“molti si sentono spettatori della democrazia”
Shepard Fairey
Nell’ultimo decennio la street art ha subito un’enorme rivalutazione, passando da vandalismo a riqualificazione urbanistica. Molti sono gli artisti che operano per la strada, regalando vere e proprie opere d’arti alle varie città del mondo. Famosissimo è il caso Bansky, che con la sua stancil art ha conquistato non solo l’amore e il supporto del pubblico, ma anche le più grandi case d’aste. Fra i grandi artisti di street art americana c’è anche Shepard Fairey, meglio conosciuto come OBEY, che della sua arte ne ha fatto un veicolo dei suoi pensieri e dei suoi valori. In occasione della duplice mostra italiana, Genova Palazzo Ducale e Roma alla Galleria d’arte moderna, ripercorriamo la carriera di Shepard Fairey dalla nascita di Obey fino ai giorni nostri. Famoso per i suoi stickers, Obey veicola la sua arte tramite murales, stencil, serigrafia mista al collage. La scelta della serigrafia inizialmente fu dettata dalla poca disponibilità economica dell’artista, in seguito continuò a usarla perché gli piacque l’idea di poter riprodurre più volte una sua opera.
Classe 1970, Shepard Fairey nasce e cresce in un paese conservativo della Carolina del Sud. Nel 1984 si avvicina all’ambiente dello skate e del punk rock, che gli fecero scoprire il mondo underground, da cui fino ad allora era stato lontano. Dopo l’ingresso in questo ambiente cominciò a creare stickers e home made t-shirt di band e per il mondo dello skate.

Nel 1989 realizzò gli sticker di Andre Giant, un wrestler francese. Gli stickers avevano come soggetto la faccia del wrestler con la dicitura “Obey the Giant has a Posse”, un in-joke rivolto alla cultura dello skate. Questi vennero creati per “sbaglio”: infatti era solo un esperimento mentre Shepard insegnava a un suo amico a fare gli stickers. Gli adesivi vennero distribuiti clandestinamente per Providence e gli Stati Uniti orientali.
Dopo la realizzazione dello sticker, con un paio di suoi amici, realizzò uno “scherzo” mettendo la faccia di Giant nel poster elettorale di Cianci per l’elezione a sindaco di Providence. L’impatto che creò questo episodio lo fece riflettere sul potere delle immagini e le relative interpretazioni, ma soprattutto realizzò di avere la possibilità di poter fare la differenza.

Da questo momento Shepard prende consapevolezza del potere dell’arte e comincia un percorso di arte impegnata, non politicamente in quanto l’artista non ha molta fiducia nel sistema politico americano, ma da un punto di vista morale, cercando di risvegliare le menti addormentate degli americani rendendoli partecipi della realtà in cui vivono.

Nel 1988 esce il film “They Live”, diretto da John Carpenter, che entrò subito nella cultura underground impressionando molto Shepard Fairey. In una scena del film, la protagonista indossando degli occhiali da sole scopre il mondo per com’è: in bianco e nero, le persone sono alieni con l’aspetto di scheletri, ma soprattutto riesce a vedere i messaggi subliminali dei media obey, consume, reproduce, and conform. La parola Obey colpisce a tal punto Shepard Fairey che decide di utilizzarlo nei suoi lavori, creando degli stickers propagandistci riutilizzando la faccia di Andre the Giant.
Dopo questa campagna “propagandistica”, cominciò a realizzare dei lavori di critica politica utilizzando immagini storiche. Questo è il caso del poster contro la guerra in Iraq, dove Fairey utilizzò il disegno del poster di Yellowstone Park, un simbolo e una metafora nella quale la gente potesse facilmente riconoscersi. Utilizzò qualcosa di familiare, cambiando completamente lo scenario, facendo dell’arte visiva uno strumento per illuminare le persone.


Prima di parlare del caso Hope, poster con soggetto Obama che influenzò la campagna elettorale del 2008, ci soffermiamo sui valori di Shepard Fairey che immortalò nella bandiera americana. Questi lavori sono ispirati a Jasper Jones, esponente del New Dada e primo artista a utilizzare la bandiera americana nell’arte. Shepard Fairey dispone la bandiera trasversalmente e trasforma le stelle, rappresentanti gli stati americani, in simboli in cui l’artista stesso crede fermamente: ambientalismo, pacifismo, rock and roll, proponendo un’interpretazione ed evoluzione di un simbolo univoco.
First flag 2010; Minimal flag 2018; Red flag 2017, realizzata per l’Indipendance day



Hope Poster
Anche se Shepard Fairey non ha mai voluto fare della campagna elettorale, questo lavoro è diventato il simbolo della corsa alla casa bianca di Obama. La realizzazione dell’opera ha le sue radici nel 2004, quando Barak Obama parlò alla convention democratica. Le tematiche affrontate da Obama toccavano le questioni care a Fairey, contro la guerra ed energie rinnovabili, facendolo apparire agli occhi dell’artista una persona genuina. Nel 2006 il fotografo Mannie Garcia scatta una foto a Obama durante una conferenza, che venne presa come spunto per il famoso poster di Obey. Durante OffSet del 2012, Obey dichiara che il poster non venne creato per la campagna elettorale, certo dopo anni di presidenza di Bush, fortemente criticato dall’artista, per Obey Obama rappresentava il progresso, il cambiamento e la speranza di un’America nuova con una nuova morale ed etica. Volutamente vengono usati i colori americani (blu, bianco e rosso), dando un senso iconico al poster. Fu così che il poster divenne virale e Obey guadagnò un’audience mainstream.



Nel 2011 Obey riprende i colori e Hope cambiando il soggetto e la causa: Occupy Wall Street. Il movimento di contestazione pacifica, nato a settembre del 2011, denuncia gli abusi del capitalismo finanziario protestando contro l’iniquità economica e sociale sviluppatasi dopo la crisi economica. Il nome è un obiettivo simbolico in quanto Wall Street rappresenta la sede della borsa l’epicentro dell’economia.


Fairey nelle sue opere tratta dei temi volti a risvegliare la coscienza delle persone, rendendoli consapevoli della realtà che li circonda. Nei suoi lavori le tematiche più trattate sono la guerra, la salvaguardia dell’ambiente, i diritti umani e la democrazia.
Against War
Tante sono le stampe contro la guerra, come la stampa illustrata in precedenza contro la guerra in Iraq. Di seguito illustreremo alcuni lavori che trattano questa tematica.

Proud Parents
Questa stampa venne concepita durante il secondo mandato di George W. Bush. Nella serigrafia, dal gusto vintage, è raffigurata una coppia che tiene una bomba al posto del bambino. L’ottimismo della coppia è incorniciato da giochi di parole che evidenziano il loro futuro. Una metafora del governo americano che investiva la maggior parte delle sue risorse economiche nelle forze armate invece che nell’istruzione.

War by number
Interessato dal continuo senso di terrore degli americani. Obey si ispira alla pubblicità del 1964, dove al countdown di una bambina seguivano esplosioni nucleari, per la realizzazione di War by numbers. In questo ritratto vediamo come protagonista una bambina che tiene in mano una granata come se fosse una bambola. Il contrasto fra la dolcezza della bambina, che potrebbe essere una possibile vittima come una possibile salvatrice, con gli aerei e l’arma fra le mani è disarmante.
Environment
Negli ultimi anni abbiamo sentito molto parlare di ambiente, dal riscaldamento globale, gli OGM, lo sfruttamento e inquinamento dell’acqua. Fairey fa dei suoi lavori un mezzo per diffondere temi ecosostenibili e la situazione di crisi in cui è il nostro pianeta.

Power Up Windmill
Fairey crede molto nell’energia rinnovabile, unica possibilità per l’America di raggiungere l’indipendenza energetica, soprattutto nell’energia eolica. Questa stampa venne realizzata nel 2009 per la Cover September in Windmills Campaign, per sensibilizzare le persone a pensare a un’energia pulita in America. I colori utilizzati sono il blu, bianco e rosso, gli stessi di Hope, una scelta ponderata per far leva sul senso di patriottismo americano.

Mother nature on the Run
Il titolo è preso dalla canzone After the Gold Rush di Neil Yung, che viene incorporato armoniosamente nell’opera. La stampa si riferisce a due tematiche: la modificazione genetica degli alimenti e il disgregarsi del delicato equilibrio della terra.






Human Rights
Molte opere sono state realizzate da Obey per i diritti umani: dai famosi ritratti degli attivisti afroamericani (come l’iconica stampa di Angela Davis), i poster per la riforma sull’immigrazione e i ritratti della Birmania, per denunciare la situazione politica controllata dai militari.






Democracy
Le opere di Obey cercano di rendere cosciente chi guarda, di risvegliarlo dal torpore mettendolo di fronte la realtà e spingerlo a dire la sua, in quanto diritto. Infatti le opere che si possono ricollegare alla tematica della democrazia americana vanno dalle stampe critiche come le banconote che mostrano la doppia faccia del capitalismo alla campagna per le elezioni, in cui Fairey richiama al voto gli americani in quanto diritto e dovere.
images courtesy of Shepard Fairey



