Iconografia della Pasqua

Quest’anno la Pasqua si celebra il 4 aprile. Ma, vi siete mai chiesti come la Chiesa stabilisce il giorno della Pasqua ogni anno?

Ovviamente, dovendosi celebrare di domenica non è possibile fissare un giorno sempre uguale, come accade per il Natale. La formula è dunque ben precisa: la domenica successiva al primo plenilunio di primavera.

Parlare dell’iconografia pasquale non è un compito semplice, innumerevoli sono gli esempi nel corso delle epoche e delle nazioni, dunque ci limiteremo a presentare alcune delle opere più esplicative prodotte in Italia tra il XIII e il XVII secolo.

Innanzitutto, occorre distinguere i momenti rappresentati: in ordine cronologico abbiamo la Crocifissione, la Deposizione e la Resurrezione, che coprono l’arco temporale dal venerdì alla domenica. Tralasciamo per questioni di brevità tutto l’arco della Passione di Cristo, fonte inesauribile di ispirazione che comprende numerosi soggetti.

Ma, procediamo con ordine. Il racconto evangelico narra che Gesù celebra la Pasqua ebraica con gli Apostoli, durante la quale istituisce l’Eucarestia. È il giovedì e poco dopo l’Ultima Cena verrà tradito da Giuda, rinnegato da Pietro e inizierà il suo Calvario, che terminerà con la sua crocifissione.

Nelle Crocifissioni solitamente troviamo Gesù al centro, coperto solo da un perizoma di stoffa, con ai piedi i dolenti, ovvero le pie donne (la Vergine Maria e la Maddalena) e san Giovanni. In base alle richieste dei committenti è possibile che vi siano santi specifici, con i quali spesso condividono il nome.

Vediamo gli esempi di Giotto, Masaccio e Raffaello:

Tuttavia esistono anche casi di Crocifissi senza altre figure, con solo il corpo di Gesù sulla croce, creando scene di grande intensità drammatica, come in queste opere di Barocci, Reni e Annibale Carracci:

Un’ulteriore variante è con la presenza dei due ladroni alla destra e alla sinistra di Gesù. Nel Vangelo di Luca uno dei due uomini schernisce Gesù, rimproverandolo di professarsi il salvatore dell’umanità ma di non riuscire a salvare neanche se stesso. L’altro uomo, invece, sostiene l’ingiustizia della crocifissione di Gesù, pregandolo di ricordarsi di lui quando sarà nel Regno dei Cieli. Gesù gli risponde la famosa frase: «In verità ti dico: oggi sarai in Paradiso con me», rendendolo di fatto il primo uomo a essere salvato.

Osserviamo come in Antonello da Messina i due ladroni si contorcano, legati non a delle croci, bensì a degli alberi senza rami. Anche in Vincenzo Foppa i corpi assumono posizioni rigide, mentre Tiziano rappresenta l’episodio del dialogo tra Cristo e il “buon ladrone”.

A seguire, gli uomini prelevano la salma di Cristo, è il momento della Deposizione dalla croce. Accanto alla croce vengono posizionate delle scale, talvolta a formare una piramide, sulle quali salgono gli uomini per liberare Gesù dai chiodi. In basso le pie donne si disperano e spesso la Vergine perde i sensi e le altre la sorreggono.

Il tema era spesso oggetto per le pale d’altare, come queste di Lippi, Barocci e Rosso Fiorentino.

Il Trasporto è il momento in cui gli uomini portano il corpo di Cristo dalla croce al sepolcro. Tra i presenti al trasporto troviamo Giuseppe d’Arimatea, un membro del Sinedrio che non aveva approvato quanto successo, fu lui a chiedere a Pilato di poter prendere la salma di Gesù e deporla nel suo sepolcro. Ci troviamo al venerdì sera.

È il caso della celebre Pala Baglioni (o Borghese) di Raffaello, ma se ne sono cimentati molti altri artisti, qui presentiamo Pontormo e, ancora una volta, Barocci.

La Deposizione nel sepolcro è affine al trasporto, ma è visibile il sepolcro nel quale viene lasciato il corpo di Gesù. Una delle più note è quella di Caravaggio, conservata nella Pinacoteca Vaticana ma in precedenza destinata alla chiesa di santa Maria in Vallicella a Roma (oggi sostituita con una copia di inizio Ottocento).

Infine, arriva la Resurrezione, l’episodio più gioioso della cristianità, nonché il più fondamentale. È ormai la domenica mattina. Secondo il Vangelo di Matteo, davanti al sepolcro erano state messe alcune guardie, in quanto i gran Sacerdoti ricordavano le parole di Gesù: «Dopo tre giorni risusciterò». Temevano, in realtà, che i suoi discepoli andassero a rubare la salma e la portassero in città per dimostrare il suo ritorno tra i vivi. Invece, secondo il racconto evangelico, Gesù resuscita per davvero e le guardie “sbigottirono e rimasero come morte” [Matteo, 28, 4].

Di seguito le interpretazioni di Piero della Francesca, Raffaello e Tiziano:

In tutti i Vangeli, inoltre, viene narrato che la mattina della domenica, tre donne, Maria, Maria Maddalena e Maria di Cleofa, si recano al sepolcro con gli unguenti e i profumi per imbalasamare il corpo di Cristo. Trovano però il sepolcro aperto e un angelo vestito di bianco che le tranquillizza e annuncia la Resurrezione del Figlio di Dio.

Vediamo le opere di Beato Angelico, Annibale Carracci e il Baciccio:

Si conclude qui il nostro viaggio intorno all’iconografia della Pasqua, ma ricordiamo che per ogni episodio presentato esistono infinite varianti e che, ovviamente, il racconto evangelico non si ferma qui ma prosegue con le apparizioni di Cristo e, infine, l’Ascensione.

Cogliamo l’occasione per augurare Buona Pasqua a tutti i nostri lettori!

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