambert diventò sempre più dipendente da sostanze stupefacenti fino a che questa sua condizione gli provocò la rottura della collaborazione con la band e un arresto per detenzione di droga, con un successivo tracollo economico. Nel 1977, conclusa la sua collaborazione con gli Who, smette di fatto la sua attività nel settore dello spettacolo e l’anno successivo riuscì a vendere Ca’ Dario all’imprenditore Fabrizio Ferrari, anche lui in seguito coinvolto in un rovescio finanziario.Nel 1981 Lambert si suiciderà (o venne ucciso, non si è mai saputo) per motivi non chiariti.
I The Who tornano protagonisti della storia del palazzo nel 2002 quando il bassista del gruppo, John Entwistle, dopo aver preso in affitto Ca’ Dario per una vacanza di una settimana a Venezia, viene stroncato da un infarto. Il palazzo passò poi nelle mani del finanziere Raul Gardini, coinvolto nello scandalo di Tangentopoli e morto suicida nel 1993. Dopo la morte di Gardini fu sempre più difficile vendere il palazzo anche se il regista Woody Allen era molto tentato di farlo, ma venne convinto all’ultimo di lasciar perdere. Nel 2006 il palazzo venne infine acquistato da un ignoto compratore rappresentato da una società americana di cui ancora oggi è proprietario.

Ma perché il palazzo veneziano sarebbe maledetto? Alcuni studiosi del paranormale affermano con convinzione che la ragione di tante sciagure stia nell’energia negativa connessa all’acqua su cui poggia: secondo alcune ipotesi questo fu eretto su un antico cimitero dei templari anche se nessuna fonte può confermare la supposizione. Secondo altri all’interno di Ca’ Dario, ancora oggi, vivono tutti i fantasmi dei precedenti proprietari che hanno perso la vita. Insomma, una cosa è certa: tutti i veneziani preferiscono tenersi ben lontani dal palazzo, ammirandolo da lontano mentre si è in vaporetto o semplicemente quando ci si imbatte nel suo portone in Campiello Barbaro, e lasciare che il mistero di Ca’ Dario, l’edificio ‘maledetto’ di Venezia, non venga ancora svelato.