Musica di ceramica

La musica ha accompagnato l’uomo in tutta la sua evoluzione, lasciando testimonianze materiali (reperti archeologici) o iconografiche. Lo studio attento di opere d’arte ha portato non solo alla conoscenza della cultura musicale, ma anche alla ricostruzione della vita sociale, religiosa e ludica dell’uomo nel corso dei secoli. Pensando alle varie rappresentazioni di strumenti musicali, la prima cosa che può venirci in mente sono i bellissimi dipinti rinascimentali, nei quali putti e angeli suonano e cantano a cornice di una scena sacra, o le antiche ceramiche greche, che hanno immortalato scene di miti, leggende e vita quotidiana. Premetto che questo articolo non vuole essere un’antologia della storia musicale, ma si propone come un piccolo excursus attraverso i secoli della musica rappresentata in ceramica dai vasi attici alla fine del Rinascimento.

Antica Grecia

I vasi greci sono noti per la loro bellezza e per essere una delle poche testimonianze figurative lasciate da quell’antica civiltà. Oltre alle iconografie eroiche, mitologiche e celebrative, queste ceramiche hanno immortalato rituali e occasioni che ci hanno permesso di capire come e quanto la musica fosse presente nella cultura ellenica. Lo studio del vasellame greco, ritrovato nelle città etrusche, testimonia come la cultura ellenica venne accolta ma soprattutto il legame della musica e della danza nei simposi dionisiaci. Infatti scene musicali sono spesso legate a feste in onore di Dioniso, dove i partecipanti al banchetto sono ritratti in cortei danzanti nel quale compaiono diversi strumenti come il tympanon, una sorta di tamburello, e l‘aulos, uno strumento simile all’oboe utilizzato singolo o doppio. Quest’ultimo non è legato solo a iconografie dionisiache, ma è anche un attributo delle Muse. Anche la grande kithara è raffigurata sia come strumento prediletto di Apollo che in contesti di simposio, imbracciata da satiri. Molto rara è la invece la raffigurazione dei kimbala piattini da dita (cimbali), suonati per accompagnare le danzatrici.

Medioevo

Dopo la caduta dell’impero romano in Occidente si assiste a un impoverimento tecnico, soprattutto in ceramica dove la decorazione si riduce a dei rivestimenti monocromi. Nell’Oriente islamico, invece, si continuarono a produrre ceramiche di alta qualità in diverse tecniche di cui la più preziosa è quella del lustro metallico. Sebbene si pensi che l’arte araba non sia figurativa, il vasellame prodotto per tutto il medioevo vede una grande varietà di temi. Oltre alle raffigurazioni animali, molto interessanti e affascinanti sono le scene di vita cortese, nelle quali vengono ritratti anche dei musici. Ricorrenti sono gli strumenti a corda, come l’oud e il rebab.

Largo piatto con suonatore (Rebab?), 40cm, XI sec. ca., Museum of Islamic Art, Cairo
Suonatore di oud, XI sec. ca., Islamic Ceramics Museum in Cairo

Rinascimento

Dal Rinascimento la ceramica comincia a evolversi in chiave pittorica, subendo l’influenza dei “grandi” dipinti; sebbene rimanga oggetto di uso comune, comincia ad arricchirsi decorativamente e oltre ai temi ornamentali appaiono le istorie e le scene di genere. Questo argomento è stato magnificamente indagato dalla mostra “Musica di smalto” organizzata dal Museo Internazionale della ceramica di Faenza, tenutasi nel 2004 agli Uffizi di Firenze e nel 2006 al Teatro Regio di Parma. Il catalogo è molto ampio e ripercorre l’uso e il disuso dei vari strumenti musicali attraverso la loro raffigurazione nella ceramica. Da questo catalogo ho selezionato quattro esemplari, di diversa forma e con iconografie differenti.

Questo boccale dell’inizio del XVI secolo raffigura un asino che suona la zampogna, nel ‘500 chiamata ciamarella, cialamella o cennamella, a cui è attaccata una campanella nella canna superiore. Nelle maioliche spesso ci si imbatte nella raffigurazione dell’asino, protagonista nella cultura popolare post classica come allegoria dell’animo umano nella letteratura. Nelle officine, soprattutto quelle umbre, il tema dell’asino è spesso accompagnato da proverbi brevi e aritmici. Nel caso del boccale in questione l’asino è corredato di un filatterio ad arco dove si legge “IO SONO LACIAMELLA PER FARE LA FESTA BELLA”

Questo piatto, realizzato a Faenza nel 1531, più che testimoniare l’uso di strumenti musicali evidenzia la popolarità di Raffaello, che grazie alla bottega delle incisioni approda anche nelle ceramiche. Il tema raffigurato è infatti quello del Parnaso, affresco eseguito da Raffaello nella stanza della Segnatura. Il particolare della lyra suonata da Apollo ci fa intuire che l’iconografia è tratta dall’incisione di Marcantonio Raimondi e non dall’affresco, nel quale Apollo suona uno strumento ad arco.

Nell’albarello del terzo quarto del XVI secolo è raffigurata Santa Cecilia, riconoscibile dal ramo di palma e dalla sottile aureola. La Santa è incorniciata da un medaglione e intenta a suonare un organo portativo, raffigurato in maniera stilizzata. Questo strumento è la versione portatile dell’organo, molto diffuso in Europa dal XII al XV secolo, spesso raffigurato in scene sacre suonato dagli angeli.

Il piatto di Montelupo, dell’inizio del XVII secolo, raffigura in uno stile molto grafico una danzatrice con tamburello. I movimenti di danza sono dati dall’ampio movimento delle braccia e dall’andatura delle gambe. Il tamburello presenta un lungo manico e dei sonagli pendenti lungo la circonferenza. Questo strumento ha antiche origini ed era molto diffuso nei paesi orientali; veniva utilizzato nei rituali per l’accompagnamento sia di feste che di lutti, prevalentemente suonato dalle donne. In Europa si diffuse a partire dal XII secolo, sebbene la Chiesa lo bandì perché legato a riti pagani.

Anche se la ceramica è spesso relegata alle arti minori e ignorata dalla maggioranza del pubblico, racchiude delle testimonianze uniche. In questo breve excursus abbiamo visto come varie culture si influenzino, di come circolassero grandi temi iconografici (come il Parnaso) e come la musica abbia sempre legato e accompagnato l’uomo nel corso della sua storia.

Per approfondire l’argomento, potete trovare il catalogo qui: Musica di smalto. Maioliche fra XVI e XVIII secolo del Museo internazionale delle ceramiche in Faenza

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