“Tutte le strade portano a Roma” recita il detto, ma una sola è LA strada romana per eccellenza: la Via Appia. Fatta costruire nel 312 a.C. per volere del console Appio Claudio Cieco, i lavori si conclusero solo nel 244 a.C. Nota con l’epiteto di “regina viarum”, l’Appia collegava Roma con il sud Italia, passando per la Campania e concludendosi al porto di Brindisi, in Puglia. L’intento principale era quello di facilitare il passaggio delle truppe verso il sud, ma servì anche come importante via di commercio.
Lungo la strada vennero costruiti importanti monumenti, soprattutto di carattere funerario, in quanto l’importanza della strada rispecchiava la caratura della persona lì sepolta. Tra le tombe più note e iconiche c’è il Mausoleo di Cecilia Metella, tra il secondo e il terzo miglio, un tipico sepolcro dalla forma circolare che conteneva le spoglie di una ricca matrona vissuta nel I secolo a. C. L’interesse di questo monumento è accresciuto dal fatto che in epoca medievale venne annesso al Palazzo Caetani e ancora oggi si possono vedere le mura dell’edificio.
Poco più avanti, al quarto miglio, si sviluppa la Villa dei Quintili, un parco archeologico di 28 ettari che comprende la villa, le terme, il teatro, il ninfeo, tutti ambienti che facevano parte della grande proprietà dei due fratelli Quintili, uccisi dall’imperatore Commodo che si impadronì dell’area. Vicino, è ben conservato l’Acquedotto.

Questi sono solo pochi esempi di quello che si può trovare percorrendo l’Appia Antica a Roma e, nonostante in questo periodo i musei siano chiusi e dunque è impossibile entrarvi, rimane una buona idea visitarla a piedi o in bicicletta. La strada conserva in parte l’antico basolato e per un lungo tratto è vietato il passaggio delle auto, dunque è l’ideale per una gita in tranquillità.
Ma, per quanto sia suggestiva l’Appia Antica e la sua storia sia lunga e ricca di eventi, oggi vogliamo parlare di un libro: Appia di Paolo Rumiz.
Rumiz è un viaggiatore e giornalista italiano, ogni anno intraprende un viaggio a tappe che lo porta a scoprire storie, popoli e luoghi che racconta nei suoi libri o articoli. Da anni collabora con Repubblica, per la quale pubblica resoconti dei suoi viaggi. Il viaggio lungo la via Appia risale al 2015, dal 28 aprile al 13 giugno, con partenza da Porta Capena. Ad accompagnare Rumiz nell’impresa il suo collaudato video-maker Alex (Alessandro Scilitani), il cartografo Riccardo Carnovalini e Irene Zambon, più una serie di persone incontrate lungo la strada che decisero di unirsi al viaggio anche per pochi giorni.
Appia non è solo il racconto di un viaggio, ma uno sguardo critico e attento all’Italia odierna, ai suoi problemi e alle sue contraddizioni. Rumiz non lesina sulle polemiche e già dalla partenza dalla stazione Tiburtina iniziano i disservizi: il treno si ferma in galleria ed è obbligato a fermare la corsa, i passeggeri protestano. Fuori i mucchi di immondizia sono presi d’assalto da grossi gabbiani. “Roma governava il mondo e oggi non governa nemmeno se stessa” scrive l’autore.

Gli avventurieri percorrono senza sosta il percorso della via, imbattendosi in tratti in cui il sentiero si va a perdere tra le strade statali o le abitazioni private, incontrando gente che non ha la minima idea di vivere dove un tempo passavano i romani. Il popolo rappresenta il punto forte del libro, Rumiz incontra archeologi preoccupati delle sorti dell’Appia, amareggiati dallo scarso interesse nel valorizzarla, ma anche semplici contadini che lavorano la terra e si dimostrano sorpresi nell’apprendere la storia del luogo. La notizia della bizzarra compagnia di avventurieri fa il giro dei paesi e arrivati a Mirabella (provincia di Avellino), incontrano Vinicio Capossela “bardo umorale e genoroso” che li accompagna per un tratto di strada.
Lungo la ex statale 303 il gruppo passa dalla Campania alla Basilicata, incontrando tutte le problematiche del sud Italia. Subito si imbattono in un paesaggio scalfito dai giganteschi mulini per l’energia elettrica: Rumiz critica aspramente il popolo per rimanere indifferente a quello sfruttamento del territorio, allo “svendere l’Italia“.
Il viaggio lungo l’Appia antica è anche un viaggio enogastronomico, a ogni tappa il gruppo ha la possibilità di assaggiare le specialità del luogo, tra pasta, formaggi e vini, necessari per riprendere le forze durante il lungo cammino. Rumiz utilizza l’espressione “inghiottire il Paese a forchettate” per rendere l’idea di quanto sia stata una componente fondamentale del suo soggiorno.
Passando di regione in regione, cambia anche il paesaggio. A Venosa (città natale del poeta latino Orazio) finisce l’Appennino e dominano il vento e il caldo arido. Arrivati in Puglia, appare il “drago”: l’Ilva di Taranto. L’acciaieria rende difficile il passaggio sul percorso prestabilito e fa terra bruciata intorno a sè.
Infine, il gruppo arriva alla meta, Brindisi. Quì finisce il viaggio, in un bagno di festa nelle acque del mar Adriatico e la gioia di aver portato a compimento un’impresa incredibile, sulle tracce degli antichi Romani.
A corredo del libro ci sono le mappe disegnate da Riccardo Carnovalini, con il percorso svolto, e la guida alle 29 tappe. Ogni tappa è commentata, sono segnalati i comuni attraversati, la lunghezza, i dislivelli, le altezze, le pendenze, il fondo, nonchè consigli su dove mangiare e dormire e i collegamenti con i mezzi pubblici.
Su questa avventura è stata allestita una mostra multimediale, con fotografie, video e oggetti del viaggio, visitabile al casale di Santa Maria Nova (Via Appia Antica n. 251) quando sarà possibile tornare al museo.

Appia
Paolo Rumiz
Universale Economica Feltrinelli 2016
€ 12,00
Siti:
Parlando dell’antica Roma mi hai fatto tornare in mente un altro splendido libro, “Il flagello di Roma” di Michele Gazo: l’hai letto?
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Non l’ho letto, ma grazie per il consiglio! 🙂
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Tra i libri che ho letto negli ultimi anni solo questo mi è piaciuto di più: https://wwayne.wordpress.com/2020/08/23/un-sogno-da-realizzare/. Colgo l’occasione per dirti che mi sono appena iscritto al tuo blog. Grazie a te per la risposta! 🙂
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