#DIVULGO

Oggi, come lettura della domenica, vi vorremmo proporre un libro sulla storia dell’arte inusuale: “#Divulgo, le storie della storia dell’arte” di Jacopo Veneziani.

Per comprendere il taglio del libro bisogna prima conoscere l’identità dell’autore. Innanzitutto, è necessario sapere che Veneziani è giovanissimo, ha solo 25 anni, ciononostante sta già dimostrando il suo enorme talento; da una parte è professore e dottorando in Storia dell’Arte alla Sorbona di Parigi, una delle università più prestigiose al mondo, dall’altra è uno dei divulgatori di storia dell’arte più interessanti da scoprire in questo periodo. Nel 2015 ha aperto un suo profilo Twitter, dove ogni giorno pubblica un tweet con l’hashtag #divulgo per condividere beni culturali italiani o opere e artisti poco noti ai più. L’aspetto più interessante del suo lavoro è la ricerca costante dell’analisi di piccoli dettagli dei capolavori artistici, i quali spesso purtroppo sfuggono all’occhio dell’osservatore poco attento o poco allenato alla bellezza. La sua attività di divulgazione si è recentemente allargata fino a comprendere una sua partecipazione continua nel programma della Rai, condotto da Massimo Gramellini, “Le Parole della Settimana”, il quale va in onda tutti i sabati su Rai3 dalle 20.20 alle 21.45. Il suo talento e la sua passione sono innegabili, tanto da esser descritto da Gramellini come il “prossimo Alberto Angela della televisione italiana”.  Sicuramente sono proprio le sue doti da oratore e la sua estrema giovinezza a consentirgli di coinvolgere in poco tempo il grande pubblico italiano, che spesso non conosce o da per scontato tanti capolavori della storia dell’arte.

Il libro “#Divulgo, le storie della storia dell’arte” nasce proprio dal suo progetto social, che appunto si chiama #divulgo. La sua idea di divulgazione artistica semplice (quanto coinvolgente) sui social è passata ben presto dal limite dei 280 caratteri, concessi da twitter, alla stesura di un libro da parte della nota casa editrice Rizzoli. La trasformazione dei “cinguettii” su carta però non ha mutato l’impronta stilistica del linguaggio di Veneziani, il quale ha mantenuto lo stesso stile conciso e il medesimo sguardo indirizzato all’analisi delle curiosità e dei dettagli poco noti delle opere. Il libro è stato pensato come un viaggio attraverso sette secoli di storia della pittura, dal Duecento all’Ottocento, strutturato in trentacinque capitoli dedicati a dettagli spesso difficili da scoprire a prima vista. Il sottotitolo “storie della storia dell’arte” fa riferimento alla capacità di comunicazione dell’arte, al fatto che le opere d’arte hanno sempre avuto lo scopo di trasmetterci un messaggio, ma che all’interno del quadro sono proprio i dettagli a fare la differenza, poiché sono la voce più autentica dell’autore. Quindi se l’opera in sé trasmette un messaggio, una storia, spesso i dettagli ne raccontano un’altra o quanto meno arricchiscono la principale, perciò nell’opera si scatena una concatenazione di storie, appunto le “storie della storia dell’arte”, le quali attendono solo di essere scoperte.

A mio avviso, l’aspetto più interessante del libro è stato il tentativo di educare il grande pubblico di lettori verso un’osservazione più attenta delle opere. Nella premessa del libro Veneziani cita una frase di Hector Obalk, il quale affermò: “i musei sono fatti per conservare le opere d’arte, ma non sono luoghi in cui osservarle”. Secondo delle recenti analisi, il tempo medio impiegato per osservare le opere d’arte all’interno dei musei si aggira intorno ai 15 o massimo 30 secondi, un lasso di tempo troppo esiguo, che ci fa comprendere quanto poco ci soffermiamo “per davvero” sulla bellezza delle opere. Come afferma Veneziani, quando entriamo in un museo siamo pervasi da un sentimento di bulimia verso le opere, le vorremmo vedere tutte ma osservare nel dettaglio nessuna, una contraddizione che però è costante nella nostra società. Questo sentimento di accumulazione di immagini per la vista è stato sicuramente intensificato dalla presenza dei social. Quotidianamente in rete o alla televisione veniamo letteralmente bombardati da immagini lampo, le quali scorrono velocemente una di seguito all’altra e che proprio per questo motivo ci lasciano pressoché indifferenti. Siamo talmente abituati all’immagini di qualsiasi tipo, che ormai non ci emozioniamo più e veniamo solamente pervasi da un’estrema apatia. Quello che il covid ci ha fatto comprendere è stata l’estrema necessità di dover rallentare il ritmo, di dedicare maggiore attenzione a quello che facciamo e soprattutto di non darlo per scontato. Le opere d’arte richiedono la nostra attenzione e soprattutto il nostro tempo, perché se guardiamo per davvero un quadro, improvvisamente gli artisti appaiono al nostro cospetto e standoci di fianco ci raccontano la loro storia, vista dai loro stessi occhi. L’opera d’arte in fondo è una storia infinita, che racconta di altri mille viaggi e aneddoti, e per questo non si esaurisce mai. Con “Divulgo” Veneziani cerca di scatenare negli occhi dell’osservatore il senso della meraviglia, della curiosità verso l’opera e per farlo sofferma la sua attenzione, non tanto sul contesto storico che contornava la creazione dell’opera, né tanto meno sulla biografia del pittore, bensì sulle curiosità o sui dettagli specifici dell’opera.  Per questo nel libro non troveremo mai una descrizione sull’opera in generale, ma saremo invitati ad interessarci dei piccoli oggetti o elementi come possono essere ad esempio “le mani roteanti e il volto volgare” presenti nell’opera “Cristo Deriso” del Beato Angelico o “la lepre impaurita che scappa” nell’opera “Pioggia, vapore e velocità” di William Turner.

Per concludere, il libro è estremamente interessante e assolutamente necessario per la formazione artistica dei più piccoli o degli adolescenti. Mi sento inoltre di consigliarlo anche a un pubblico adulto che vorrebbe avvicinarsi al mondo dell’arte, ma che spesso è pervaso da un sentimento di imbarazzo; in questo caso stiamo parlando di un divulgatore dall’estrema abilità oratoria, che non da per scontato niente, ma al contrario cerca di esprimersi nella maniera più chiara possibile per tutti. L’unica pecca che posso costatare è che il libro risulta esser poco interessante per un pubblico che di arte se ne intende, che a differenza delle premesse dell’introduzione da sempre si sofferma ad osservare le opere. L’aspetto più interessante dell’attività social di Veneziani è la sua intensa promozione di opere o lunghi bellissimi poco noti ai più, purtroppo però questa peculiarità è venuta a mancare nel libro, poiché vengono descritte solo opere, che (a mio avviso) sono da ritenere fondamentali nel proprio repertorio culturale e che quindi non rappresentano delle “novità”. Per mio gusto personale, avrei preferito scoprire (come avviene sui social) delle curiosità su capolavori che non sono ancora noti e apprezzati dal grande pubblico. “#Divulgo, le storie della storia dell’arte” rappresenta sicurante l’avvio di una splendida carriera per questo talentuoso divulgatore, perciò attendiamo con estrema fiducia il prossimo libro.

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