Francese di nascita ma Milanese di adozione, Philippe Daverio è stato, in tutti questi anni, un personaggio chiave per una divulgazione mai banale della storia dell’arte e per i suoi studi così appassionati di questa materia. Figura eclettica, affascinante, amata dal suo pubblico, è scomparso lo scorso 2 settembre 2020 all’età di 70 anni, lasciando così un altro grande vuoto nel panorama culturale della nostra penisola. Con questa frase andava incontro ai milioni di italiani che tra marzo e maggio affrontavano la prima grande chiusura del mondo della cultura, con incertezza e paure che ancora oggi persistono e incombono:
“Contro la depressione da lockdown è fondamentale usare il cervello e la fantasia. Non possiamo vedere nessuno fisicamente, ma abbiamo diritto ad un mondo intero che possiamo vedere virtualmente“.
E proprio virtuale è la mostra Philippe Daverio a Milano che Cittadella degli Archivi ha voluto dedicargli, omaggiandolo, curata da Nicola Manna in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici, il Master in Digital Humanities dell’Università degli Studi di Milano e la famiglia Daverio. L’esposizione, fisicamente allestita negli spazi, ha aperto il 19 dicembre e chiuderà il 20 marzo 2021, in attesa di essere visitabile in presenza; è divisa in 5 macrosezioni: Philippe Daverio, Il contesto storico, Palazzo Reale, PAC e Nuovo PIccolo Teatro, Passeggiata Virtuale.

Ogni sezione introduce il visitatore alla spumeggiante figura del critico, attraverso l’esposizione di alcuni documenti pubblici di interesse, come quelli ufficiali relativi al periodo dell’assessorato Daverio a Milano (1993-1997), o le rassegna stampa dell’epoca; ci sono inoltre fotografie, lettere private e oggetti personali, tra cui un abito dello stesso Philippe; correda il tutto un video inedito di Daverio, una “passeggiata virtuale” per Milano, di cui vi alleghiamo il link, registrato durante il lockdown di marzo.
Questi documenti ricostruiscono le relazioni e l’impegno personale e politico di Daverio per la storia e la critica d’arte italiana: egli fu un personaggio in grado di avvicinarsi al grande pubblico, dal più intellettuale al più pop, e questa qualità emerge ed è palpabile in tutta l’esposizione, grazie alla varietà degli oggetti esposti, che lo raccontano e lo ricordano in modo quasi affettuoso, e sotto diversi punti di vista.

Personaggio, come già detto, eclettico ed eccentrico, Daverio fu un abile saggista, gallerista fin dalla sua giovinezza ed editore; ricordato da molti come il Direttore della rivista Arte e Dossier, fondata da Maurizio Calvesi nel 1986, e di cui prese le redini nel 2008. Abile anche nell’arrivare alle persone tramite il mezzo televisivo, che lo rese celebre in tutta Italia: Daverio diede una forte spinta ad una divulgazione della storia dell’arte anche in televisione e attraverso i mass media; l’arte, diceva, “deve servire un po’ a questo, deve aiutare a capire il proprio tempo”.
Per maggiori informazioni e per visitare la mostra: https://www.philippedaverioamilano.it/
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