Figure di Riccardo Falcinelli è uno dei saggi più interessanti usciti in Italia nel 2020. Sulla scia del successo della precedente pubblicazione, Cromorama, Falcinelli propone un viaggio attraverso le immagini per comprendere non la loro storia, ma il perché sono state realizzate in un certo modo.
Mai come oggi siamo circondati dalle immagini: sui social, in televisione, all’esterno con i cartelloni pubblicitari, ma anche nelle nostre case decorate con quadri, poster, cartoline… la società ne è satura. Ma quante volte ci soffermiamo a vederle e a studiarle? Quante volte ci domandiamo il perché l’inquadratura di una foto ci piace così tanto, perché le ombre e le luci valorizzano quel soggetto, perché in una natura morta la frutta è posizionata in quel modo? Falcinelli cerca di spiegare tutto questo e lo fa con un saggio preciso e scorrevole, ricco di immagini che accompagnano il lettore dall’inizio alla fine. La scelta dell’autore è quella di farci vedere le immagini senza didascalie, in modo da non essere distratti dal nome dell’artista, titolo, anno, luogo di conservazione, ma concentrarci solo su quello che è rappresentato. Nelle ultime pagine del volume sono presenti tutti i riferimenti e la bibliografia.
Spazio, Forme, Percezione, Meccanismi, Topologia, Composizione, Medium, questi sono gli argomenti che compongono i sette capitoli del libro.
Cosa accomuna La città ideale di Leon Battista Alberti con Shining di Kubrick? E come si può collegare la pubblicità di un fast food con una natura morta di Cézanne? Attraverso i ragionamenti di Falcinelli ci renderemo conto che non sono paragoni così assurdi, ma che c’è un filo conduttore tra le immagini nel corso della storia dell’uomo. Prendiamo alcuni esempi tra i più interessanti:
perché spesso i supporti sono rettangolari?
Pensiamo a un quadro, uno qualsiasi. Probabilmente l’immagine che ci viene in mente è di una tela rettangolare, la stessa forma degli schermi, dei libri, delle fotografie… Certo, esistono dei dipinti di altre forme, come i tondi, o pensiamo ai polittici medievali, ma il rettangolo è stata la forma prediletta dal Rinascimento in poi. La spiegazione trova origine nella scoperta della prospettiva da parte di Leon Battista Alberti, il quale concepiva l’immagine come una finestra sul mondo. Ma non dimentichiamo un’altra rivoluzione fondamentale del tempo: la stampa. Gutenberg impagina i suoi libri in formati rettangolari, con delle regole ben precise.
In pittura, si iniziarono a preferire tele di dimensioni contenute, da esporre nelle case delle famiglie borghesi, che concepivano i dipinti come oggetti da arredamento e così nacque un vero e proprio mercato dell’arte, che necessitava di misure standard per vendere più facilmente. È così che nell’Ottocento si iniziarono a produrre le tele già pronte per essere dipinte, di diverse misure e prezzi.
L’importanza del fulcro.
Nelle immagini ricche di figure e di azioni è difficile scegliere a chi o a cosa dare più importanza, il nostro sguardo vaga nell’ammirare la moltitudine di corpi, un po’ come accade nella vita di tutti i giorni quando camminiamo per le vie del centro o prendiamo la metropolitana nelle ore di punta. Per evitare questa dispersione, il pittore e incisore del XIX secolo Gustave Doré crea diversi espedienti per guidare lo sguardo, di modo che il soggetto principale sia inequivocabile: fa cadere la luce su di lui, oppure crea delle diagonali con oggetti di scena che convogliano tutti in un punto preciso, cioè il fulcro. L’utilizzo della luce era, ovviamente, un espediente già conosciuto dagli artisti, come Tintoretto e Rembrandt, ma Doré la enfatizza al massimo. Questo concetto è possibile trovarlo anche nella contemporaneità, soprattutto nel cinema: i protagonisti sono il fulcro delle inquadrature, tutto converge su di loro affinché gli spettatori non perdano mai di vista le loro azioni, tanto è vero che in alcune pellicole quando il protagonista è in mezzo a una folla, quest’ultima viene sfocata e resa indistinta, mentre l’attore principale è ben visibile.
La diagonale.
In un capitolo del suo libro, Falcinelli pone lo sguardo sulle linee, citando il famoso dissidio tra i padri del De Stijl, Van Doesburg e Mondrian. Mondrian era assolutamente contrario all’uso delle linee oblique e nelle sue opere utilizzò sempre linee esclusivamente orizzontali o verticali per creare i suoi famosi quadrati. Al contrario, Van Doesburg accolse la diagonale, grazie alla quale è possibile creare la terza dimensione e dare dinamicità alla composizione. Questo fu il punto di rottura tra i due artisti, che fece decidere a Mondrian di lasciare il De Stijl.
Effettivamente, la diagonale è “il correlativo del divenire, dell’accadere, dello spostarsi”, ovvero dà dinamismo. Un esempio calzante è il famoso ritratto di Napoleone eseguito da David nel 1799, in cui è rappresentato a cavallo mentre attraversa le Alpi. Il cavallo si inarca, tagliando la tela in diagonale e Napoleone porta il braccio in alto a indicare l’avanzata, la scena ci dà l’idea di velocità e coraggio.

Ma la diagonale può anche indicare silenzio e solennità, come nel caso di Edward Hopper che nelle sue tele utilizza la luce per comunicare malinconia e solitudine:

In ambito cinematografico è impossibile non citare il primissimo film dei fratelli Lumière: L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, del 1896, nel quale sono mostrati dei binari e della gente che aspetta il treno, che arriva a velocità sempre più alta. L’inquadratura è posizionata in modo tale da far sembrare che il treno stia per travolgere gli spettatori, che alla proiezione scapparono terrorizzati!

Questi sono solo tre stralci del libro, ma al suo interno troverete molte altre riflessioni interessanti e aneddoti storici. La lettura è consigliata sia a chi ha già una buona conoscenza della storia dell’arte sia per chi ne sa poco, ma vuole leggere un buon saggio che comprenda arte, cinema e contemporaneità.
Riccardo Falcinelli
Figure. Come funzionano le immagini dal Rinascimento a Instagram.
Einaudi 2020
€ 24









