L’antica pittura romana: i Quattro Stili Pompeiani

Se avete mai visitato le antiche case romane dei siti come Pompei ed Ercolano avrete notato che alcune stanze hanno una decorazione molto semplice, a tratti quasi inesistente, mentre altre ne hanno una meravigliosa dando l’impressione che la parete si apra verso un cielo azzurro o un prato fiorito; altre ancora che ne presentano una bizzarra, quasi fantasiosa.

Ebbene tutte queste decorazioni, messe insieme, formano i cosiddetti Quattro Stili Pompeiani.

Ma andiamo con ordine! Torniamo indietro nel tempo, fino al 1882, quando un archeologo tedesco di nome August Mau con il VII libro del De Architectura di Vitruvio alla mano classificò la pittura ritrovata nella città di Pompei in quattro stili che possiamo collocarli in un arco temporale che va dal 150 a.C. (o età sannitica) fino al 62/79 d.C. ossia quando ci fu il terremoto a Pompei che portò poi all’eruzione del Vesuvio.

Iniziamo con il Primo Stile, datato dal 150 a.C. all’80 a.C.

È definito stile strutturale o dell’incrostazione ed era caratterizzato dal rivestimento della parete da un’imitazione in stucco delle lastre di marmo detto crusta, riproducendo il cosiddetto opus quadratum (opera quadrata).

Parlando di edilizia, gli antichi romani avevano diverse tecniche di costruzione che si adattavano nei diversi luoghi a dei materiali da costruzione più facilmente disponibili e avevano diverse denominazioni come per esempio: opus caemeticium costruito con il cementizio (malta mescolata in pietre); opus incertum costituito da pietre irregolare; opus reticolatum costituito da piccole piramidi con la base quadrata, detti tufelli, esposta.

L’opus quadratum era una tecnica che consisteva nella sovrapposizione di blocchi squadrati in forma parallelepipeda e di altezza uniforme.

Le pitture in primo stile si articolano nelle seguenti tre zone:

  • una fascia superiore decorata con cornici in stucco aggettante;
  • una fascia mediana, a sua volta tripartita, dipinta con i colori predominanti rosso e nero ma anche viola, giallo-verdi, con l’intenzione di imitare il marmo, il granito o l’alabastro;
  • un plinto, o zoccolo, di solito di colore giallo.
Casa di Sallustio, II sec. a.C. – Pompei
Casa di Sallustio, interno, II sec. a.C. – Pompei

La particolarità del Primo Stile, come potete vedere, è la chiusura della parete e la sua origine non è propriamente italica bensì ellenica, proveniente dall’Oriente e dall’Occidente del Mediterraneo, e la sua funzione era quella di imitare il materiale pregiato come il marmo così di impreziosire le facciate e le sale.

Parlando dell’area ellenica esempi di decorazioni parietali in stucco, le cui decorazioni sono diventate man mano più complesse (che ha influenzato anche l’arte romana) li troviamo nel II secolo a.C., specialmente nella seconda metà del secolo.

Per quanto riguarda l’Italia, oltre Pompei ed Ercolano altri esempi sono piuttosto limitati e purtroppo non furono molto valorizzati e studiati. Tra questi cito la decorazione del Tempio di Castore e Polluce nel Foro Romano dove nel 117 a.C. venne costruita una cella con pannelli in Primo Stile le cui maestranze furono sicuramente a contatto con quelle elleniche, oppure a Fregellae nel tempio di Esculapio o ancora a Roma nell’area sacra di Largo Argentina.

Secondo Stile, Villa dei Misteri – Pompei

Proseguiamo adesso con il Secondo Stile, che cronologicamente lo collochiamo tra l’80 a.C. e la fine del I sec. a. C.

Con questo stile abbiamo l’apertura della parete infatti è noto anche come stile architettonico o finto prospetto, reso ancora più realistico grazie a un gioco di luci e ombre; grazie a questa apertura parietale diventa molto di moda il tema paesaggistico infatti è di questo periodo, per esempio, il bellissimo affresco proveniente da Boscoreale, più precisamente dal cubicolo della Villa di Publio Fannio Sinistore, raffigurante un paesaggio urbano a cui ne segue (sulla parete più corta) uno naturalistico.

Villa di Publio Fannio Sinistore, cubicolo, paesaggio urbano – Boscoreale
Villa di Publio Fannio Sinistore, cubicolo, paesaggio naturalistico- Boscoreale

A tema paesaggistico merita una menzione anche la Casa di Via Graziosa sull’Esquilino, resa famosa dagli affreschi collocati originariamente sulla parte alta dell’ambiente principale raffiguranti alcuni episodi dell’Odissea usando il modello a pinakes, ossia delle tavolette dipinte create come ex-voto che potevate ammirare appese nei santuari.

Casa di Via Graziosa, episodi dell’Odissea – Roma

Un’altra particolarità di questo Stile è, come ci racconta lo stesso Vitruvio, la rappresentazioni di scene in cui cominciano a comparire figure umane in stile comico, satirico e tragico così come le megalografie, ossia figure ad altezza naturale. L’affresco della Villa dei Misteri, che trovate all’interno di ogni libro d’arte, è una megalografia appartenente al Secondo Stile e raffigura su un lato corto Bacco e Arianna mentre nei lati lunghi un rito misterico… da qui il nome della Villa.

Affresco della Villa dei Misteri – Pompei

Proseguiamo ancora con il penultimo stile, il Terso Stile Pompeiano, datato dalla fine del I sec. a.C. fino all’età dell’imperatore Claudio (41-54 d.C.).

Questo stile è il più fantasioso ed è noto come stile ornamentale in quanto la parete ritorna chiusa: viene meno la tridimensionalità e le strutture assumono una forma piatta diventando monocromatiche. Caratteristiche, inoltre, diventano le raffigurazioni di candelabri, sfingi ed elementi vegetali.

Casa della Farnesina, cubicolo B – Roma

L’affresco della Casa della Farnesina, a Roma, ne è un esempio lampante: la zona centrale della parete è caratterizzata da una raffigurazione mitologica (alcune volte poteva essere di tipo teatrale, altre erotiche) come se fosse un quadro appeso all’interno di un tempietto dalle colonne esili e ai lati due sfingi fungono da supporti per due pinakes, le tavolette di cui ti parlavo prima.

Casa del Bracciale d’Oro – Pompei

Non mancano le raffigurazioni naturalistiche, come per esempio quella all’interno della Casa del Bracciale d’Oro a Pompei dove a caratterizzare la maggior parte della parete è un giardino rigoglioso popolato da diverse tipologie di uccelli in cui non mancano elementi del Terzo Stile come per esempio le due erme ai lati del catino che fungono da supporto per due pinakes mentre due maschere teatrali pendono dal soffitto.

Casa del Principe di Napoli – Pompei

Tra il 54 d.C. e il 79 d.C. e le case dei romani vengono decorate dal cosiddetto Quarto Stile Pompeiano, detto anche stile dellillusionismo prospettico. A Pompei però le cose non stanno andando bene: il 62 d.C. è un anno infausto in quanto un terremoto danneggia la città: un segnale di avvertimento da parte del Vesuvio che nel 79 d.C. seppellirà sotto una pioggia di lapilli Pompei, Ercolano, Stabia e le zone limitrofe.

Guardando l’esempio proposto possiamo notare che il Quarto Stile sia il più bizzarro in quanto propone delle architetture puramente decorative caratterizzate dalla bidimensionalità e, come con il Terzo Stile, tornano di moda i candelabri, le figurine decorative, gli elementi vegetali e le pinakes nel centro della parete.

Domus Aurea – Roma

Esempio di Quarto Stile fuori dalla Campania lo troviamo a Roma nei resti della Domus Aurea costruita dall’imperatore Nerone a partire dal 64 d.C. successivamente al grande incendio. Nelle sale scoperte dagli archeologi troviamo le pareti decorate con animali fantastici, candelabri esili che sorreggono dei piccoli quadri raffiguranti dei paesaggi e delle sottili strutture architettoniche. Quest’ultimo stile viene accostato al Barocco proprio per questo effetto ricco quasi pomposo.

Il Quarto Stile, inoltre, è quello utilizzato anche nell’era moderna grazie al Rinascimento, epoca in cui nella capitale celebri pittori come Raffaello copiavano e ricreavano la decorazione a “grottesche” chiamate così perché la parte della Domus Aurea scoperta era sottoterra e aveva l’aspetto di una grotta.

Il dio Bacco con alle spalle il Vesuvio – Pompei

Pubblicato da Ambra C.

"Fa quello che ti piace e non lavorerai neanche un minuto nella tua vita" e allora perché non fare della tua passione un qualcosa da condividere con gli altri? Educatrice di professione, adoro leggere, viaggiare...e ovviamente la sirenetta Ariel! Benvenuti dunque nel primo shop online dedicato interamente alla Sirenetta e al suo mondo.

Una opinione su "L’antica pittura romana: i Quattro Stili Pompeiani"

  1. Leggendo il libro di Massimo Osanna “POMPEI IL TEMPO RITROVATO . le nuove scoperte” mi imbatto
    frequentemente nel I Stile. Vi sono grato per avermi dato la possibilita’ di approfondirne il significato,
    Luigi Ghezzi da Melbourne.

    "Mi piace"

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora