Le opere di San Donato a Genova

La Liguria è diventata zona arancione da due settimane, con la conseguente chiusura dei musei e delle mostre. I musei, seppur contenitori e custodi di arte e sviluppo culturale, non sono l’unico posto in cui contemplare un’opera d’arte; le chiese, infatti, sono da sempre degli scrigni che conservano ed espongono opere di straordinaria bellezza. A Genova di belle ce ne sono molte, ma sono rimasta particolarmente colpita dalla chiesa di San Donato; non solo per il suo aspetto romanico, ma soprattutto per le tavole tardogotiche e rinascimentali conservate al suo interno.

Domenico Bissone, Cristo Moro, 1611

Costruita nella seconda metà del XII secolo, sorge nel centro storico di Genova, a due passi dalla Piazza dei Tessitori; la pianta è articolata in tre navate, terminanti con absidi. La facciata e l’interno sono in pietra locale, e di un’austera semplicità; non è lo stesso per il campanile: una “torre nolare” di base ottagonale, dove si sovrappongono bifore e trifore, che conferiscono movimento alla struttura. All’interno, sono custodite numerose opere di notevole interesse, come la Madonna con bambino di Niccolò da Voltri e il Cristo Moro di Bissone Domenico: un Crocifisso da processione seicentesco, realizzato in legni e metalli preziosi proveniente dall’oratorio di San Giacomo delle Fucine, demolito nel 1842. Attraversando la navata sinistra, si accede alla cappella di San Giuseppe dove sono esposte delle tavole di eccezionale bellezza: la Madonna del Latte di Barnaba da Modena, il trittico dell’Adorazione dei Magi del fiammingo Joos van Cleve e la Sacra Famiglia di Domenico Piola, quest’ultimo posto sull’altare marmoreo.

Niccolò da Voltri, Madonna con Bambino, 1401 ca.
Barnaba da Modena, Madonna del latte, XV sec.

La tavola di Niccolò da Voltri, posta nell’abside della navata destra, raffigura la Madonna con in braccio il Bambino, entrambi con un’aureola punzonata. Il Bambino ha lo sguardo fisso sullo spettatore e regge in mano un cartiglio; anche la Vergine ha lo sguardo rivolto all’osservatore ed è raffigurata con la testa inclinata a sinistra. Notevole è la realizzazione della stoffa indossata dal piccolo Gesù e le fini decorazioni del manto della Vergine realizzate con sottili pennellate d’oro.

Nella Madonna del Latte di Barnaba da Modena ritroviamo la stessa posa a tre quarti con lo sguardo rivolto all’osservatore, ma lo stile sembra più vicino a quello bizantino, soprattutto nella realizzazione dei panneggi plastici, piuttosto che tardogotica come quella di Niccolò da Voltri. Notevole la sfumatura dell’incarnato olivastro, che dà tridimensionalità al volto della Vergine.

Joos van Cleve, Adorazione dei Magi, 1520 ca

L’opera più famosa conservata nella chiesa di San Donato è il trittico dell’Adorazione dei Magi con Santo Stefano e Maria Maddalena. Il dipinto venne commissionato da Stefano Raggio al fiammingo Joos van Cleve nel 1517, la datazione non è certa e si aggira genericamente al 1520, per da decorazione della cappella Raggio, demolita per dei lavori di ammodernamento della chiesa nei secoli successivi. Stefano Raggio era un personaggio di spicco dell’economia genovese e la commissione fiamminga del trittico sottolinea la posizione di spicco, ricoperta dal Raggio e della sua famiglia, all’interno della rete commerciale con le Fiandre. Realizzato in pieno stile fiammingo, con molti dettagli e grande precisione, nel pannello centrale vi è la scena sacra che si svolge fra i ruderi di un edificio classico; nei pannelli laterali sono raffigurati Santo Stefano e il committente, sulla sinistra, e Maria Maddalena, sulla destra, mentre nella cimasa è raffigurata una piccola Crocifissione. Il committente è vestito alla moda fiamminga, avvolto da una pesante pelliccia, e ritratto in preghiera sull’inginocchiatoio davanti a Santo Stefano. Il trittico ha subito diverse peripezie e fu oggetto di un furto avvenuto nel 1974, nel quale venne smembrato e danneggiato. Oral’opera si presenta in tutto il suo splendore all’interno della cappella di San Giuseppe, che è allestita con logica museale: esposizione e illuminazione sono pensate per una fruizione ottimale e, così come in tutta la chiesa, sono presenti didascalie esplicative.

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora