Merce Cunninngham,il creatore della danza contemporanea

Oggi proseguiamo l’analisi fatta precedentemente sul Black Mountain College, stavolta però focalizzeremo l’attenzione su una delle figure chiave del college, più nello specifico della danza contemporanea post-moderna: Merce Cunningham.

Merce Cunningham, insieme ad altri artisti di fama mondiale, ha partecipato al progetto utopico del Black Mountain College. Il suo intervento all’interno del college è stato uno dei più rilevanti, ma in particolare la sua sperimentazione di quegli anni fu fondamentale per il panorama artistico contemporaneo, tanto da cambiare per sempre la danza come noi oggi la conosciamo. Negli anni Cinquanta Cunningham e Cage (musicista, nonché compagno artistico e di vita di Cunningham) si trasferirono nel college e iniziarono le sperimentazioni volte a cancellare la linea di demarcazione tra arte e vita. Grazie alla loro sperimentazione prese vita nel 1952, nel teatro del Black Mountain College, l’opera teatrale che oggi viene definita il primo Happening della storia (benché il termine Happening sia stato “inaugurato” nel 1959 da Allan Kaprow), ovvero un “evento” dove le cose accadono nel qui e ora, senza una struttura predefinita. È in quel periodo infatti che si sostituisce definitivamente alla nozione classica di “spettacolo”, quella di “laboratorio” e “performance”. Dunque, se Martha Graham viene da molti considerata come la “grande madre” della Modern Dance, senza dubbio Cunningham ha gettato le basi del filone “post-modern”della danza; si potrebbe addirittura affermare che Cunningham abbia realizzato una vera e propria “rivoluzione copernicana” dealla danza, distaccandola per sempre dalla sua essenza originaria. 

Per comprendere fino in fondo la portata innovativa di Merce Cunningham analizziamo innanzitutto la sua celebre opera realizzata al Black Mountain College che, come abbiamo detto precedentemente, venne definita solo in seguito il primo Happening della storia, ma che inizialmente si intitolava: Theater Piece No.1. L’opera fu realizzata da personalità di spicco del panorama artistico americano, la particolarità dell’opera era la partecipazione di artisti provenienti da ambiti diversi; infatti collaborarono insieme il musicista John Cage, lo scenografo e ballerino Merce Cunningham, il pittore Robert Rauschenberg e i due poeti Charles Olson e Mary Caroline Richards. Theater Piece No. 1. più che un’opera rappresentava un evento in cui musica, danza, pittura e poesia coesistevano nello stesso spazio e tempo ma separatamente: ogni artista aveva a disposizione il suo intervallo di tempo per esprimere la propria creatività, senza attenersi a testi, coreografie o spartiti predeterminati. In Theater Piece No. 1 Merce Cunningham sperimentò per la prima volta la sua teoria rivoluzionaria sulla danza, quella che poi diventò il suo elemento cardine di qualsiasi realizzazione coreografica, ovvero la separazione netta e definitiva tra danza e musica. Se prima i movimenti dei ballerini venivano scanditi dal ritmo e dal filone narrativo della musica, ora queste due arti (danza e musica) continuavano a coesistere sullo stesso spazio palcoscenico, ma separate e quindi diventavano per la prima volta nella storia indipendenti l’una dall’altra. Da quel momento in poi Merce Cunningham lavorò sulla rivoluzione dei parametri primari della danza, definendo il ritmo a partire, non più dall’andamento della musica, ma dal movimento inteso come attitudine naturale del corpo stesso e, ancora più radicalmente, dal movimento peculiare di ogni singolo danzatore. Il ritmo allora nelle sue opere si trasformava in qualcosa non più prestabilito, ma in qualcosa in continuo cambiamento, che veniva rivoluzionato quotidianamente sia dall’evoluzione del corpo del ballerino, sia dall’attitudine mentale dello stesso. Questa mancanza di un ritmo scandito, ma soprattuto continuo, portò alle sue performances (che prenderanno successivamente il nome di Events), la totale eliminazione di un racconto o stato d’animo ma all’introduzione della rappresentazione totale della pura attività artistica, che si dispiega nello spazio e nel tempo cambiando costantemente. Nelle opere di Merce Cunningham ciò che prevale è il presente qui ed ora, dove per questo la casualità divine il ritmo stesso della creatività. 

Merce Cunningham si deveniva un “risk taker”, ovvero un amante del rischio, lui stesso era consapevole della complessità della sua arte, proprio perché questa si basava spesso sull’uso della casualità come strumento creativo. Cunningham, nel corso della sua carriera, ha descritto la casualità come la maniera ideale per liberare l’immaginazione dai propri cliché, controbilanciando il proprio rigoroso processo creativo con inaspettati momenti di meraviglia. Cunningham, per impiegare nella sua realizzazione artistica la casualità, spesso lanciava monete, dadi o addirittura consultava l’I-ching per guidare e strutturare le coreografie delle sue opere. Questa strategia, che sicuramente appare bizzarra, era fortemente favorita anche da John Cage e come è logico dedurre sfidava radicalmente la nozione tradizionale della danza. Sin dalla metà degli anni Quaranta, sia Cage che Cunningham cercarono di ridefinire il ruolo dell’atto creativo attraverso un vero e proprio processo di liberazione, tentando di eludere gli ostacoli imposti dalla simbologia, dal legame tra forma e contenuto, dalla necessità della narrazione. La danza, come la musica, doveva materializzare l’indeterminatezza della vita, la sua dirompente casualità che accoglie ogni elemento, non fa distinzioni di sorta e abbraccia il caos dell’universo. L’idea della casualità derivava anche dal contesto storico in cui entrambi gli artisti lavorarono, tra la fine della seconda guerra mondiale e l’inizio di un’era nuova, dove gli artisti di qualsiasi campo subirono la perdita delle certezze (anche quelle più assolute).

L’idea della casualità e dell’indipendenza della danza dalla musica (ma anche dalla coreografia) ebbero una forte influenza sulle sue collaborazioni artistiche che fece durante la sua carriera. Merce Cunningham collaborò con artisti di fama mondiale come Andy Warhol, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Frank Stella. Sicuramente non era facile lavorare con Cunningham, proprio perché voleva che la musica, la coreografia, il balletto fossero riuniti assieme solo nelle prove finali il giorno prima dello spettacolo. Lo stesso Rauschenberg disse: “It was the most excruciating collaboration, but it was the most exciting, and most real, because nobody knew what anybody else was doing until it was too late.” 

Un’altro aspetto cruciale per comprendere la portata innovativa dell’artista è considerare il fatto che Cunningham fu il primo artista in assoluto ad abbracciare la tecnologia nei suoi lavori. L’artista si appassionò in maniera sconfinata della tecnologia e approfondì già dai suoi primi esperimenti la televisione, le video proiezioni create dai primitivi computer, i sensori del corpo fino alla tecnologia di acquisizione del movimento. Questi strumenti hanno permesso all’artista di scolpire, animare e ispezionare la corografia e la danza nei suoi minimi dettagli. La conoscenza della danza, ma in particolare del corpo umano, ha raggiunto infatti un livello superiore con questi nuovi strumenti, risultati che precedentemente erano inimmaginabili. Già dagli anni ’90, Cunningham ha aperto la strada all’uso del computer come strumento coreografico, tanto da trasformalo in elemento interattivo che addirittura poteva danzare e interagire con il stessi ballerini. L’avvio delle relazione della danza con le nuove tecnologie si realizzò inizialmente grazie al software DanceForms, che Cunningham progettò assieme al professor ingegnere Tom Calvert e il suo team della Simon Fraser University, il quale consentì a Cunningham di modellare e animare la forma umana, di visualizzare nel dettaglio le diverse sequenze della danza sullo schermo. La novità assoluta consisteva nel fatto che, tramite il software, si potevano creare delle figure stilizzate danzanti sullo schermo, le quali venivano spostate a piacimento e solo inseguito queste coreografie venivano riprodotte nella realtà con i ballerini.  Cunningham affermò: “Espande ciò che pensiamo di poter fare, penso che normalmente la mente si intrometta nel processo creativo e ci impedisca di realizzarci completamente, poiché si inserisce nel nostro pensiero l’idea: – non ce la puoi fare -”.

In conclusione Marce Cunningham, considerato il coreografo più influente del XX secolo, era un’artista multiforme: un produttore di ballo, un feroce collaboratore, un risk-taker, un innovatore senza limiti, un produttore cinematografico e un insegnante. Durante i suoi longevi 70 anni di pratica creativa, le esplorazioni di Marce Cunningham hanno cambiato per sempre il panorama della danza, della musica e dell’arte contemporanea. Anche in tenera età, Marce Cunningham ha deliziato il pubblico con capacità fisiche ed espressive e la sua avvincente presenza scenica. Aveva una così profonda energia e passione per la danza, tanto da trasformarla presto anche in una carriera da coreografo, che fu talmente prolissa da esser senza precedenti nella storia. Cunningham ha fondato inoltre anche la sua compagnia di danza nel 1953 e ha creato, proprio con la sua compagnia, centinaia di opere coreografiche uniche. Definita da precisione e complessità, la danza di Cunningham combinava un’intensa fisicità con il rigore intellettuale. Ha sfidato per sempre l’idea tradizionale di danza, come i ruoli del ballerino e del pubblico, i limiti del palcoscenico, le relazioni tra movimento e bellezza. In definitiva penso che Cunningham sia uno dei più grandi talenti del 1900, difficilmente la danza registrerà una nuova rivoluzione della stessa portata di cui lui è stato capace di provocare.

Vi propongo in oltre, questi video:

  1. Il film realizzato dalla sua scuola di danza, a seguito della sua morte

2. Merce Cunningham nel ruolo di produttore cinematografico, possiamo cogliere in questo video delle innovazioni apportate dall’artista alla cinematografia: a) la macchina da presa è vista come un membro del corpo di ballo (infatti i ballerini le danzano attorno in maniera ravvicinata), b) la ripresa della danza non è più frontale ma si sposta insieme ai movimenti degli artisti.

3. per comprendere la relazione tra poesia e danza

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