Andy Warhol, il re indiscusso della pop art americana, non è sempre stato il celebre artista che oggi tutti conosciamo. Dopo essersi diplomato al Carnagie Institute of Technology di Pittsburg nel 1949, Andrew Warhola si trasferì a New York. Agli inizi della sua carriera dovette “sopravvivere” nel caos newyorkese e iniziò a farsi conoscere nell’ambito della grafica pubblicitaria collaborando con riviste importanti quali Vogue, New Yorker e Glamour.
Warhol nella Grande Mela affittò uno studio dove creare i suoi lavori, chiamato la Factory, che negli anni Sessanta ospitò moltissimi artisti e non solo. Tra i frequentatori spiccano alcuni musicisti, quali Lou Reed, Bob Dylan, Mick Jagger.
Bianca Martinelli nel suo libro rintraccia con meticolosità tutte le copertine dei dischi progettate da Warhol a partire dal 1949. Inizialmente si occupò di musica jazz e classica, ottenendo lavori dalla Columbia Records: A program of a mexican music di Carlos Chàvez e Sergej Prokofiev, Alexander Nevskj, Cantata, op. 78 della Philadelphia Orchestra, diretta da Eugene Ormandy. Le copertine degli LP erano disponibili in più colori, con illustrazioni create con semplici linee nere. A prendere le distanze da quello stile è la William Tell Overture della NBC Symphony Orchestra diretta da Arturo Toscanini (1953), che mostra una mela rossa attraversata da una freccia, su sfondo completamente bianco.
Una delle copertine cardine del lavoro di Warhol è quella per l’album di debutto di Kenny Burrell, per la Blue Note Records nel 1957. Il disegno lineare delle mani che suonano la chitarra è basato su una serie di fotografie, tecnica che Warhol utilizzerà negli anni Ottanta per i suoi celebri lavori pop. Nonostante la semplicità dell’immagine, la linea è tremolante, dando così consistenza all’illustrazione.
Di simile ispirazione è la copertina per The Congregation di Johnny Griffin, sempre per la Blue Notes Records nel 1957. La camicia del musicista è decorata da fiori colorati che strabordano oltre la linea e ricordano molto le celebri tele Flowers del Warhol maturo.
Ma le copertine più iconiche realizzate dall’artista sono quelle degli anni Sessanta, iniziando con A Hard Day’s Night per i Beatles nel 1964, seppur non sia una sua creazione per intero. Difatti, Warhol non si occupò della grafica, ma le fotografie utilizzate sono estrapolate dai rulli di Screen Tests che egli era solito registrare nella sua Factory, chiedendo agli ospiti di posizionarsi davanti la telecamera. Ognuno di loro reagisce in modo diverso e alcuni ritratti sono particolarmente intensi, come quello di Bob Dylan o ironici come nel caso di Lou Reed.

Nel 1967 arriva una delle copertine più famose della storia: The Velvet Underground & Nico, album d’esordio dei Velvet Underground per la Verve Records. Il gruppo, capitanato da Lou Reed, iniziò la sua carriera nei bassifondi newyorkesi, fino all’incontro con Warhol che cambiò la loro vita. L’artista divenne il loro manager e li ospitò nella sua Factory, fino a riuscire a procurare loro un contratto discografico. La banana è stata realizzata con la tecnica della serigrafia, sulla copertina nell’angolo in alto a destra c’era la scritta Peel Slowly and See, togliendo la pellicola adesiva si toglieva anche la buccia della banana, mostrando il frutto di un colore rosa carne, chiaro simbolo fallico. Inoltre, è interessante notare che sulla cover non c’è alcun accenno al nome della band, ma è ben evidente la firma dell’artista, produttore e manager del gruppo.
Ma non fu l’unica cover progettata dall’artista per la band, seguirono nel 1968 White Light/White Heat e Andy Warhol’s featuring the Velvet Underground & Nico.
Un’altra rock band con la quale collaborò Warhol furono i Rolling Stones, per i quali nel 1971 progettò Sticky Fingers, altro iconico album dalla copertina audace: sulla fotografia del paio di jeans era applicata una vera zip che, tirata giù, mostrava la biancheria sottostante.
Seguono Love you live (1977), in cui il disegno è basato su una sessione di 24 fotografie in cui i membri del gruppo cercano di divorarsi a vicenda, ed Emotional Tattoo (1982), un disco molto particolare. Esso è un bootleg, ovvero una registrazione non ufficiale pubblicata senza il consenso dell’artista. Si tratta di una produzione tedesca, un mix di registrazioni estrapolate da varie sessioni d’incisione in studio ed il titolo mischia due album precedenti degli Stones: Emotional Rescue (1980) e Tattoo you (1981). La copertina riporta uno dei dieci ritratti di Mick Jagger realizzati da Warhol nel 1975, l’assenza della sua firma sottolinea il carattere illegale del disco.
Degne di menzione sono due collaborazioni con Loredana Berté, per la quale Warhol firmò le copertine di Made in Italy (1981) e Jazz (1983) e si occupò della realizzazione del videoclip Movie, girato in chroma key negli studi della Factory.
Questi sono solo alcuni esempi dei lavori di Warhol nel campo musicale, per conoscere più a fondo l’argomento, consigliamo la lettura del libro, reperibile facilmente su Amazon.
Bianca Martinelli
Castelvecchi 2011
€ 11,20
















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