L’arte nei video musicali

Video Killed the Radio Stars dei Buggles fu la scelta che fece, nel 1981, una neonata MTV per inaugurare le proprie trasmissioni. Nei 40 anni successivi l’emittente ha vissuto una rapida ascesa e, con l’avvento di Internet, un altrettanto vertiginoso declino, ma ancora oggi, nel 2021, niente ancora è riuscito a sostituire i videoclip musicali o a intaccarne il ruolo all’interno dell’immaginario e della cultura popolari.

A volte è semplicemente la trasposizione visiva – financo quella letterale del testo – della canzone, altre uno scenario la cui atmosfera possa ben essere convogliata dal pezzo, altre ancora un mezzo per catalizzare maggiore attenzione e risonanza mediatica; neanche è da escludere che esso vada inserito in una più ampia narrazione che coinvolge la vita, la carriera e l’immagine pubblica dell’artista per essere pienamente apprezzato e compreso. Nel processo creativo che conduce al videoclip finale che vediamo su Youtube, il team che sta dietro a ogni gruppo e cantante attinge da varie fonti, cita artisti diversi. É interessante, quindi, vedere quando in maniera più esplicita la musica richiama l’arte e che significato possa veicolare una determinata opera quando appare in un preciso contesto, cosa può raccontarci di diverso da quello che ci ha raccontato sinora.

R.E.M – Losing My Religion

Diretto da Tarsem Singh, il video è una miscellanea di ispirazioni e intenzioni: seppur Michael Stipe, leader della band, volesse che la clip riproducesse una performance del gruppo, il regista non voleva rinunciare a una certa atmosfera calda, onirica e patetica di tanto cinema indiano. La trama, modellata sul racconto breve Un señor muy viejo con unas alas enormes di Gabriel Garcia Marquez, si presta a molteplici citazioni religiose, che, organicamente inserite come serie di tableaux vivants all’interno della narrazione, riescono ad amalgamarsi grazie al filo conduttore dell’omaggio a Caravaggio e al suo chiaroscuro. Il titolo è un’espressione idiomatica che significa “perdere la pazienza” e la canzone, per ammissione dei suoi stessi compositori, non ha in realtà tematiche religiose, contrariamente invece al lavoro di Singh che, volutamente, si relaziona in modo ambiguo al singolo.

Hold Your Horses – 70 million

Ai riferimenti artistici questo video deve interamente la sua popolarità: riproponendo in chiave spiritosa alcune fra le più celebri opere della storia, questa altrimenti poco nota band parigina è riuscita a rendere virale sui social la canzone quando migliaia di persone hanno provato a coglierne tutti i riferimenti (già solo nel primo minuto figurano L’ultima cena di Da Vinci, la Venere di Botticelli, la Lezione di Anatomia di Rembrandt, l’Enrico VIII di Holbein e La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer).

Rihanna – Rude Boy

Molte delle fotografie di celebrità e artisti scattate da Annie Leibovitz sono diventate iconiche negli anni: Whoopi Goldberg immersa in una vasca di latte, Leonardo di Caprio con il collo di un cigno intorno al suo, John Lennon nudo abbracciato a Yoko Ono. È proprio all’immagine che, attraverso il filtro del suo obiettivo, la Leibovitz dà di Keith Haring, dipinto delle sue stesse celebri raffigurazioni, che la regista Melina Matsoukas si ispira per uno dei più di sette costumi che Rihanna cambia in un video che vuole essere pop in ogni senso, nei colori e nelle citazioni, che comprendono Jean-Michel Basquiat e le sue corone, simboli distintivi dei suoi graffiti, e le Marilyn Monroe’s Lips di Andy Warhol, effigi, dunque, di sicurezza e sensualità che lo spettatore può facilmente riconoscere.

Coldplay – Viva la Vida

In questo caso i riferimenti religiosi sono contenuti nel testo della canzone, ma anche qui citazione artistica e tradizione biblica sembrano andare di pari passo. Ci sono due versioni del video, una diretta da Hype Williams e l’altra da Anton Corbijn, e in entrambe figura in modo prominente La libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix, quadro di cui il brano, in realtà, vuole riprendere lo sguardo umano più che il piglio rivoluzionario. Il titolo della canzone, poi, è ripreso da un quadro di Frida Kahlo.

Jay Z – Picasso Baby

Ispirato alla performance artistica The Artist is present del 2010 di Marina Abramovic in cui l’artista, seduta immobile per circa 736 ore, condivideva sguardi e attimi di silenzio coi visitatori, il videoclip in questione comprende un cameo della stessa Abramovic e vede il rapper americano esibirsi nel brano insieme ai singoli membri del pubblico che si susseguono davanti a lui, con particolare enfasi sulle loro espressioni e i loro gesti. Il concetto di fondo del video può, a ben vedere, essere visto da una duplice prospettiva: riflessione sul contatto emotivo e umano tramite l’arte da un lato, e sul rapporto tra fama e arte dall’altro. Pur essendo Jay Z uno dei più premiati e acclamati rapper del panorama musicale d’oltreoceano, molti hanno trovato inconciliabile il tipo d’arte da lui proposto con quello proposto invece dall’Abramovic e il video ha rinfocolato il dibattito sul confine sempre più labile fra forme alte e basse d’arte, fra ricercatezza e commercialità.

Red Hot Chili Peppers – Can’t Stop

Come esplicitato anche dal cartello in conclusione, l’intero video è ispirato dall’estemporaneità, l’ironia e il goliardico disimpegno delle One Minute Sculptures di Erwin Murm in cui l’artista si relaziona a oggetti e contesti quotidiani in modo inedito e imprevedibile. La stessa canzone, d’altronde, si lascia trascinare dal ritmo non curandosi nemmeno di instaurare veri e propri nessi logici tra i versi, perché, come dice il ritornello, “the wave can’t stop”.

Drake – Hotline Bling

Nonostante James Turrell abbia negato di aver avuto qualsiasi coinvolgimento diretto, il video di Drake – divenuto oggi meme virale e onnipresente – trae chiaramente ispirazione dalle sue installazioni. Luci e spazio interagiscono nel videoclip nello stesso modo irreale ed evocativo in cui lo fanno nelle opere di Turrell, catturando l’occhio dello spettatore che non può non guardare il cantante che balla, spiritoso e ammiccante, al centro della stanza.

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