Milanese classe 1964, Elisabetta di Maggio è una delle artiste più importanti del panorama italiano. A Venezia inizia la sua prima formazione artistica, diplomandosi all’Accademia delle Belle Arti; successivamente frequenterà a Como il Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione A. Ratti.
Vive e lavora da tempo in Laguna, dove, nel 2018, ha esposto il suo ultimo lavoro dal titolo Greetings from Venice, una immensa installazione site specific, in cui ridisegna le superfici calpestabili del quarto piano del celebre Fondaco dei Tedeschi, evocando un importante capitolo della storia dell’edificio antecedente al restauro. L’opera, in collaborazione anche con alcuni studenti del Liceo Artistico Marco Polo di Venezia, ricollegandosi ai mosaici della Basilica di San Marco e ai loro disegni, era realizzata con 100.000 francobolli. I francobolli utilizzati sono tutti usati, hanno “viaggiato” in ogni parte del mondo, e nella sala si ricomponevano in una nuova geografia, dando luogo ad una rete fatta dei frammenti di vita e di storie da raccontare.


I visitatori, camminando in sala, vedevano fiorire sotto i piedi accostamenti cromatici, e geografici: un omaggio anche alle ex Poste Centrali attive nel Fondaco dei Tedeschi fino, appunto, al restauro sopracitato, e un espediente per mantenere viva la memoria dei luoghi. La trama di francobolli si ergeva a simbolo del tempo e dello spazio, rammentando, con una delicatezza sopraffina, che l’incedere verso il futuro è più sicuro e risoluto se il terreno sul quale si cammina conserva la memoria del passato, lontano ma al contempo recente.
Da quest’opera si può già avere un quadro chiaro delle tematiche trattate dell’artista naturalizzata veneziana: l’importanza della manualità come fondamento dell’opera d’arte e il concetto di tempo declinato in tutte le sue forme.Il gesto manuale ritorna fondamentale nella produzione dell’opera, perché simbolo di connubio tra la tradizione artigiana, che ci è stata tramandata e che ha contribuito a rendere unici molti luoghi, e il tempo di realizzazione, che per l’artista diventa una condizione imprescindibile e concettuale.
Un altro tema importante della ricerca di Elisabetta di Maggio sono le reti di comunicazioni, necessarie a trasmettere informazioni. Le sue opere evidenziano le strette connessioni esistenti tra trame e circuiti, griglie e reticoli, che fanno parte della nostra esistenza entro cui spendiamo il nostro tempo e la nostra quotidianità. Elisabetta infatti, prende i soggetti partendo proprio dal mondo reale, basandosi ad esempio sulle illustrazioni, che possono essere antropologiche, botaniche o urbanistiche.


RATP (Paris metro) , 2010 , carta tagliata a mano, spilli ; Città, 2012, vetro intagliato.
Altra fonte di ispirazione sono ricami, disegni di tappezzerie e arazzi che appartengono ad un quotidiano più domestico. In tutte le tematiche trattate il suo lavoro assume il senso di una riflessione metaforica sul nostro esistere come parti di un tutto, dal quale è difficile distaccarsi, ma che al contempo ci garantisce un senso di movimento e fecondità nel mondo.
Per le sue opere la Di Maggio predilige materiali semplici, che pazientemente e finemente vengono intagliati, impreziositi e incisi, e sono in grado di riprendere vita sotto altre forme. L’artista generalmente opera con un bisturi chirurgico su fogli di carta velina, foglie di vegetali di varie dimensioni e tipologie, saponi e altre superfici, incluso l’intonaco dei muri. Il minimo comune denominatore di tanta varietà sta nella volontà di visualizzare gli schemi segreti nei quali si struttura la materia vivente, con lo scopo di scoprire quali forme assume la natura nel suo dilatarsi e organizzarsi.



Traccia, 2009, filo di seta rosso cucito a mano su carta; Traccia (particolare), 2009, Senza titolo05, 2007, muro in gesso tagliato a mano con bisturi.


Victoria, 2012, Nymphaea Victoria Regia (foglie) essicate e tagliate a mano con bisturi. Generale e particolare.
Elisabetta di Maggio ha esposto in numerose mostre collettive, come, solo per citarne alcune, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (PAC) nel 2005, la Quadriennale di Roma nel 2008, il MAMBO di Bologna nel 2013, il National Centre for Contemporary Art di Mosca nel 2015. Tra le sue personali invece, riportiamo quelle tenute alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia nel 2012 alla Fondazione Querini Stampalia della stessa città nel 2017 e quella già citata al Fondaco nel 2018.
Sicuramente un’artista che stupisce sempre sia per la sua maestria che per il concetto pensato dietro ogni opere d’arte, e che non vediamo l’ora di rivedere in anzione.