San Giuseppe: evoluzione del culto e dell’iconografia

Il 19 marzo in Italia si celebra la festa del papà, che coincide con il giorno di San Giuseppe, istituita da Sisto V intorno al 1479. Non è un caso che è proprio in quel periodo che le raffigurazioni di San Giuseppe cominciano ad emergere dalla marginalità nella quale era stato confinato questo personaggio, portandolo in primo piano come uno dei protagonisti della Sacra Famiglia. Infatti, se notiamo bene fin dalle prime raffigurazioni della Natività, il San Giuseppe è distante dal centro dell’attenzione, spesso raffigurato in disparte con una mano sotto il mento e l’aria pensierosa. Questo atteggiamento, presente sia nella cultura orientale che occidentale, ha fatto pensare a una sorta di premonizione di quello che sarebbe stato il destino del Bambino, oppure al grande rispetto che Giuseppe ha sempre avuto per Maria lasciando a lei e al Bambino il centro della scena da buon servo del Signore.

Come ben sappiamo le raffigurazioni sacre sono strettamente legate sia alle scritture che alla loro interpretazione. Nel primo cristianesimo non vi era un vero e proprio culto del Santo, piuttosto si cercava di creare un’immagine di Giuseppe che si distaccasse dalle letterature apocrife, costruendo l’immagine dell’uomo giusto che affrontò la misteriosa gravidanza di Maria con maturità: ripudiandola, ma non punendola. Durante il Medioevo la figura di San Giuseppe venne ripresa nella letteratura benedettina, come in Bernardo di Chiaravalle, dove ritorna l’immagine di uomo giusto ma in chiave di servo del signore. Da questo momento (XII secolo) comincia a nascere il culto di San Giuseppe, diffuso in particolar modo dagli ordini mendicanti. La nascita del culto, però, non portò degli stravolgimenti immediati nell’iconografia, che comincia a vedere San Giuseppe in atteggiamenti più partecipi e affettuosi, come nei mosaici della Cappella Palatina dove è ritratto con in spalle il piccolo Gesù.

Fuga in Egitto, Cappella Palatina, XII secolo, Palermo

Durante il Rinascimento, gli atteggiamenti partecipi e affettuosi sono più evidenti nelle varie raffigurazioni della Natività, nelle quali il Santo non viene più raffigurato rannicchiato e con uno sguardo pensieroso ma bensì accanto al nascituro con espressione di felicità. La partecipazione di San Giuseppe convive con la vecchia iconografia distaccata; la figura del Santo non aveva ancora acquistato il giusto rilievo per uscire definitivamente dall’ombra e in molti dipinti lo ritroviamo in secondo piano in una mezza oscurità.

Durante il Cinquecento, la rivalutazione dei ruoli famigliari e della figura del padre ebbero come conseguenza l’elezione di San Giuseppe a esempio di capofamiglia; l’iconografia del santo comincia a discostarsi dalle rappresentazioni bibliche, divenendo famigliare. Infatti, nelle Sacre Famiglie cinquecentesche la figura di San Giuseppe non solo è essenziale, ma diventa parte di un’atmosfera intima di famiglia strettamente connessa a questa rivalutazione dei ruoli famigliari e del nucleo famigliare: i personaggi secondari vengono tolti, lasciando spazio solo per i personaggi della famiglia in senso stretto; scompaiono la figura di Anna ed Elisabetta, riducendo la raffigurazione a Maria, San Giuseppe e Gesù. Questo ripensamento dei ruoli familiari fu preponderante nel periodo della Controriforma, nel quale la figura del padre era ritenuta un petit roi, che amministrava la casa e che era il responsabile dell’educazione, soprattutto cristiana, dei figli. In questo periodo la figura di San Giuseppe acquistò molta popolarità, incarnando gli ideali e il ruolo del padre cristiano e controriformista: umile, giusto e lavoratore, che si occupa della propria famiglia.

F. Barocci, Il riposo durante la fuga in Egitto, ante 1573

Pian piano aumenta l’attenzione nelle raffigurazioni di San Giuseppe, che ancora faticano a distaccarsi dalle solite scene bibliche, quali la natività e la fuga in Egitto. Sebbene la prima rappresentazione del Santo risalga al XIV secolo, comincia a essere ritratto solo con i suoi attributi (la verga fiorita, attrezzi da falegname, giglio) verso la fine del ‘500 e nei secoli a seguire, soprattutto grazie all’ordine dei gesuiti che a partire dalla fine del XVI secolo contribuirono alla diffusione del culto.

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