I monoliti di The Most Famous Artist: storia di un’occasione mancata

Lo scorso 18 novembre 2020 Bret Hutchings, mentre stava contando, alla guida di un elicottero della Division of Wildlife Resources, gli esemplari di pecora delle Montagne Rocciose nello Utah sudorientale, è stato il primo a notare la comparsa di un monolite nel deserto: tre lastre riflettenti di metallo alte circa tre metri e disposte come un prisma a base triangolare, definite dal pilota “la cosa più strana che abbia mai visto”. Controllando su Google Maps, in realtà, è emerso che la struttura sarebbe stata installata tra il 2015 e il 2016, e, tanto misteriosamente come si è materializzata, è di nuovo scomparsa la notte del 27 novembre, poco dopo che la notizia era diventata virale. In poco tempo un secondo monolite è spuntato in Romania e un terzo ad Atascadero, in California, ma a questo punto il brusio intorno al fenomeno si era già diffuso in modo capillare.

Opera postuma dell’artista minimalista John McCracken, morto nel 2011, misteriosa sonda aliena, omaggio al monolito nero rinvenuto sulla luna all’inizio di 2001: A Space Odyssey e/o all’Arco della porta a Saint Louis, Missouri: ogni congettura era seguita da un’altra più audace, più inaspettata. Quando l’installazione californiana è stata rimossa da un gruppo di giovani fanatici cristiani per sostituirla, in diretta streaming sotto lo pseudonimo di WarCultureCriminals, con una croce in nome di “Cristo sovrano” che comunicasse ai conquistatori alieni che “non sono i benvenuti!”, l’evento non ha che accresciuto l’alone leggendario, mitico e assurdo che si stava creando intorno all’intera situazione.

Il 7 dicembre, infine, la paternità dell’opera è stata rivendicata dal collettivo artistico e satirico The Most Famous Artist, già noto per opere in cui aveva messo in discussione l’importanza del clamore, dell’attenzione mediatica nel mercato dell’arte rispetto a quella del valore artistico (nel 2017, per esempio, replicando un riuscito progetto scolastico di Daniel Finegood del 1976, avevano cambiato la scritta Hollywood in Hollyweed).

Matty Mo, leader del gruppo, ha pubblicato su Instagram delle foto che lasciano chiaramente intendere un collegamento con le installazioni, rispondendo poi ai commenti e alle domande della podcaster Heidi Zuckerman e di Mashable con frasi sibilline come “Il monolite non è opera mia, ma non è opera di altri”; dopo aver pubblicato la foto di un quarto monolite nel parco nazionale del Joshua Tree con l’ironica descrizione “monoliti-come-servizio”, il gruppo ha messo in vendita sul proprio sito e subito venduto tre repliche del monolite originale a 45 000 dollari l’una.

Interrogato più approfonditamente, Mo ha dichiarato di essere l’uomo che ha dato inizio al fenomeno ma anche quello che lo ha saputo capitalizzare e che lo scopo è sempre stato quello di arrivare al comicamente banale disvelamento dell’elaborato prank, particolarmente riuscito alla fine di un anno complicato e facile al complottismo come quello appena trascorso. In realtà, però, il gruppo si è più volte comportato in modo ambiguo per evitare le conseguenze legali dell’aver piantato la prima torre in territorio federale, rimanendo vago rispetto alla struttura in Romania e dando spiegazioni molto lacunose, tanto da portare molti a credere che, sebbene ora siano sicuramente parte di questa storia, non lo siano stati sin dall’inizio.

Paradossalmente si è molto più parlato di arte in riferimento ai monoliti prima che il collettivo di artisti affermasse di esserne l’autore, e anche allora lo si è fatto con occhio critico: come esempio di Land Art sono senz’altro anacronistici, in alcun modo compatibili coi panorami in cui sono collocati, né visivamente né ecologicamente, e se il loro proliferare è stato senz’altro misterioso e intrigante, la loro estetica è sempre stata poco più di una mediocre eco di certa scultura modernista. Eppure finché il mistero intorno alla loro stessa esistenza è sopravvissuto i monoliti hanno saputo svelare una realtà che comunque, evidentemente, esiste: mai come quest’anno c’è stato bisogno di qualcosa in cui credere, di soprannaturale, di trascendente e questo hanno saputo essere i monoliti, almeno all’inizio, con tutti i loro difetti. C’era qualcosa di affascinante, alienante e sublime nell’immagine di due uomini, uno sulle spalle dell’altro, che ispezionavano un artefatto impossibile da inquadrare nel tempo e nello spazio, difficile da ricollegare a qualsiasi scopo od operato umano.

Il fenomeno dei monoliti aveva, prima di venire allo scoperto come mero artificio ed espressione in un certo senso perfino pretenziosa di esibizionismo, il potenziale per entrare nella leggenda? O forse, più semplicemente, hanno rappresentato, come affermato dal sindaco di Atascadero, la città del terzo monolite, “qualcosa di unico e divertente in un periodo altrimenti molto difficile per tutti”? A fatti compiuti è ormai difficile rispondere: certamente, per quello che si sono rivelati, di artistico, ispirato è rimasto ben poco, ma, quando c’è stato bisogno di mistero, i monoliti hanno saputo rispondere a questo bisogno e avrebbero potuto, a modo loro, nel loro “piccolo, rimanere nel mito. Ora, invece, che la loro mancanza di profondità in ogni senso ci è nota, sono diventati poco più di un meme, un titoletto di giornale della durata di qualche mese: sono diventati, fondamentalmente, una grande occasione mancata.

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