Le illustrazioni della Divina Commedia nel Settecento

Sin dal suo esordio nel Trecento, la Divina Commedia è stata illustrata da un’infinità di artisti. La ricchezza di ambientazioni, tematiche e personaggi, ha dato slancio al’immaginazione fino ancora ai nostri giorni.

Nel Settecento, secolo conteso tra il neoclassicismo e il romanticismo, tre artisti si sono distinti per le loro illustrazioni, così profondamente diverse tra loro.

Si tratta di due artisti inglesi, Flaxman e Blake, e uno svizzero trapiantato in Inghilterra, Füssli.

Mentre Füssli e Flaxman passarono un periodo in Italia, meta fondamentale per tutti gli artisti del tempo (che facevano il cosiddetto Grand Tour), Blake non si mosse mai dalla patria inglese. Füssli prese ispirazione dal poema dantesco per creare dipinti e disegni dominati dalle emozioni e da atmosfere cupe, egli non creò delle illustrazioni appositamente per una pubblicazione. Diversa è la situazione di Flaxman, che produsse 110 illustrazioni per Thomas Hope, e Blake, che realizzò 102 acquerelli commissionati da Linnel nel 1824.

Per capire bene la distanza dai 3 artisti, la cosa migliore è confrontare le loro opere.

Iniziamo con uno dei passi più belli e noti dell’Inferno: Paolo e Francesca.

Füssli sceglie l’episodio dell’omicidio, perpetrato dal marito di Francesca, Gianciotto, che sorprende i due amanti a baciarsi. I versi che hanno ispirato l’opera sono chiari:

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense".
[...]
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.

Füssli utilizza una luce drammatica, che illumina il volto scosso dalla rabbia di Gianciotto, che con occhi spalancati osserva il tradimento e si prepara a tirare fuori l’arma. I due amanti si cingono stretti, il petto di Francesca è illuminato, così come il suo viso, accentuando il peccato di lussuria.

Diversa è la proposta di Flaxman: con il suo caratteristico stile lineare raffigura un bacio piuttosto casto, Paolo sfiora la guancia di Francesca che sembra come ritrarsi. Dietro una colonna si vede Gianciotto che con aria grave guarda la scena.

Una terzina iconica ha ispirato la rappresentazione delle anime dei lussuriosi:

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Füssli nel suo taccuino italiano utilizza inchiostro nero e grigio per delineare le figure: Paolo e Francesca si stringono, in una posa che ricorda l’Apollo e Dafne di Bernini, risucchiati dal vortice dei lussuriosi. Virgilio distoglie lo sguardo, mentre Dante, caduto come corpo morto cade, è nudo e non si vede il suo viso.

La stessa scena è ben più tranquilla in Flaxman, Dante è steso a terra rigidamente, mentre Virgilio si china su di lui, Paolo e Francesca se ne vanno, coprendosi il viso per la vergogna.

Passiamo ora all’acquerello di Blake: i lussuriosi sono risucchiati in un vortice che sembra quasi un corso d’acqua, i corpi si mischiano trasportati senza fine. Dante, ancora una volta, è steso e Virgilio lo osserva in piedi. Blake sceglie di rappresentare una sorta di redenzione per Paolo e Francesca: i due amanti sono abbracciati dentro un cerchio di luce.

Passiamo ora al canto XXIV, quello dei ladri.

Tra questa cruda e tristissima copia
correan genti nude e spaventate,
sanza sperar pertugio o elitropia: 
con serpi le man dietro avean legate;
quelle ficcavan per le ren la coda
e ’l capo, ed eran dinanzi aggroppate.                        

Il disegno di Füssli è chiaramente ispirato al Serpente di bronzo della lunetta nella cappella Sistina. Come i corpi di Michelangelo, anche in Füssli si divincolano sinuosi e ammassati.

Flaxman si ispira a un modello c illassico: il Laocoonte. I suoi ladri sono stretti da serpenti, cercando di slegarsi senza successo. Lo stile lineare fa assomigliare le figure a delle statue classiche, definendo bene i muscoli.

Ancora diversa è la rappresentazione di Blake, nella quale ci sono figure femminili incurvate in modo innaturale. Egli sceglie di dedicare un acquerello ad uno dei personaggi: Vanni Fucci, la “bestia” di Pistoia. Il suo peccato fu quello di rubare degli arredi sacri da una chiesa, per il cui crimine venne incolpato un innocente.

L’uomo, nudo, è in piedi e maledice il cielo, mentre dei serpenti lo avvolgono e Dante e Virgilio osservano spaventati.

Uno dei soggetti che può far capire meglio la distanza stilistica dei tre artisti, è il mostro Gerione.

In Flaxman è una specie di mostro marino, con in groppa Dante e Virgilio che si stringono. Quello di Blake è più onirico, sembra una chimera, il viso è dolce, in contrasto con la sua natura. Decisamente più assurdo è il disegno di Fussli: Gerione ha il viso di un uomo, forse il ritratto di qualcuno che non stava molto simpatico al pittore… Dante e Virgilio salgono in groppa con grande sforzo e il movimento è concitato, la coda di scorpione si staglia minacciosa.

È interessante notare che mentre i modelli di Flaxman sono principalmente classici, per rappresentare il gigante Anteo si rivolge a Michelangelo e al suo Mosè, dal quale riprende la posizione delle gambe e del viso, modificando leggermente le braccia.

Concludiamo l’Inferno con un altro passaggio fondamentale: il conte Ugolino.

Queta’mi allor per non farli più tristi;
lo dì e l’altro stemmo tutti muti;
ahi dura terra, perché non t’apristi?

In Füssli il conte e i figli sono esasperati, tre di loro sembrano già morti e il conte in posizione centrale fisse con occhi vacui oltre a sé. Tiene sulle gambe uno dei figli che si accascia senza vita, ricordando una Pietà. Alla sua destra, un figlio è ancora in vita, ma si china senza forze a fissare il vuoto.

Flaxman rappresenta due momenti della narrazione: la cattura e il cannibalismo. Nella prima illustrazione alcune guardie, capeggiate da un vescovo, accompagnano i prigionieri al luogo della pena, mentre nella seconda il conte è chino sui figli, con gli occhi spiritati e la bocca aperta in un ghigno. L’ambientazione è scarna, le linee orizzontali danno l’idea che ci sia una cella.

Ancora diversa è l’idea di Blake, che propone una composizione simmetrica: Ugolino è al centro, i suoi quattro figli sono ancora vivi, seppur sofferenti, mentre in alto ci sono due angeli. Blake, così come fece nel caso di Paolo e Francesca, inserisce nell’illustrazione i suoi pensieri: questi due angeli avrebbero il significato di “redenzione”, come se secondo l’artista la presenza del conte all’Inferno sia ingiusta e in qualche modo lo vorrebbe perdonare.

Passiamo ora al Purgatorio, precisamente al canto V. Il personaggio presentato è Bonconte da Montefeltro, anima che era destinata all’Inferno, ma che in punto di morte si pentì in estremo.

Io dirò vero e tu ‘l ridì tra’ vivi:
l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno
gridava: "O tu del ciel, perché mi privi?
Tu te ne porti di costui l’etterno
per una lagrimetta che ‘l mi toglie;
ma io farò de l’altro altro governo!". 

Füssli crea un momento drammatico, in cui il corpo nudo di Bonconte cade da una cascata, mentre un demone cerca di afferrarlo. Dall’alto cala una luce che ruba l’anima e la porta in cielo, accecando il demone che cerca di coprirsi il volto con la mano. Fussli sembra ispirarsi all’affresco di Luca Signorelli nella Cappella di San Brizio, in cui i dannati sono condotti verso la dannazione dai demoni, in una varietà di pose.

Ben più calma l’illustrazione di Flaxman: Bonconte viene condotto in cielo da un angelo, mentre il demone si ritrae in basso spaventato. Il bene trionfa chiaramente sul male.

Per quanto riguarda il Paradiso, non troviamo esempi di Füssli, evidentemente lo ispiravano di più le tematiche forti e drammatiche dell’Inferno. Proponiamo dunque un bellissimo acquerello di Blake: Beatrice mostra la via a Dante.

Beatrice è in piedi su un carro onirico trainato da un grifone, intorno a lei ci sono i simboli dei quattro evangelisti. In basso sono riconoscibili le allegorie della Fede, vestita di bianco, della Speranza, in verde, e della Carità, in rosso.

Una delle illustrazioni più interessanti di Flaxman è l’ultima, che rappresenta Dio.

Ne la profonda e chiara sussistenza
De l’altro lume parvermi tre giri
Di tre colori e d’una contenenza;
e l’un da l’altro come iri da iri
parea reflesso, e ‘l terzo parea foco
che quindi e quindi igualmente si spiri.
[…]
Dentro da sé, del suo colore stesso,
mi pare pinta de la nostra effige:
per che ‘l mio viso in lei tutto era messo.

Flaxman, con lo stile minimale che lo contraddistingue, attraverso linee dritte e puntini riesce a rappresentare fedelmente le parole di Dante. I tre cerchi concentrici, con questa tecnica, danno l’impressione di movimento e grandezza.

Concludiamo il nostro viaggio con altre due opere di Füssli: due teste di dannato. Da una di queste, Blake ne trasse un’incisione. I due pittori erano amici, seppur la loro visione artistica e religiosa era assai diversa.

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