Black Mountain College: un modello di scuola da scoprire

Questa domenica vi presentiamo una scuola che ha rivoluzionato l’arte contemporanea americana, ma in generale tutte le discipline artistiche che vanno dalla musica, alla danza e anche alla poesia, tanto da trasformare e definire per sempre il panorama culturale dei nostri giorni; stiamo parlando del Black Mountain College. In Italia questa scuola non è molto conosciuta, anzi è ignota ai più, questo perché nel panorama scolastico italiano (ma potremmo dire anche europeo) si tende più a celebrare la Bauhaus, la quale sicuramente è stata la scuola d’arte e design che più di tutte ha influenzato l’arte, l’architettura, il design verso la tecnologia, il razionalismo e al funzionalismo come noi oggi li conosciamo. Come sappiamo tutti l’esperienza della Bauhaus si è interrotta violentemente nel 1933, dopo l’ascesa al potere dei nazisti, i quali ne decretarono la chiusura, definendo la Bauhaus un «covo di bolscevismo culturale», centro di diffusione dell’arte “degenerata”. A soli 14 anni di attività la scuola si chiuse, però nonostante la sua breve durata riuscì a rivoluzionare per sempre il contesto europeo e a diventare un punto di riferimento anche per gli artisti di oggi. Questa è l’idea che generalmente si ha della Bauhaus: una scuola che è stata costretta a chiudere a causa del contesto storico sfavorevole, ma che è rimasta nella memoria delle persone tanto da riemergere e a svilupparsi dopo la caduta del nazismo nei vari paesi europei. In realtà possiamo affermare che la Bauhaus, pur nonostante sia stata costretta a chiudere, abbia continuato a svilupparsi in un contesto molto più stimolante della povera Europa martoriata degli anni trenta, ovvero negli Stati Uniti e più precisamente nel Black Mountain College.

Il Black Mountain College non a caso sorse nel 1933, proprio nella data della chiusura della Bauhaus e nel periodo dell’ascesa al potere di Adolf Hitler in Germania, questo perché gli Stati Uniti volevano dimostrare concretamente il loro totale distacco da quanto stava avvenendo in Europa. Dal contesto europeo sfavorevole sicuramente la scuola ne beneficiò, in quanto molti degli  intellettuali e artisti, perseguitati nei loro paesi, giunsero al Black Mountain College come insegnanti o addirittura come studenti; tra questi ovviamente la maggiormente facevano già parte della Bauhaus. Tra gli europei che si trasferirono nel college, di cui è impossibile non citare i nomi, troviamo la coppia marito e moglie Josef Albers e Anni Albers. 

Per comprendere a fondo l’identità del Black Mountain College bisogna prima osservare il luogo in cui fu edificato il college, ovvero sui sui Monti Blue Ridge vicino ad Asheville. La località  sicurante era estremamente isolata ma pacifica, lontana chilometri dai tumulti e dalle violenze perpetuate in Europa, in sostanza un locus amoenus ideale per la meditazione e soprattutto eccezionale per lo sviluppo della sperimentazione artistica. La scelta del luogo isolato già ci fa comprendere il primo distacco dalla vecchia Bauhaus, che durante i suoi mille pellegrinaggi (la scuola cambiò più di una volta la propria sede), scelse sempre di collocarsi al centro delle varie città o quanto meno in luoghi ben collegati con il resto del mondo. Black Mountain College era un luogo dove perdersi, dove per un anno o anche solo per un’estate, si sospendevano i rapporti con l’esterno e si viveva unicamente per l’arte. Il college non era semplicemente una scuola ma una vera e propria comunità, dove il clima era assolutamente informale e collaborativo. 

Il Black Mountain College fu una scuola straordinariamente innovativa, forse a tratti più della stessa Bauhaus, la quale si dedicò totalmente allo studio dell’arte nelle sue varie espressioni. I suoi pionieri furono John Andrew Rice e Theodore Dreiser, i quali vollero a tutti i costi istituire una nuova concezione dell’educazione votata per sua natura alle sperimentazione e a un approccio interdisciplinare di tutti i saperi dell’arte. Al contrario della Bauhaus, la quale era una vera e propria accademia dove i lavori degli artisti venivano esaminati con estrema scrupolosità, nel Black Mountain College non esistevano voti, non c’erano tasse da pagare in quanto il progetto era interrante finanziato dallo stato, non esistevano corsi curricolari, tutti potevano partecipare a qualsiasi corso o al contrario partecipare soltanto a un corso, tutto a seconda delle proprie esigenze e volontà.

A mio avviso, l’aspetto più interessante e innovativo è stata la combinazione del concetto di istituto scolastico con la vita quotidiana degli studenti. Come accennato precedentemente, il Black Mountain College non era tanto una scuola ma una comunità, gli insegnati e gli studenti vivevano a stretto contatto tutti i giorni, si servivano a vicenda i piatti alla mensa, coltivavano assieme la terra, dormivano negli stessi luoghi e ballavano anche insieme nelle varie feste organizzate. Era un luogo carico di idee innovative, dove il confine tra arte e intrattenimento veniva tutte le volte valicato. Ogni giorno a pranzo erano in programma performance di poeti, attori, ballerini, cantanti o anche pittori che mostravano a turno i loro processi creativi, così tutte le volte il palco della mensa veniva animato da personalità di spicco, tutte riunite in nome dell’arte. Tale metodo di insegnamento innovativo, si ispirò al pensiero di John Dewey, il quale sostenne che democrazia ed educazione fossero profondamente collegate. Pertanto, il college non prevedeva gerarchie o distinzione tra alunni e professori, garantiva piena libertà nella scelta del percorso educativo e richiedeva un comune impegno per il sostentamento della scuola stessa.

Altro aspetto che ci tengo a sottolineare è che nel Black Mountain College non esistevano esclusioni di genere, alle donne era permesso partecipare a qualsiasi tipologia di corso. Al contrario, la partecipazione femminile era particolarmente esigua alla Bauhaus, nella quale la reale parità di genere era ben lontana dall’essere applicata nella pratica anche se teoricamente era stato permesso l’ingresso alle donne. Nella Bauhaus a molte donne venne negato l’accesso a qualsiasi tipo di corso; quelle che riuscivano miracolosamente ad entrare all’interno della scuola venne impedito di accedere ai corsi ritenuti più importanti (quali ad esempio pittura, incisione e design industriale) e furono quindi dirottate ai laboratori femminili, considerati di poco conto, quali ceramica, tessitura, rilegatura di libri. Al Black Mountain College questa disparità di genere era impensabile, proprio perché si trattava più una comunità che di un vero e proprio college; inoltre in molti casi furono le stesse donne a insegnare come Anni Albers, Suzi Gablik, Ruth Asawa, Jo Sandman, M.C. Richards, and Hazel Larsen Archer. In aggiunta al Black Mountain College non esistevano neanche questioni razziali, tutti erano ben accetti, insomma si era ben lontani dal rigore formale e arretrato della Bauhaus.

Tanti furono gli artisti che presero parte a questo fantastico progetto, molti di loro aderirono all’avanguardia in America tra gli anni Trenta e gli Anni Cinquanta, tra questi i più significativi furono Walter Gropius, Willem de Kooning, Robert Motherwell, John Cage, Robert Rauschenberg e Merce Cunningham, di cui nei prossimi giorni ne approfondirò la carriera. 

Il Black Mountain College purtroppo chiuse definitivamente nel 1957. Ormai la seconda guerra mondiale era conclusa da tempo e la funzione politica e ideologica del college non serviva più allo stato americano, per questo si decise di non sostenere più economicamente l’istituto. Il Black Mountain College chiuse proprio per la sua instabilità finanziaria e perché contava ormai un numero esiguo di iscritti. Sicuramente la sua fine ha decretato la conclusione di un’epoca, ma anche l’avvio di una nuova concezione dell’arte contemporanea e dell’istituzione scolastica.

Per concludere, a mio avviso, trovo la storia del Black Mountain College estremamente affascinate e unica nel suo genere. Sicuramente costituisce un modello che ancora oggi dovrebbe essere studiato e approfondito. In questi giorni difficili, in cui si parla molto di didattica a distanza, sorge spontaneo guardare al Black Mountain College come un modello ideale a cui ambire per riuscire a far appassionare i ragazzi all’arte e alla bellezza.

Vi consiglio inoltre la visione di questo video realizzato dalla TATE.

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