Rocco Borella: le vie del colore

Artista poliedrico, prolifico e sperimentatore, Rocco Borella ha dedicato la sua vita artistica al colore e alle sue declinazioni. Nato a Genova nel 1920, studia arte fin dalla giovinezza; nel 1938 prosegue i suoi studi artistici mentre lavora come tracciatore-modellista ad Ansaldo di Cornigliano. L’anno seguente interruppe gli studi e l’attività lavorativa in quanto arruolato come bersagliere nel fronte greco-albanese, un’esperienza che lascia la traccia nei suoi quadri. Infatti le opere del dopoguerra sono caratterizzate dalle crudezze espressive e dalla violenza del colore.

Già vedendo questi due quadri, praticamente coevi (il primo “Anatomia” è del 1946, mentre il secondo “S. Agostino” è del 1947) ci si rende conto che Borella sperimenta vari stili e tecniche pittoriche, ma accomunate da un uso molto intenso del colore, che sarà il filo conduttore di tutta la sua carriera artistica.

Negli anni del dopoguerra, comincia a frequentare gli ambienti artistici genovesi: aderisce al collettivo “Il Numero” e comincia a esporre in gallerie e, nel 1951, alla VI Quadriennale di Roma. Nel 1955 si licenza da Ansaldo, dopo 15 anni di lavoro, per dedicarsi a pieno alla sua attività artistica, ma conservando la curiosità per i vari materiali industriali che lo porteranno a una sperimentazione decennale sui materiali sintetici (moquette, vinilpelle), ceramica e vetro stampato.

Nel 1956 espone alla XXVIII Biennale di Venezia con le opere Paesaggio Blu, La mia Città, e Cantiere del Muggiano, che segnano il distacco dalla serie delle anatomie introducendolo all’esperienza “astratto-concreta”.

La fase astratta-concreta lo porta a sperimentare il colore, fino alla produzione delle famose serie dei Cromemi. Il termine, coniato dal critico Gianpaolo Barosso, indica quei richiami all’essenzialità visiva, al pari dei fonemi in linguistica: il colore diventa evocativo ed essenziale.

Il periodo degli anni’60 lo dedica alla sperimentazione dei materiali industriali,come accennato sopra, che negli anni ’70 si sintetizzano nelle serie “guard-rail“. In queste opere lo spazio viene piegato e il colore specchia grazie ai supporti in formica; il colore viene usato in maniera architettonica, dando vita a prospettive speculari grazie all’abbinamento di colori speculari.

Rocco Borella, Guardrail, 1975 2

In questo periodo riprende la serie dei Cromemi, che diventano “nuovi” per i loro supporti industriali e non solo. Infatti le teorie del colore vengono sperimentate anche sulla ceramica, in piatti di media grandezza.

Durante la sua carriera artistica, Rocco Borella partecipò a numerose mostre personali ed esposizioni internazionali: Buenos Ayres (1949), Biennale di San Paolo del Brasile (1951), Biennale di Venezia (1956), Quadriennale di Roma (1951, 1965, 1973), Parigi (1960, 1972, 1973, 1974), Francoforte (1962), New York (1964), Bruxelles (1970, 1977), Dusseldorf (1972), Colonia (1976), Berlino (1977), Varsavia (1979), Odessa (1979). Si spense nel 1994 a Genova, lasciando numerose opere per lo più ora in collezioni private. Alcuni dei suoi quadri si possono ammirare alla mostra Autunno blu a Villa Croce (GE).

Per maggiori informazioni sull’artista e sulle sue opere visitare l’Associazione archivio Rocco Borella

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