Il fenomeno della street art è ormai molto noto, soprattutto negli ultimi anni l’arte ha cominciato ad apparire sulle facciate dei palazzi di quartieri periferici, trasformando i sobborghi in luoghi colorati e mete per gli amanti della street art. Il mese scorso anche il quartiere di Roma 70 si è colorato grazie al lavoro dell’associazione Nessun Dorma, che con la direzione artistica di Jerico ha restituito al quartiere tre opere d’arte firmate da Setter, Samuele Gore, Gaia Flamigni e Virginia Volpe. Lo scorso mese ho avuto il piacere di conoscere Giorgio Patacconi e Beatrice Tabacco dell’associazione, che mi hanno raccontato del progetto Roma70art e di tutte le altre bellissime attività di cui si occupano i volontari.
Il quartiere nasce negli anni Settanta, concepito come un “quartiere dormitorio” nella periferia romana. La crescita urbana di Roma, rende la zona meno periferica rispetto alla “nuova periferia” ma conserva la conformazione urbanistica di un quartiere con poco spazio riservato alla socialità. Ed è proprio in questo contesto che operano da 10 anni i volontari dell’APS Nessun Dorma: creare una comunità attraverso la cura degli spazi pubblici, l’organizzazione di eventi culturali e soprattutto la solidarietà. Infatti, le attività dell’associazione sono molte, tutte volte a creare un legame fra gli abitanti del quartiere e occasioni di socializzazione: ne è un esempio il concerto annuale al mercato di Roma70 e la cura periodica del Campo Socrates: uno spazio verde che viene riqualificato per “toglierlo dal degrado e restituirlo alla comunità”. Ed è proprio questa la missione dell’associazione, costruire un legame, una storia per rendere il quartiere degli abitanti, un’ottica civica per niente scontata.
Durante la pandemia, le attività dell’associazione si sono riversate sia nelle azioni di assistenzialismo – tramite l’aiuto alle famiglie in difficoltà e il riadattamento dell’open box – sia nella riqualificazione urbanistica con la realizzazione di tre murales, tutti legati al quartiere. Il progetto di Roma70art era in programmazione da anni, in quanto la logica della street art rientra perfettamente in quella dell’associazione, che la riqualificazione la pensa a 360°: “perché quel muro in quel posto specifico possa diventare un valore aggiunto per il quartiere, un punto di discussione, di comunità, aiutare nello sviluppo del senso civico da parte dei cittadini. Affinché ci si possa rendere conto delle potenzialità del proprio territorio, perché anche un muro può diventare un’opera d’arte” (G.P)
Grazie ad un bando municipale tre muri, bassi e lunghi, si sono trasformati grazie alla libera interpretazione degli artisti di temi legati al quartiere. La scelta dei muri è stata fatta pensando all’integrazione dell’opera nel paesaggio e nell’ottica di mantenere il contatto con il proprio territorio.

Le maglie della catena
Il primo murales realizzato si trova su Viale Erminio Spalla e all’angolo con Via Valentino Mazzola e ci introduce al quartiere con la dicitura “enjoy Roma70”. L’opera, dal titolo “Le maglie della catena”, omaggia la toponomastica del quartiere che riporta i nomi di grandi sportivi, come Fausto Coppi. Infatti, il punto di partenza è stata la fotografia di Coppi e Bartali che si passano la borraccia; un gesto sportivo che suscitò molto scalpore; un’immagine di solidarietà che si lega con le vie del quartiere. Il muro è stato realizzato dalle due artiste Gaia Flamigni e Virginia Volpe che lo hanno trasformato in un dipinto, per lo stile pittorico dell’opera: pennellate grosse e visibili creano paesaggi montani, nei quali sfrecciano i ciclisti e fra le quali appaiono il profilo di Fausto Coppi e il passaggio della borraccia.

La bagnante
La bagnante è il muro realizzato da Samuele Gore. Il tema è ripreso dall’opera del 2013 eseguita da Jerico, raffigurante figure sott’acqua con al lato l’aria della Turandot di Puccini, da cui l’associazione prende il nome. Inizialmente l’associazione ha chiesto all’artista un “restauro” dell’opera, ma per ragioni legate al proprio percorso artistico, Jerico ha proposto una rielaborazione del murales da parte di Samuele Gore. Il muro, situato su Via Alberto Ascari, ha come protagonista la bagnante, ispirata al dipinto di Ophelia di John Everet Millais, in abito bianco trasportata dalla corrente del fiume, incorniciata dai riflessi scuri dell’acqua.

Il vecchio e il nuovo
L’ultimo murales è situato in Via Mario Bianchini, nei pressi della zona archeologica di Via Grotta Perfetta. Il muro vuole proporre una riflessione su quello che è “Il vecchio e il nuovo”, sulla contrapposizione del patrimonio archeologico del quartiere poco valorizzato e la crescita esponenziale della cementificazione, di cui il comune di Roma ne è grande testimone. Un tema molto delicato che Setter ha interpretato in una chiave personale, quasi spaziale. I suoi personaggi dal volto vuoto sono collegati da bande colorate che uniscono un paesaggio cosmico alla ricchissima “palude” culturale.
I tre murales hanno tematiche e stili differenti ma tramandano gli stessi valori, non solo dell’associazione ma di quella parte di giovani ottimisti, che pensano a costruire nonostante le difficoltà, ricordandoci l’importanza della propria storia, della solidarietà e della speranza.
Per fare un giro virtuale nel loro quartiere visitate la pagina di Roma70art, se il giro lo volete fare di persona scaricate la loro brochure!
Ringrazio Giorgio Patacconi e Beatrice Tabacchi per avermi concesso l’intervista. Le fotografie sono state realizzate da Andrea Pau.







